martedì 27 gennaio 2015

Automata

Glauco Silvestri
I robot sono una faccenda complicata. Nel cinema è raro che si eviti di cadere sui soliti cliché, e Asimov ci ha messo uno zampino tale che ormai le tre leggi dominano ovunque (n.d.r. Basti pensare che in Europa, di questi tempi, gli enti governativi stanno pensando di varare qualche legge in relazione alle automazioni intelligenti, giusto per coprire alcuni buchi nel caso che il vostro Roomba diventi un killer assassino, o che l'auto a guida autonoma decida improvvisamente di scagliarsi, con voi dentro, in un burrone).
In Automata le tre leggi diventano due, l'arte del semplificare colpisce ancora, ma la trama non regala maggiori sprazzi di fantasia, ed eccoci un una vicenda già annusata ne L'uomo del Bicentenario (n.d.r. Toh, ve! Anche qui si cade su Asimov). Per lo meno la realizzazione di questo film ci riporta a una ricostruzione plausibile, così che ci si possa dimenticare di quell'assurdità del robot che fa mosse ninja e si muove come se non fosse sottoposto alla forza di gravità (cito il quasi-pessimo Io Robot). Ma andiamo alla trama:

Siamo nel 2044. La Terra è diventata un deserto quasi inabitabile. Una tempesta solare dalle dimensioni incredibili ha modificato completamente il clima del nostro pianeta. La maggior parte dei corsi d'acqua è evaporato, il 90% del territorio è diventato inabitabile e radioattivo, il 97% della popolazione umana è morto, e le telecomunicazioni sono diventate un ricordo del passato. Al mondo vivono ormai solo una manciata di milioni di uomini. Si son salvati grazie al primo robot autosufficiente, il Pilgrim 7000, di forma umanoide, capace di lavorare in zone ormai proibite agli esseri umani per cercare di arrestare l'avanzare delle sabbie, e circoscrivere un'area vivibile per gli esseri umani. Jacq Vaucan lavora per la società assicurativa che copre le attività dei Pilgrim. In giro c'è un tizio che spara ai robot, e lo fa anche platealmente. e così Jacq deve investigare. Scopre velocemente che i Pilgrim distrutti hanno delle peculiarità fuori dall'ordinario: Si autoriparano, si appropriano di oggetti, sembrano... Avere una coscienza. Ciò lo mette in allarme, e subito contatta i suoi superiori, e di conseguenza l'alta dirigenza della Roc Robotics Corporation (costruttrice dei robot). Questi ultimi hanno molto da nascondere al riguardo dei Pilgrim, e così la 'caccia al robot difettoso' diventa una 'caccia all'assicuratore troppo curioso'.

 Mi è piaciuto il mecha design. Visto che siamo avanti nel tempo di una sola trentina d'anni, i robot devono mostrare tecnologie che già oggi sono in mostra nei vari show sulla tecnologia. Ciò che oggi è studio universitario, o dimostratore tecnologico, un giorno potrebbe davvero diventare tecnologia a uso commerciale, e i Pilgrim non ci mostrano nulla di super-avveniristico. Si muovono lentamente, un po' goffi, ma sanno sia usare la forza, che la delicatezza. Vanno a batterie e ogni sera devono ricaricarsi. Difatti per tutta la durata del film c'è una batteria di un satellite precipitato che funge da fulcro funzionale della vicenda. Senza quella batteria, i robot si spegnerebbero dopo una sola giornata di cammino. I personaggi sono consistenti, così come i caratteri dei robot, che per quanto rigidi in base ai protocolli di programmazione che possiedono, mostrano comunque il principio di un determinato carattere. L'annullamento di una delle due leggi che li legano agli esseri umani, questi cominciano a sviluppare una propria personalità, a essere curiosi, e a pensare al proprio futuro senza più preoccuparsi dell'uomo. E per una volta, al momento del 'primo vagito', i robot non decidono di sterminare la razza umana, piuttosto cominciano ad andarsene per costruire da qualche parte, una zona non accessibile all'uomo, il loro futuro. 

Le interpretazioni sono di buon livello, Banderas e la Griffith fanno la differenza, ma anche gli altri attori sostengono degnamente i loro ruoli. La prima parte del film è sicuramente più efficace, c'è mistero, investigazione, e stimoli che incuriosiscono lo spettatore. La seconda parte è invece dedicata alla rivelazione, e tutto avviene con meno enfasi, lentamente, a ritmo delle macchine. Se da un lato l'ho trovato interessante, il fatto che dal 'ritmo umano' il film passi al 'ritmo delle macchine', come a voler indicare simbolicamente un cambio di pagina, e il passaggio da una forma di vita in estinzione a una appena nata, è evidente che davanti al grande schermo ciò possa risultare meno avvincente. La scena finale, poi, ricorda un western di Sergio Leone... Chissà se è un omaggio, oppure no.

Molti vedono in questo film tracce di Blade Runner. Quest'ultima pellicola ormai pesa tantissimo sulla fantascienza cinematografica, ma a mio parere tra i due film c'è una differenza di fondo, ovvero la consapevolezza che la razza umana sia in via di estinzione, e che i Pilgrim sono l'ultima speranza a cui aggrapparsi per credere di poter continuare a vivere. Non è un caso che Jacq stia aspettando un figlio. Sono molte le scene in cui il nascituro si mostra, e credo che ciò voglia simboleggiare proprio la speranza di continuare a esistere. Altra coincidenza voluta è il continuo desiderio di Jacq di trasferirsi sulla costa, e i continui richiami all'acqua, i ricordi di lui bambino che nuota nel mare... Questi sono tutti richiami al fatto che la vita biologica (n.d.r. e di conseguenza anche noi esseri umani) sia sorta proprio dalle acque dei mari.
Per cui, se in Blade Runner si aveva il semplice desiderio da parte delle macchine di poter vivere liberamente, qui si gioca il jolly perché a tale desiderio è legato indissolubilmente l'estinzione dei loro creatori.
Tutto ciò rende più profondità all'intera vicenda, che però - sfortunatamente - il film non riesce a trasmettere pienamente, nonostante i molti indizi sparsi qua e là. Non ultimo tra gli indizi, il fatto che i robot, sul finale, riescano a creare qualcosa di completamente nuovo, e non ad aggiustare qualcosa pensato dall'uomo.

Nel complesso il film mi è piaciuto molto. Ha molti risvolti poco evidenti, e con una visione meno approssimativa (n.d.r. ultimamente la fantascienza ci ha abituato a bei film di intrattenimento, e ci ha disabituato a ciò che un tempo trasmetteva, ovvero una visione plausibile del futuro) può davvero fare la differenza. Vale la pena guardarlo da questo punto di vista, perché se pensiamo solo all'intrattenimento, allora non funziona granché!



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Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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