giovedì 5 febbraio 2015

Turner

Glauco Silvestri
Ho conosciuto Turner alla Tate Gallery di Londra. Prima di allora non immaginavo neppure fosse esistito, ma da quel momento l'artista entrò di diritto nella - ristrettissima - lista dei miei pittori preferiti. Il libro della Taschen che mi appresto a recensire è una pubblicazione complicata... del resto parla di un uomo, di un'artista, anch'esso complicato, e che ancora oggi mette a disagio i critici d'arte di ogni nazione. Il fatto è che Turner è un personaggio a sé stante, senza precedenti, e senza conseguenti (n.d.r. Il film, in questi giorni in sala, è un pochetto noioso... dialoga per immagini, narra poco ed è episodico, fornisce una immagine enigmatica di William Turner. Da sottolineare, nel film, l'incredibile interpretazione, davvero ottima, di Timothy Spall).

Dopo un approccio iniziale in cui si racconta la vita dell'uomo (figlio di un barbiere, già da piccolo era talentuoso per il disegno, tanto che il padre lo incoraggiava e vendeva i suoi disegni in bottega. Una volta cresciuto, mentre si guadagnava da vivere realizzando disegni dettagliati per uffici tecnici e quant'altro, metteva in mostra anche la sua capacità nel disegno architettonico, al punto da fargli conquistare una cattedra all'Università. Sin da quattordicenne membro dell'accademia degli artisti di Londra, i suoi acquerelli, in special modo le marine, divennero famosi e ricercati. Poi, crescendo, forse turbato dalla concorrenza dovuto all'avvento della macchina fotografica, cominciò a perdere interesse per il realismo, e a ricercare nel colore la sua espressività... Non a caso, all'epoca, la fotografia consentiva solo il bianco e nero. Fu praticamente il fondatore della corrente espressionista. Egli studiò i trattati di Goethe sul colore, ove carpì la teoria che già aveva trovato conferma nelle sue intuizioni artistiche. La forma divenne riflesso e colore, sparirono i confini fisici, apparvero ombre, luci, rifrazioni, intuizioni cromatiche. Ciò creò confusione tra la Londra altolocata, e da pittore ammirato, divenne personaggio incompreso, da irridere e - a volte - umiliare) il libro si perde nel tentativo di analizzare i principali lavori di William Turner. Se nelle opere giovanili il compito risulta semplice, piano piano l'impresa si complica, e così l'autore del testo si trova costretto a involuzioni espressive non sempre comprensibili per descrivere ciò che le tavole mostrano. La realtà, ma questo è più volte detto nel testo stesso, è che i lavori più complessi di Turner, quelli della sua maturità artistica, nonché degl'ultimi anni della sua vita, lo spettatore non può comprendere da solo ciò che il pittore voleva rappresentare. 
Snow Storm - Steam-Boat off a Harbour's Mouth
Fortuna vuole che Turner accompagnasse sempre i suoi lavori non tanto con un semplice titolo, piuttosto con una prosa molto dettagliata, a volte in forma poetica, di quanto intendesse rappresentare. Ed è con la guida di questi testi che all'improvviso l'occhio cattura i dettagli, e scorge nel fluttuare di colore, le immagini che il pittore vedeva.
Il libro, per cui, riesce solo in parte a svelare Turner, ed è più che comprensibile, perché l'uomo, il pittore, ebbe una metamorfosi stilistica e intellettuale che solo i suoi amici più fedeli riuscirono a intuire, e pure questi non sempre completamente la intuirono. Ottima è invece la collezione di tavole e bozzetti che mostra tra le sue pagine, così come è ottima la qualità della pubblicazione, nonostante il prezzo abbordabilissimo, la carta, la rilegatura, così come la stampa sono perfetti.

Nel personale, posso affermare che il Turner che preferisco è quello del suo periodo intermedio. Non amo il realismo, adoro invece l'impressionismo (non a caso Monet si ispirò - e ammirò, per lo meno all'inizio - all'opera di Turner, e pure quest'ultimo si trova nella ristretta lista a cui ho accennato all'inizio). Il libro è interessante nonostante le iperboli attraverso le quali tenta di spiegare i lavori del pittore in tarda età. Di sicuro fa riflettere lo studio su Goethe in contrapposizione con l'opera di Turner. Così come il commento in tarda età con cui Monet ritrattò il suo amore per William Turner, ovvero: ...Non ha disegnato abbastanza il colore e ne ha messo troppo... (cit. 1918). 
Opinioni a parte... Turner rivoluzionò la pittura, e perdonatemi questa affermazione, la salvò da una possibile e sleale guerra con la fotografia.




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Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

1 commenti:

  1. Il film è un pochetto noioso?
    Io ho fatto fatica ad arrivare alla fine della visione senza cadere in coma... :)

    RispondiElimina

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