giovedì 8 giugno 2017

400 Days - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Film di questo tipo ne ho già visti parecchi, alcuni efficaci, altri così così, altri ancora da dimenticare. 400 Days si trova nel gruppo dei così così, un po' più sbilanciato verso l'efficace piuttosto che nell'altro senso.

Il tema trattato è sempre quello dell'esperimento scientifico, del gruppo di persone tenuto isolato per un certo periodo - in questo caso 400 giorni - per motivi più o meno vari. In questa pellicola l'idea è quella di valutare la capacità di quattro individui, quattro astronauti, di vivere in uno spazio ristretto per 400 giorni, in previsione della prima missione esplorativa umana su un asteroide. Gli elementi dell'equipaggio sono il Capitano Theo Cooper, il dottor Emily, Bug Kieslowski, e Cole Dvorak. Note a margine: tra Cooper ed Emily c'era una relazione affettiva chiusa da poco; Bug ha perso il figlio da poco; Cole ama le riviste porno.
L'intera missione è monitorata h24, ovviamente, e per garantire che l'esperimento non venga disturbato in alcun modo, la 'capsula', ovvero la simulazione di habitat che corrisponderà esattamente alla nave che sarà spedita nella fascia degli asteroidi, è sepolta sotto terra, ed è accessibile solo attraverso una botola che simula in tutto e per tutto i sistemi di aggancio standard delle navette spaziali. In più, l'intero habitat sarà alimentato a energia solare, con pannelli analoghi a quelli che avrà la vera astronave.
L'esperimento sembra funzionare, con alti e bassi, fino a pochi giorni dalla fine. Il giorno numero 379 accade qualcosa di sbagliato. Il sistema di purificazione dell'aria non funziona più a dovere... e si scopre che ciò è dovuto a un clandestino, un uomo in pessime condizioni fisiche, mezzo nudo, che si nasconde nell'impianto di areazione, e che si è introdotto nell'habitat a loro insaputa. I quattro astronauti, seguendo questo clandestino nella sua fuga attraverso i cunicoli, finiscono per uscire dalla simulazione e... Il mondo è cambiato parecchio da quando tutto ha avuto inizio. E' buio, un buio innaturale. L'intera struttura è coperta di polvere lunare. L'atmosfera è satura di polvere. C'è qualcosa di davvero anomalo... Per questo motivo tutti e quattro decidono di abbandonare l'habitat per cercare di capire cos'è successo e... In breve tempo si troveranno nei guai.

Il film funziona bene fino a pochi minuti dal suo finale. E' fantascienza, ma anche dramma, e anche thriller, se non addirittura horror. La struttura ha buone fondamenta, per quanto si noti che non sia un film dal budget elevato. No, non ci sono alieni assassini, né spettri, né altre forme estranee a ciò che ben conosciamo. E' l'animo umano ad essere raccontato, quello di quattro cavie, di quattro persone poste di fronte a ostacoli che mai avrebbero immaginato.
Il difetto è il finale ambiguo. Senza spoiler è difficile affrontare l'argomento, ma è evidente che ciò che avviene negli ultimi minuti di girato è a dir poco fuorviante. Sembra quasi che lo sceneggiatore non abbia trovato un buon modo per chiudere una vicenda costretta a franare verso una tragedia senza vie di scampo. E' un lieto fine? E' l'ennesima beffa? Io sono ancora lì a pensarci.  




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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