venerdì 9 maggio 2014

Gravity

Glauco Silvestri
Quante discussioni ha scatenato Gravity alla sua uscita nei cinema? In effetti definirlo un film documentario (da parte di alcuni critici) ha alimentato un fuoco che altrimenti si sarebbe sopito in fretta. E' ovvio che per realizzare questa pellicola, la cui trama è riassumibile in: I russi hanno fatto casino, uno sciame di detriti nello spazio distrugge tutto ciò che è in orbita, compreso uno shuttle impegnato nell'aggiornamento di Hubble. Dall'incidente si salva un solo astronauta donna... che però non ha modo di tornare sulla Terra, se non attraverso espedienti alla Indiana Jones.

La fotografia del film è notevole, non c'è che dire. Specie l'introduzione, un bel quarto d'ora in cui è inquadrata la terra, e si vede lo shuttle comparire come un puntino, fino a diventare grande a sufficienza per capire cosa fanno gli astronauti. Immagini che fanno riflettere su quanto siamo piccoli e vulnerabili nell'universo, e allo stesso tempo, che fanno pensare a quanto siamo creativi, nonostante la nostra piccolezza.
Poi c'è l'incidente, e subito si storce il naso! I russi abbattono un loro satellite e fanno casino. I detriti dell'esplosione diventano mine vaganti capaci di compiere il giro del nostro pianeta in 90 minuti. Sempre i russi di mezzo... o fanno la parte dei cattivi, o quella dei casinari. Peccato che oggi, per mandare in orbita degli astronauti, gli americani siano obbligati a usare le Soyuz russe... e non abbiano un vettore tutto loro. Questo dovrebbe dirla lunga sulla competenza sovietica nei voli spaziali, no?
Poi ci sono gli AirLock, e qui solo quelli nel settore storcono il naso. Ma lo scrivono ovunque, e pare persino ovvio. Gli Airlock non si aprono verso l'esterno, bensì verso l'interno. Il motivo è semplice. Nel caso di rottura, una volta aperto il portello, la conseguente decompressione ne impedirebbe la chiusura manuale. Se invece l'airlock si apre verso l'interno questo problema non si verifica perché è proprio la differenza di pressione a mantenere chiuso il portello (e salvare la vita agli astronauti).
Poi c'è la Soyuz. Il veicolo non è pensato per le EVA, per cui non possiede maniglie di ancoraggio all'esterno della sua struttura.
Poi ci sono i viaggi da Shuttle a ISS, e poi da ISS alla stazione cinese. E' evidente che muoversi nello spazio, ma più in particolare nell'orbita terrestre, non è come muoversi sul suolo del nostro pianeta. Per andare da A a B, ma soprattutto per cambiare orbita (ovvero allontanarsi dal pianeta, o avvicinarsi al pianeta), c'è bisogno di spinte molto potenti... non è un caso che si usano razzi enormi per andare in orbita partendo dal suolo terrestre. E' pressoché impossibile che un JetPack possa fare ciò che fa nel film, e che la Soyuz di salvataggio della ISS compie con i soli razzi di atterraggio per raggiungere la stazione cinese.
Vogliamo parlare delle tute spaziali? Dico solo che non le si indossa come con i vestiti normali, hanno più strati uno sull'altro, c'è bisogno di assistenza per indossarli, e soprattutto - sotto la tuta - non si indossa solo un pantaloncino e una cannottiera.
Il periodo di addestramento? Soli 6 mesi? Seguo il blog di una aspirante astronauta dell'ESA, sono tre anni che lavora per prepararsi alla sua missione. Mi fermo qui!
E infine il rientro. Per rientrare è necessario utilizzare una traiettoria ben precisa, e orientare la capsula in modo tale che gli scudi termici proteggano il veicolo dal calore sprigionato dall'attrito con l'atmosfera. Nel film, invece, la capsula cinese rientra ruotando su sé stessa, in una caduta incontrollata, senza calcolo di orbita e quant'altro. Le conclusioni le lascio tirare a voi.

Però il film ha dei numeri. Se la trama è semplice, quasi banale, il film è comunque efficace. La Bullock mostra un ottima prova artistica. Riesce a esprimere la vasta gamma di emozioni che una persona, lasciata sola in un ambiente ostile, si troverebbe a esprimere. Davvero brava e davvero in forma per i suoi 49 anni (classe 1964). Insomma, lasciamo perdere i dettagli di qui sopra, difatti è ovvio che al cinema si debba scendere a certi compromessi per motivi di sceneggiatura e di realizzazione tecnica. Lo si guarda volentieri e piacevolmente... appare ovvio che è pensato per il 3D, ma si gusta anche in 2D (per chi quegli occhialetti non li sopporta proprio).
Una nota di demerito al supporto. L'audio in italiano è notevolmente compresso e a volte i bassi risultano fastidiosi. L'audio in lingua originale è molto, molto meglio.


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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