domenica 7 febbraio 2016

La Guerra di Linda (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«Abitavo in quella casa». Simone aveva messo il fucile a tracolla e osservava un rudere di mattoni che si ergeva ancora faticosamente sul terreno coperto di macerie «Proprio lì c'era un pino. Era alto almeno dieci metri. Ricordo che arrivava fino alla finestra della mia camera. Non era la mia camera. Ci dormivo con tutti i miei fratelli, chissà dove sono ora...». 
John osservava il suo compagno mentre riviveva piccoli frammenti di un passato ormai lontano. La guerra imperversava da dieci anni. Gli americani la chiamavano Terza Guerra Mondiale, World War III, WW3. In Europa invece, veniva chiamata Guerra Intercontinentale. Entrambi i termini erano corretti, il conflitto coinvolgeva tutte le nazioni del mondo e allo stesso tempo vedeva i due continenti l'uno contro l'altro. America contro Eurasia. 
«Lì tenevamo gli attrezzi per il campo. Mio padre era un contadino, sai?».
Simone aveva poco più di trent'anni. Due anni in meno di John. Si erano conosciuti al centro addestramento reclute di Oxford. Erano stati assegnati alla stessa camerata e avevano fatto parte della stessa squadra per tutti i quindici mesi di preparazione al conflitto. Poi erano stati separati. John era stato assegnato alle truppe scelte della Brigata Meccanizzata Fox-trot. Simone era tornato in patria ed era stato assegnato al Quinto Battaglione Alpini Corazzati. Nomi importanti, all'epoca, quando ancora erano ventenni. Ora erano privi di significato. Non esistevano più brigate e battaglioni. Non esisteva più un esercito Eurasiatico. Non esisteva più nulla, se non la vita di ogni singolo uomo, la propria terra, e un odio estremo per gli invasori americani. 
«Mio padre deve essere morto da almeno sei mesi. Il settore dove combatteva è stato bombardato da quei bastardi. Hanno usato armi genetiche. Ormai le sue molecole saranno diventate parte di qualche pianta o... chissà cos’altro». 
La voce di Simone era fredda e distaccata. Si era seduto su una roccia che poggiava proprio dove un tempo sorgeva il pino, quello dove lui si arrampicava ogni pomeriggio, quando tornava da scuola, per non farsi vedere da suo padre che lo chiamava a lavorare nei campi. 
«Simone, non possiamo rimanere fermi a lungo. I Traccianti ci troveranno se non riprendiamo a muoverci». John si guardava attorno con circospezione. Qualcosa non andava. Il vento non soffiava più, l'aria era più pesante. Nessun rumore. Guardò il cielo color grigio topo « Simone, dobbiamo andare», chiamò nuovamente. 
«Sì, arrivo». Simone si sollevò lentamente e imbracciò il fucile. Anche lui si accorse delle piccole differenze nell'aria. «John?». 
«Lo so. Non dovevamo abbandonare i Cybs. Qui siamo allo scoperto». 
«Corri». 
Non ci fu abbastanza tempo. Un'ombra metallica piombò dal cielo proprio sopra il corpo di John, schiacciandolo col suo peso. Simone fece fuoco. I piccoli proiettili rimbalzarono sulla corazza di energia del Cyb americano senza fare danno. Poteva vedere lo yankee ai comandi, mentre faceva sollevare i piedi dell'esoscheletro in un passo di almeno cinque metri. Fece fuoco nuovamente. 
L'americano sorrise. 
Il braccio destro del Cyb puntò il proprio Vulcan sul soldato inerme. Una pioggia di proiettili esplose all'unisono. Simone smise di esistere una frazione di secondo più tardi. 

*

Caro Papà, cara Mamma,

Mi sono appena imbarcato sulla Alessandro Volta per raggiungere l'Inghilterra. È il mio primo viaggio in nave, lo sapete, e sono molto emozionato. A bordo ci sono molti ragazzi come me. Non sono tutti italiani. Alcuni vengono dall'Africa, altri dalla Slovenia. Ci sono anche due Albanesi, ma nessuno li avvicina. Hanno una brutta faccia, quelli. 
Quando sono salito a bordo mi hanno subito registrato all'ufficio reclute. Mi hanno assegnato un numero di matricola, il numero della mia branda e un badge con cui poter ritirare l'attrezzatura che mi spetta. Si sono presi lo zaino. 



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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