venerdì 10 aprile 2015

Modigliani e la Bohéme di Parigi

Glauco Silvestri
Torino. La vacanzina doveva avere come fulcro la mostra su Tamara De Lempicka (dal 19 marzo, a Palazzo Chiablese, fino al 30 agosto 2015), e invece siam finiti per andare a vedere Modigliani e la Bohéme di Parigi (al GAM, dal 19 marzo fino al 19 luglio 2015).

Colpa mia, e della mia passione per Modigliani, anche se la mostra si è presentata un po' diversamente da quanto mi aspettavo. Se, difatti, Modigliani era al centro dell'attenzione per attirare visitatori, in realtà l'esposizione era invece incentrata sul periodo della Bohéme parigina. Certo, Modigliani la visse in prima persona, ma non ne fu travolto, visto poi che rimase sempre scettico nei confronti del cubismo, e del successivo futurismo. Da questi due generi l'artista livornese trasse qualche ispirazione, giustamente, ma rimase sempre al margine delle nuove correnti.

Ritratto di Dédie (Modigliani - 1918)
L'esposizione ci presenta la vita di Modigliani, la sua lotta continua con i polmoni, i suoi amori, e la sua morte pressoché improvvisa (n.d.r. certo, entrava e usciva dalle cliniche per problemi polmonari e/o respiratori, eppure fumava come un turco e non si faceva certo mancare le bravate stupefacenti che a Montmartre erano quotidianità). Si parla del suo iniziale scarso successo, delle sue amicizie con Picasso e altri artisti dell'epoca, delle influenze e del suo periodo vissuto da scultore dovuto all'incontro con Brancusi. Fondamentale il legame con il poeta polacco Leopold Zborowski, che tenterà di tenerlo fuori dagli stravizi per salvargli la vita, e della sua giovane compagna, la diciannovenne Jeanne Hébuterne (n.d.r. unica che verrà ritratta con le pupille, se non ricordo male, tra le sue modelle). 
Vengono mostrati diversi schizzi, alcune sculture, tre o quattro quadri. Basta così. Poi la sala ci separa dall'artista e ci conduce nel mondo del cubismo, dai suoi primordi, fino alle opere più complesse e difficili da comprendere. De Vlaminck, Derain, Picasso, Braque, e poi per allettare il mio personale palato, ecco che appaiono due opere di Chaïm Soutine (n.d.r. che ebbe il medesimo stile di vita di Modigliani). 
Ed ecco che di nuovo c'è una variazione sul tema, e si passa al 'nuovo umanesimo della scuola parigina', periodo che sfiora lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e che induce gli artisti verso il postimpressionismo e l'espressionismo. Nomi come André Utter, Kees Van Dongen, Suzanne Valadon, Maurice Utrillo compaiono a chiudere il cerchio, e la mostra ci saluta con un ultimo paio di Modigliani degli ultimi anni della sua tormentata vita.

Ritratto dello scultore Oscar Miestchaninoff  (Soutine - 1923)


Contento? Insomma. C'è davvero poco materiale relativo all'artista che funge da richiamo. La mostra è comunque complessa e interessante perché ci racconta quanto sia variata l'arte in un breve ventennio. Giustifica il termine di nuovo umanesimo, ricordandoci la rivoluzione scoccata in Italia quando si finì di dipingere solo - non odiatemi - madonne e crocefissi, o al massimo ritratti di ricchi e potenti. Idem accade in Francia, quando ai primi del novecento il ritratto acquista nuova vita alimentato da stili che vanno a rivoluzionare quanto si era visto fino a solo pochi anni prima. Fu una rivoluzione come quella combattuta da Turner e Monet nell'ambito dei paesaggi. Fu un cambio epocale alimentato probabilmente anche dall'avvento della fotografia, e delle nuove tecnologie, e di nuovi occhi capaci di vedere il mondo in modo molto differente rispetto agli artisti dei secoli precedenti.
Però speravo di vedere alcune opere di Modigliani che invece son mancate alla mostra. Pochi ritratti, tutti - o quasi tutti - con gli occhi normali. Troppi schizzi, troppi pannelli descrittivi. Lo stile semplice del pittore si può gustare anche in questa esposizione, ma mi rammarica di non aver potuto vedere alcuni dei suoi quadri che più mi piacciono. Pazienza. Di positivo è l'aver attraversato un'epoca davvero carica di brio. Il vent'ennio che anticipa la Prima Guerra Mondiale fu, per Parigi, un vero periodo ricco di emozioni e arte. La Bohéme - non a caso - ancora oggi affascina tantissimo ed è vero mito.

Da vedere? Sì. Ma con occhi diversi rispetto a quanto viene annunciato con i titoloni. Non è una mostra su Modigliani, è una mostra sul periodo artistico più fervido della Parigi del secolo scorso.

Vi lascio un video che vi illustrerà meglio l'esposizione.


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Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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