mercoledì 1 luglio 2015

Priorità di Diaframma - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
La modalità di scatto con Priorità di Diaframma non è mai stata tra le mie preferite. Bisogna avere molta pratica sulle spalle per riuscire a sfruttarla al meglio, e devo ammettere che ho sempre preferito ottenere effetti simili (non analoghi, si intenda) usando focali più lunghe.

Il Diaframma è quella parte dell'obiettivo che funge da iride. Esso può essere aperto o chiuso per consentire un maggiore o una minore quantità di luce. Ciò consente, determinato un certo tempo di scatto, di ottenere una corretta esposizione del soggetto, e di conseguenza ottenere la foto che si desidera. L'immagine qui sotto vi può dare un'idea di come funziona questa importante componente dell'obiettivo.


Scattare una fotografia in modalità Priorità di Diaframma fa sì che il fotografo possa scegliere autonomamente l'apertura del suddetto, lasciando poi alla macchina l'incombenza della messa a fuoco, e della scelta dei tempi di scatto.

Questa opzione è interessante perché permette al fotografo di scegliere l'ampiezza della profondità di campo, ovvero dell'area nitida attorno al soggetto che si desidera fotografare. Solitamente quest'area si estende per un terzo davanti al soggetto, e per i restanti due terzi dietro al soggetto.


Un diaframma più chiuso (valori alti) consente una maggiore estensione della profondità di campo, e viceversa, un diaframma più aperto (valori bassi) va a ridurre l'estensione succitata. Ciò va a impattare sulla foto creando uno sfondo nitido per i diaframmi più chiusi, e sfuocati per i diaframmi più aperti.
Giocando tra i valori di diaframma è possibile manipolare la nitidezza delle immagini, facendo sì che solo la parte desiderata sia perfettamente a fuoco, mentre il resto abbia quel quid di sfumato che rende le immagini più calde e romantiche.

Ho voluto mettere in pratica la cosa facendo due scatti. 

Il soggetto non è tra i migliori, non fateci caso. Ammetto che ho realizzato queste foto un po' di fretta, in previsione di questo post, e non sono propriamente il meglio, del meglio, del meglio. Ciò che ho voluto mettere in mostra è l'effetto che si genera cambiando l'apertura del diaframma, per cui concentriamoci su questo dettaglio.

La prima foto è stata realizzata con una apertura piuttosto ampia, un F/22 con ISO400 e 5 secondi per lo scatto. Il punto di messa a fuoco è più o meno al centro dello schermo del cellulare. Come si può notare lo sfondo è piuttosto nitido, si nota la trama del tappeto, e il telecomando della televisione diventa via via più sfumato mano a mano che si allontana dal telefono (forse è su questo oggetto che si nota meglio l'effetto), i tasti più vicini al soggetto sono perfettamente leggibili, quelli più lontani sono solo intuibili. Questo avviene dietro al punto di messa a fuoco, ma anche davanti la nitidezza è pressoché perfetta, tanto che si notano bene anche le scalfitture sui bordi del telefono.

La seconda foto è stata realizzata con una apertura stretta, un F/5.6 con ISO400 e 1/3 di secondo per lo scatto. Stesso punto di messa a fuoco, ma immagine totalmente diversa. Se al centro il cellulare è perfettamente a fuoco, possiamo notare che si son persi molti dettagli alle sue spalle. La trama del tappeto non è più visibile, e il telecomando diventa via via più sfumato mano a mano che si allontana dal telefono, ma già in vicinanza del telefono i tasti non sono interpretabili. Davanti al punto di messa a fuoco accade lo stesso, mano a mano che ci avviciniamo al bordo inferiore della foto i dettagli sfumano, tanto che le scalfitture sul bordo del telefono sono solamente intuibili (e probabilmente solo perché le abbiamo già viste nell'altra foto, altrimenti potremmo scambiarle per dei riflessi).

Un piccolo dettaglio. Oltre alla correzione dei tempi fatta manualmente, ho impostato la macchina per far sì che l'autofocus misurasse l'esposizione in un solo punto. L'uso di una misurazione a matrice, o della misurazione valutativa, nel caso della seconda foto, non porterebbe al risultato sperato, e produrrebbe una immagine eccessivamente sovraesposta e inutilizzabile.

Perché usare questa tecnica? Per dare maggior risalto al soggetto, mettendolo al centro dell'attenzione evitando che dettagli secondari possano sviare l'osservatore da quanto gli vogliamo trasmettere. E' perfetta per i ritratti, anche se risultati simili si possono ottenere anche con uno zoom a focale lunga, stando un po' più lontani dal soggetto. Usare la Priorità di Diaframma impone la presenza di un cavalletto, per lo meno in condizione di luce non ottimali (come nelle foto d'esempio presenti in questo post), perché i tempi di scatto si possono allungare, e si rischia di ottenere una foto mossa.


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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