venerdì 21 luglio 2017

Life - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
A me Life è piaciuto. Non sarà originalissimo (n.d.r. Ricorda lontanamente Alien), visto che di pellicole di questo tipo se ne sono già viste molte, ma è fatto bene, ha dei buoni interpreti, e per una volta - a parte forse qualche scelta poco oculata (n.d.r. Tipo le torce a ossigeno, che poi sono banali lampade a led e si vede benissimo) - l'horror non è stato costruito sulla stupidità dei personaggi.

La trama è semplice: Una sonda sta arrivando da Marte con un carico di campioni da analizzare. Durante il suo viaggio di ritorno viene investita da piccole meteore, che ne modificano la rotta in modo tale da non riuscire più a rientrare sulla Terra, ma comunque non tanto da non poter tentare di intercettarla con la ISS. E' una operazione pericolosa, ma tutto va per il meglio... E tra i campioni marziani, miracolo dei miracoli, c'è una cellula aliena. E' festa grande, sia sulla Terra, sia sulla ISS, perché questa piccola cellula è la prima testimonianza che non siamo soli nell'Universo, però non bisogna gridarlo a gran voce. Non si sa ancora se questo organismo sia innocuo o meno.
Per quanto la ISS non sia equipaggiata come laboratorio biologico, si stabilisce un sistema di sicurezza - nei limiti del possibile - per evitare contaminazioni sia dell'equipaggio, sia della stazione orbitante, sia della Terra. E se all'inizio tutto sembra andare bene, ecco succedere un banale incidente... Proprio nel laboratorio in cui è contenuto l'esserino (n.d.r. Chiamato Calvin, e in pieno sviluppo). Da quel momento è una escalation di situazioni imprevedibili... Il panico è probabilmente il peggior nemico dell'equipaggio della ISS, che spesso dimentica i problemi di contenimento dell'alieno per tentare di salvare i propri colleghi. Errori, sfortuna, e fato avverso fanno sì che tutto vada storto e...

Due sono le scene più intense di questa pellicola: La prima è quella in cui l'alieno entra nella bocca di uno dei membri dell'equipaggio... Sono stato male io per lui; La seconda è il finale, che ovviamente non posso svelare, ma che è costruito in modo tale in cui tutti possano immaginare una cosa, e invece ne capita un'altra. 
Gli attori fanno bene il loro mestiere e la ricostruzione della ISS è credibile. La CGI è davvero raffinata. Ormai si è raggiunto un buon livello in questo genere di pellicole, e quasi non ha più senso andare a sottolineare questi dettagli. Ovviamente, guardandolo, non si riescono a provare emozioni forti come quelle che si provarono alla prima assoluta di Alien... Oramai siamo troppo scafati in questo genere di cose. Però il film funziona.

Un buon popcorn movie.




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giovedì 20 luglio 2017

Torture Garden - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi vi voglio parlare di una serie auto-conclusiva firmata da Barbara Baraldi, Rossano Piccioni, Simone Delladio, Sofia Terzo. Torture Garden è composto da tre volumetti (Eccoli: uno, due, tre), è una vicenda drammatica, violenta, tetra, dove la speranza viene calpestata fino all'ultima pagina.

E' la storia di un gruppo di orfani cresciuti in un luogo orribile, costretti a lavorare senza sosta, nutrendosi di scarti, picchiati, umiliati, eccetera eccetera. Ragazzini con un carico di incubi sulle spalle che a fatica sono divenuti adulti, non senza scendere a patti con l'inferno, e comunque incapaci di vivere una vita... normale. Ma il destino è rapace con questi ragazzini, ormai divenuti uomini e donne, perché il passato, oltre a non essere stato seppellito del tutto, è tornato a tormentarli. Travis, che era il più grande di tutti, quello col carattere forte, e l'unico capace di ribellarsi alle angherie della donna che gestiva l'orfanotrofio, oggi è un ex poliziotto allo sbando, ossessionato nella ricerca di un serial killer che... sta uccidendo tutti i suoi compagni di destino. Annie era la più gentile all'orfanotrofio, era forte e gentile, capace di sobbarcarsi del peso altrui per alleviare le paure dei più piccoli. Due caratteri diametralmente opposti che, finita la triste avventura dell'orfanotrofio, non avrebbero più dovuto rivedersi. E invece è proprio il serial killer a riunirli, e a spingerli verso una direzione inaspettata.
E se le indagini finiscono per rivelare che nessuno dei loro compagni ce l'ha veramente fatta a superare il proprio inferno personale, proprio come loro del resto, ciò li conduce contemporaneamente tra le braccia dell'assassino, che ha un piano ben preciso per loro due, e che sembra inarrestabile, e capace di prevedere in anticipo le mosse di Annie e Travis.

Torture Garden è un fumetto, ma è un fumetto che ci racconta una storia legata a fatti realmente accaduti, su cui è basato un romanzo (n.d.r. Il giardino dei Supplizi, anno 1899), e un film (n.d.r. Il giardino delle Torture, anno 1967). La narrazione del fumetto proietta però la vicenda ai giorni nostri, mantenendo la schiettezza, la violenza, l'introspezione, e il dolore dei personaggi. Solide sono le illustrazioni, che mutano di tratto a seconda delle emozioni, della drammaticità degli eventi narrati, e capaci di incutere emozione autentica a chi sta leggendo la storia. E' difatti perfetta la rappresentazione del dolore, che sia fisico, che sia psicologico.
Potente è la costruzione dei personaggi, che per quanto abbiano tratti distintivi evidenti, mai si mostrano bidimensionali e funzionali alla storia.  Annie è una donna forte, priva di dubbi, dal coraggio indubbio. Travis non è da meno, ma il suo spirito è ormai schiacciato dal peso di quanto ha dovuto sopportare nella sua dura vita di... Condottiero? Ragazzini cresciuti troppo in fretta, con una visione del giusto e sbagliato distorta, con l'animo fragile, in pena, e incapace di indossare persino una corazza leggera. Sono tutti sopravvissuti, orfani, e prede facili per il mondo. Ma allo stesso tempo sono anche predatori, di sentimenti sicuramente, ma anche di sangue e sofferenza.

Non è sicuramente un fumetto per tutti. E' esplicito, adulto, rabbioso, potente, ma anche macabro, e ricco di violenza. Non ha veli, ne freni, ne morale. Del resto la storia che racconta non ha neppure essa veli, freni, e morale.

Mi è piaciuto, molto, ma non è adatto alle persone sensibili.




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mercoledì 19 luglio 2017

Alla scoperta dei segreti perduti di Bologna - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
La storia di Bologna è affascinante, e non finisce mai di stupire. Per quanto la maggior parte delle persone che la attraversano per turismo, e sfortunatamente anche molti che ci abitano, ignorino quanta storia sia passata attraverso le mura di questa città, le pubblicazioni al riguardo sono numerosissime, e ognuna di esse dedicata a qualche dettaglio della vasta storia della città, perché a mettere tutto assieme ci vorrebbe una enciclopedia. Il fatto è che Bologna, oggi come in passato, è un crocevia fondamentale per il passaggio tra il Sud Italia e il Nord Italia.
Ho parecchi libri che parlano di Bologna, da testi un po' più seri, a testi più divulgativi, e persino uno che racconta la storia della città ai bambini. Barbara Baraldi ha dedicato molto tempo alla storia di Bologna, tempo e studio che sono confluiti in tre pubblicazioni successive. Quella di cui vi parlo oggi, ovvero Alla scoperta dei segreti perduti di Bologna, e poi quest'altra, di cui vi ho parlato diverso tempo fa e, anche questa, che non ho ancora letto.

Il libro prende spunto dai 'sette segreti' di Bologna per viaggiare nel tempo, e raccontare delle signorie bolognesi, dei papi che la governarono, di quelli che furono cacciati, e di quelli che furono amati. Ci racconta storie di fantasmi, e storie di crimine. Ci fa passeggiare per le vie della città mostrandoci lati meno conosciuti, riscoprendo i canali che per secoli hanno reso ricca e florida la bella Bologna, nonché delle Torri, oggi decimate, e alcune ben nascoste, dentro altre torri, o nelle corti di palazzi nobiliari, o ancora accorpate con altri palazzi storici. E ovviamente si parla del Nettuno, della famosa diatriba con il 'Nettuno' di Firenze. Non può mancare la storia delle varie porte cittadine, con accenni persino ai fattacci della Secchia Rapita. Si va da un passato remoto ai giorni nostri, compresa la strage del 2 Agosto, i moti studenteschi degli anni settanta, l'attentato al Duce, e... Non vorrete mica che vi racconti tutto, no?

Libro interessante, semplice da affrontare, di lettura veloce. Ogni argomento è coperto da due o tre pagine, ben riassunto, con precise indicazioni sulla topografia cittadina, e che non annoia mai. E' un testo da portare con sé, da consultare visitando la città, anche leggendolo per argomenti, e non seguendo l'ordine numerico dei capitoli. Una bella lettura per il turista, ma anche per il bolognese che vuole scoprire qualcosa di più della sua città, ma che non ha voglia di 'studiare'.

Brava Barbara. Un'ottima guida, un bel libro da leggere.




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martedì 18 luglio 2017

Aroma di Lampone

Glauco Silvestri
Se leggete «aroma naturale di lampone» non significa che quell’aroma è stato ricavato da un lampone, ma semplicemente che deriva da qualcosa di non sintetico, come il mais.

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)



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lunedì 17 luglio 2017

Da Vicino - #Reportage #Fotografia

Glauco Silvestri
Robert Capa diceva: "Se le tue foto non sono abbastanza buone, significa che non sei abbastanza vicino."
La parola 'vicino' può avere diversi significati in fotografia; può essere una vicinanza fisica, oppure psicologica, o ancora una ricerca del dettaglio piuttosto che mostrare l'immagine nel totale. Ogni fotografo, professionista, amatoriale, o anche 'della domenica' ha un suo concetto personale di 'vicino' e... E allora perché non mostrare a voi cosa significa per me essere 'abbastanza vicino'?

Tutto nasce grazie a questo articolo - letto qualche tempo fa online - in cui alcuni grandi fotografi rispondono alla loro maniera su cosa significhi essere 'vicino', e lo fanno con alcuni scatti famosi, apparsi in una pubblicazione di Magnum intitolata - per l'appunto - Closer.

Ma torniamo a bomba, alla mia personale collezione di immagini 'vicine', quelle che probabilmente avrete già avuto modo di vedere sulle mie pagine di Flickr, ma che magari non avete mai osservato ragionando in questo contesto.

Parto con un fiore, una rosa, e io adoro le rose. Il mio amore per le rose potrebbe essere atavico, visto che da piccolo giocavo in un giardino contornato da un roseto, o forse può arrivare da mio nonno, che aveva cura di quelle del giardino a casa sua, e per un certo periodo - se non ricordo male - anche quelle del giardinetto dove giocavo io. A ogni modo questo scatto è stato ottenuto nelle vicinanze del lago di Garda, a San Martino della Battaglia.

Calore Puro

L'intenzione era quella di focalizzare l'attenzione di chi osserva sulle sfumature dei petali, ma anche sulle varie fasi di crescita del fiore, tenendo in secondo piano un gruppo di boccioli in attesa di mostrare la bellezza che ancora nascondono.

E con i fiori io spesso vado vicino, perché preferisco catturare i loro dettagli, piuttosto che mostrarne l'interezza, come per questo tulipano, sempre catturato sul lago di Garda, nel parco Sigurtà.

Colori

Catturare l'intera distesa di tulipani sarebbe stata una scelta ovvia per molti, ma io ho preferito mostrare la moltitudine nel dettaglio, con un solo fiore a fuoco, e tanti altri che si mostrano in secondo piano, sfumati.

E' più difficile essere vicini a un'artista che si sta esibendo nella sua performance. Spesso il palco ci costringe a distanze insopportabili, e fare una bella foto è complicato in questi frangenti, specie se si è spettatori, e non fotografi appartenenti allo staff. In questo caso ho voluto immortalare un ballerino egiziano in una delle danze tipiche del suo paese. Non riuscendo a ottenere ciò che volevo, ho giocato con la fantasia, e ho ottenuto il contatto con l'artista attraverso... Uno smartphone.

Ballo Egiziano on the Phone

Un altro modo per raccontare uno spettacolo, una performance, da vicino è - a mio parere - quella di mostrarne qualche dettaglio. E' vero che nel contesto nessuno capirà cosa è avvenuto veramente, ma il messaggio resta comunque affascinante, come nello scatto che segue, dove ho voluto immortalare due spade lasciate a terra da un atleta giapponese che mostrava la sue arti marziali.

Spada

Ma è con le auto, e con i mezzi meccanici in generale, che la vicinanza è capace di raccontare sia la storia, sia la potenza, sia la bellezza del soggetto. Come avviene per la Ferrari F40 che segue.

F40

O come avviene per questa Jaguar che è sfrecciata a pochi passi da me durante la mille miglia dell'anno scorso.

The Fastest!

Ma quanto si può andare vicini a un oggetto? In effetti per qualche tempo ho voluto provare anche l'ebbrezza della macro-fotografia. Questo giocattolo, una yamaha numero 46 di parecchi anni fa, ha un potere affascinante osservato a pochi centimetri di distanza.

Valentino Rossi Goooo!!!!

E cosa si può dire di una goccia che cade in un bicchiere già colmo? Il tempo si congela e si perde la percezione di ciò che è veramente solido, e di ciò che invece è liquido.

Two Fallings...

Ma quanto si può andare vicini a una persona? La street photography è probabilmente una delle categorie fotografiche più amate in questo momento storico, ma sfortunatamente la diffidenza delle persone è aumentata con l'insistenza di chi invece vuole immortalare la quotidianità. E se negl'anni cinquanta e sessanta la Mayer poteva tranquillamente scattare una foto a un passante con la sua fotocamera, oggi è facile che il vostro soggetto si arrabbi, vi denunci per violazione della privacy, o semplicemente inveisca su di voi rovinando lo scatto. Ottenere la spontaneità è sempre più difficile, per cui, per strada, è sempre più difficile fotografare le persone 'a posta'.
Come fare allora? C'è chi usa gli zoom, che però appiattiscono la scena. C'è chi usa fotocamere mirrorless, molto meno appariscenti di una reflex, ma comunque performanti in qualità dell'immagine. C'è chi addirittura usa lo smartphone, visto ormai che oggi ci sono telefoni capaci di scattare ottime foto in determinate condizioni ambientali, perché la gente è abituata a vedere persone che scattano foto col cellulare, che fanno selfie, eccetera eccetera. C'è anche chi scatta e basta, e succeda quel che succede.
Io, di solito, uso lo zoom, o il cinquantino 'molto luminoso', che poi sulla mia APS-C diventa comunque un 80mm, che sarebbe già un'ottica un po' lunga per questo tipo di scatti. E tra le tante foto che ho voluto inserire in questo mio reportage vi voglio mostrare quella che segue, dove vi domando: il soggetto qual è?

Studente

E con questo scatto smetto di tediarvi con questa già troppo lunga carrellata di immagini. Se siete affascinati dalle fotografie che avete appena visto, e vi interessa guardare l'intero reportage, vi invito a cliccare qui per visitare l'album completo su Flickr.

Se poi volete lasciare un commento, un osservazione, o un pensiero... Sarò ben felice di scambiare quattro chiacchiere con voi, qui, nei commenti del blog.



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domenica 16 luglio 2017

Zathura - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Fino all'altra sera neppure sapevo che esistesse... E a dire la verità, avevo voglia di rivedermi Jumanji, fino a che qualcuno mi ha parlato di Zathura, e la curiosità mi ha spinto a cercarlo, e ovviamente a guardarlo.

Diciamolo subito così tagliamo la testa al toro: Zathura è la variante spaziale di Jumanji. La trama non è molto dissimile. Due bambini lasciati da soli in casa (n.d.r. In teoria sorvegliati dalla sorella, che però dorme in camera sua) trovano un vecchio gioco in cantina e uno dei due inizia una partita. Ovviamente ogni ostacolo del gioco diventa realtà, e in poco tempo la loro casa si ritrova immersa nello spazio profondo. L'unico modo per far sì che le cose tornino al loro posto è proseguire la partita perché solo alla fine tutto tornerà come prima.

Come in Jumanji, il cast di Zathura ha un suo perché. Il padre dei due ragazzini è Tim Robbins. La sorella è invece interpretata da Kristen Steward. Bravo lui, brava lei, ma soprattutto bravi i due ragazzini che tengono in piedi l'intera pellicola con il loro comportamento, i bisticci tra fratelli, eccetera eccetera.
E se prima dicevo che Zathura è una variante di Jumanji, in realtà, commetto un errore... Perché difatti è il seguito naturale. Entrambi i film sono ispirati dai romanzi di Chris Van Allsburg, autore anche di Polar Express. Ebbene, leggendo qua e la vengo a scoprire che nel romanzo la scatola gioco di Jumanji era in realtà una di quelle che offrono due board game nella stessa confezione, ovvero Jumanji da un lato, e Zathura dall'altro. Ovviamente le trasposizioni cinematografiche hanno 'tolto' questo legame per questioni pratiche... Questioni che però hanno creato un po' di confusione al riguardo delle due pellicole.

Zathura è un film per tutta la famiglia, orientato ovviamente verso i più piccoli, ma comunque piacevole anche per i grandi. E' divertente, e ha anche una piccola morale alla fine.

Lo consiglio.



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sabato 15 luglio 2017

American Gods - #Serie #Recensione

Glauco Silvestri

E' stato un periodo impegnativo. Per un certo tempo non sono più riuscito a dedicare tempo alle serie televisive che mi incuriosivano (n.d.r. Che non sono tante, lo ammetto. Preferisco i film alle serie), e solo da pochi giorni ho avuto modo di riprendere la visione di - almeno - una di loro.


Parlo di American Gods, proposta da Amazon Prime Video. Si tratta di una serie che mi ha lasciato qualche dubbietto, e forse ancora adesso quel dubbietto è ancora lì a tormentarmi, perché dopo aver visto il pilot, e la prima puntata, ho subito temuto che finisse per sfociare in una 'roba' alla Lost... E voi lo sapete che da questo punto di vista son sempre stato una mosca bianca, ortogonale ai gusti del mainstream, ed estremamente critico nei confronti di quella serie. 
Timore che si appoggiava a un altro dubbio: 
Mi guardo la serie o mi leggo il libro omonimo di Gaiman?
Già non sono un grande estimatore di Gaiman, ritengo che abbia scritto ottime cose, e anche pessime altre. American Gods è sul mio Kindle da quasi un anno, ma ho sempre posticipato la sua lettura per dare spazio ad altri titoli... Ero/Sono incuriosito al riguardo di questo testo, ma allo stesso tempo ci sono altri romanzi che lo sopravanzano anche da questo punto di vista. Insomma: Guardo la serie o mi leggo il libro?

A questo punto mi son ricordato di Preacher, fumetto che ho amato e che tutt'ora amo, e della bellissima produzione televisiva creata da Amazon, di cui ho sicuramente parlato su questo blog in passato (n.d.r. Da poco è uscita la seconda serie). Per cui mi son buttato sulla serie, visto poi che ho appena iniziato a leggere un nuovo romanzo, e non ho intenzione di interromperlo per cominciare quello di Neil Gaiman.
E così, di puntata in puntata, ora son arrivato al quarto episodio. 
Me li sono guardati velocemente, uno ogni sera, e devo dire che mano a mano che la trama si sviluppa, la storia è ben sostenuta e intrigante. C'è molto mistero, un elevato misticismo, effetti speciali davvero ottimi, e un cast efficace. 

La trama, senza voler rivelare troppo, ci racconta di uno scontro generazionale tra le divinità di un tempo (n.d.r. Quelle importate dal vecchio continente, ma anche dagli schiavi africani, e persino quelle delle popolazioni autoctone) e le divinità moderne, generatesi autonomamente mano a mano che l'uomo ha dato sempre più valore a oggetti come il televisore, il cellulare, il denaro... E che in un certo qual modo hanno acquisito una sorta di potere, di personalità, di sovrannaturalità.
Vecchie divinità contro nuove divinità.
E in mezzo a tutto ciò c'è un uomo, un ex carcerato, che sembra essere una sorta di chiave di volta, perché conteso da tutti, sia dai nuovi dèi, sia dai vecchi. Lui però ha scelto Mr, Wednesday - per lo meno questa misteriosa divinità si fa chiamare così da Shadow, l'uomo 'conteso' - una vecchia divinità che reclama il ripristino dei bei vecchi tempi, e del suo posto nell'Olimpo.

Insomma... E' una serie ben costruita, c'è mistero, una trama che lega gli eventi che pare solida e non troppo surreale (n.d.r. Ok, è surreale, più che surreale, ma nella sua surrealità il contesto è credibile). In poche parole: Sì, mi piace.



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venerdì 14 luglio 2017

I giorni dell'Eternità - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Con I Giorni dell'Eternità, finalmente, concludo la Century Trilogy pensata da Ken Follett e dedicata alla storia del secolo scorso. L'intreccio delle famiglie russe, americane, e tedesche che ho visto nascere e crescere, qui trova il suo lieto epilogo... Che poi epilogo non è, perché ovviamente ci saranno ulteriori generazioni, figli e figli dei figli, di cui però nessuno saprà nulla perché le loro vicende erano - detta tra noi - una sorta di alibi per raccontare in realtà la storia umana del 1900, dalle origini della prima guerra mondiale, passando per la seconda, fino alla caduta del Muro di Berlino, e infine... Alla salita al potere, come Presidente degli Stati Uniti, di Obama.
I temi affrontati sono molti, come ho detto, le vicende dei Kennedy, il Watergate, la guerra in Vietnam, la crisi Cubana (n.d.r. Vado a casaccio), ma anche l'evoluzione musicale, col successo dei Beatles e la nascita del Rock come lo conosciamo oggi. E ovviamente si parla anche di politica europea, per lo più incentrata in Germania, tagliata in due da un muro, e di conseguenza anche della difficile storia del comunismo in Unione Sovietica.
Tanta carne al fuoco che però... A differenza dei precedenti due romanzi, gli eventi storici non riescono a diventare il centro dell'interesse. Diciamocelo tra di noi: troppe storie di passione, di letto, e d'amore. Si parla più delle relazioni tra Maria e George, tra Maria e Kennedy, tra George e Verena, che di segregazione, che di King, che di conquista dei diritti dei neri. Si parla più delle sofferenze della famiglia Dewar in Germania dell'Est, vessata più per le gelosie di Hoffmann - sposato con Rebecca e poi abbandonato brutalmente perché appartenente alla Stasi - che dal vero regime della DDR. Forse invece si approfondisce meglio le complicazioni nella politica sovietica, perché le vicende di Dimka rimangono sempre in secondo piano, e lui diventa una sorta di testimone, di osservatore diretto dei cambi di regime, spesso repentini, al Cremlino.

Ovvio, nel complesso la lettura è entusiasmante ed estremamente coinvolgente. Lo stile di Follett è efficacissimo e il libro, pur essendo lungo, pur essendo pregno di eventi, pur essendo ricco di storia, si legge che un piacere, e vola via in fretta, tanto che non vorresti arrivare mai all'ultima pagina. Però... E' meno immerso nella storia, a mio parere, degli altri due. In questo caso la storia è - concedetemi il volo pindarico - uno dei personaggi del romanzo, e non più il fuoco centrale di tutto quanto. 

Nel complesso, a parte le opinioni personali, la trilogia di Follett è un'opera straordinaria, capace di riassumere il secolo più entusiasmante, e allo stesso tempo terrificante, della storia umana. Perché oltre alle atrocità delle guerre, in esso si è avuta la conquista dello spazio, l'abbattimento di barriere sociali, la conquista di diritti universali... La trilogia è un bellissimo percorso nella storia, che lo si segue con gusto, divertendosi, rimanendo traumatizzati, lottando noi stessi - come lettori - per le avversità di quegl'anni. Anni che ho vissuto, ma che rileggendoli in questa trilogia, ho capito solo ora di aver compreso solo in parte... Per lo meno fino a ora.



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giovedì 13 luglio 2017

Realive - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Cercando tra film che non seguono il mainstream quotidiano, ecco che mi capita davanti agli occhi Realive (Proyecto Làzaro), una pellicola un po' particolare, che parla di tecnologia e resurrezione, in pratica, immortalità.

La storia è semplice. Un ragazzo scopre di avere un tumore inguaribile. Siamo ai giorni nostri. Non accettando di dover dire addio alla vita così presto, si convince a tentare una strada... ehm... un po' assurda. Si fa ibernare nella speranza che in un futuro prossimo la sua malattia possa essere curabile. Ovviamente non è una scelta facile. Farsi ibernare prima che il suo corpo non sia ormai rovinato dalla malattia significa accettare una sorta di eutanasia preventiva. Dire addio alla propria vita, al proprio lavoro, ai propri amici, ai genitori, ai parenti, e soprattutto alla donna che ama, Naomi, che lo lascia perché incapace di accettare la sua scelta.
Passano i decenni, e dal 2015 al 2084 è un attimo. Il suo corpo viene riesumato, ricostruito, e Marc, così si chiama il ragazzo, viene resuscitato. E' il primo uomo a subire questo trattamento. E' il primo uomo a rivivere dopo la morte. E' un momento importante per la scienza, per la tecnologia, per l'azienda che ha investito tanto in questo tipo di ricerche mediche. 
Marc affronta la riabilitazione con coraggio, tanta fatica, e l'appoggio di diversi medici, e persino di una ragazza che si infatua di lui. Però non sono tutte gioie e dolori. I ricordi vanno e vengono, il suo nuovo corpo non sarà mai completamente autosufficiente, e dovrà ogni tanto collegarsi a un cordone ombelicale che lo manterrà efficiente. Però è vivo, cammina, parla, e pur essendo ancora sotto choc, Marc è riuscito nel suo intento.
Dopo 100 giorni di vita, a Marc viene data la sua scatola con 'le cose preziose' che voleva portarsi dietro. La vecchia palla magica di quando era bambino, un disco rigido con tutti i suoi lavori di fotografia, e... Una lettera di cui non sapeva nulla. E' una lettera di Naomi, messa nella scatola dopo che Marc se ne è andato. La ragazza ha deciso di intraprendere lo stesso percorso di Marc nella speranza di potersi risvegliare assieme a lui...

Si accende la speranza, ma solo per un breve barlume di tempo. Il processo di rianimazione è tutt'altro che perfetto. Prima di Marc erano stati fatti molti tentativi, uno più disastroso dell'altro, e se alla fine Marc è vivo dipende solamente dal fatto che il suo organismo era perfettamente ricettivo alle nuove tecnologie, e in perfetta forma al momento del decesso.
Sfortuna vuole che quello di Naomi non è arrivato al 2084 in perfette condizioni, e il risveglio potrebbe esserle fatale...

Storia drammatica, ben costruita, con una regia che sfrutta flash-back a più livelli, mischiandoli alla realtà, e al futuro. 
E' fantascienza, ma soprattutto è una storia d'amore raccontata con delicatezza, toni pacati, voci sussurrate, luci, passione, tanto amore per la vita. 
Il cast è ottimo, la regia mi ha conquistato, il ritmo è però lento e riflessivo. Non è sicuramente un film 'veloce' come la maggior parte degli spettatori odierni vorrebbe. Forse è per questo che su IMDB ha voti piuttosto bassi, mentre Rotten Tomatoes lo premia. E nonostante io mi fossi immaginato qualcosa di molto diverso quando mi son messo a guardare questo film, devo ammettere che mi è piaciuto.




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mercoledì 12 luglio 2017

Il Diritto di Contare - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Il Diritto di Contare è un film interessante. Molti sono gli argomenti a suo favore, visto che parla di integrazione razziale, di parità tra uomo e donna, e infine... Di voli spaziali. 

Siamo nel secondo dopoguerra. La Russia sta avendo i primi successi nei voli spaziali, sia con i lanci dello Sputnik, sia con il lancio dei primi esseri viventi in orbita, e sia anche con il primo uomo nello spazio. La NASA è nel panico. Ogni tentativo è un fallimento. Ci sono solo problemi e nessuno sembra in grado di risolverli. E mentre le grandi menti cercano di lavorare a una soluzione che rimetta gli Stati Uniti in corsa, in uno dei settori dedicati alla verifica dei calcoli matematici saltano in evidenza tre donne di colore, Katherine Johnson, Dorothy Vaughn, e Mary Jackson. Tutte e tre sono davvero in gamba, sopra alla media, e probabilmente sopra a tutti coloro che sono sopra alla media... Ma tutte e tre sono costrette a un lavoro di routine snervante a causa della loro condizione, del colore della loro pelle, e del fatto che sono donne. Discriminazione che avviene anche quando risulta evidente che c'è bisogno di loro... Perché le tre donne hanno carattere, e non ci stanno a starsene rintanate nel loro buco a controllare i conti fatti da qualcun altro. E se Katherine Johnson riuscirà a farsi valere nel dipartimento che studia i voli spaziali, Dorothy si rimboccherà le maniche per studiare il Fortran e imparare a usare i primi computer (n.d.r. Così da non essere rimpiazzata dalla medesima macchina), e farà sì che tutte le sue compagne la seguano in questa nuova impresa, e infine la bella Mary riuscirà a superare tutti i cavilli legali per ottenere una laurea in ingegneria (n.d.r. La prima donna di colore ad averla, la prima donna di colore ad averla ottenuta in una scuola per soli bianchi) e collaborare a correggere i difetti della capsula Mercury, e a progettare le successive Gemini e Apollo.

Una storia raccontata con allegria e spensieratezza, ma allo stesso determinata e seria, ove si inframmezza la vita privata delle tre donne con la loro vita lavorativa, e con la corsa allo spazio contro l'Unione Sovietica. Ottima l'interpretazione dei personaggi da parte delle bravissime Taraji Henson, Octavia Spencer e Janell Monae. Perfetto Kevin Costner nel ruolo del rude e determinato capo missione di Langley. Bravissima Kirsten Dunst, algida, quasi antipatica, fiera nel suo ruolo. La regia è onesta, pulita, lineare, ed efficace.

Un film interessante perché mette in mostra elementi della corsa allo spazio che non erano mai stati raccontati, per lo meno non in questo modo così schietto. Perché il valore delle persone, all'epoca, era spesso discriminato dal colore della loro pelle, e anche dal loro genere, tanto che le discriminazioni finivano spesso per ostacolare la risoluzione dei problemi e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. E' comunque un film leggero, incentrato sul carattere delle donne e sulla loro capacità di prevalere, adattare il sistema alle loro necessità quando serve, o scardinarlo addirittura, grazie a orgoglio, determinazione, e carattere.

Mi è piaciuto, per cui lo consiglio!



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martedì 11 luglio 2017

Gli ingredienti naturali sono...

Glauco Silvestri
Già negli anni Settanta la International Flavors & Fragrances, un’azienda di New York che produceva additivi alimentari, pubblicava un rapporto annuale in cui si difendeva contro la crescente minaccia dei «cibi naturali», spiegando perché quelli sintetici erano meglio. Con toni allarmati l’azienda faceva notare che gli ingredienti naturali erano «una miscela caotica di sostanze create da piante e animali per scopi del tutto non alimentari: la loro sopravvivenza e riproduzione». Questi composti sospetti erano «consumati dagli uomini a loro rischio e pericolo».

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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lunedì 10 luglio 2017

Time Lapse - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E per l'ennesima volta torniamo a parlare di viaggi nel tempo... Più o meno! Time Lapse affronta questa abusata tematica di fantascienza in modo curioso, costruendoci dietro un thriller forse non troppo spaventoso, ma dai risvolti che finiscono per sorprendere.

Siamo ai giorni nostri, in un condominio qualunque. Tre ragazzi, Jasper, Finn e Callie, convivono nello stesso appartamento da ormai parecchio tempo. Finn e Callie stanno assieme. Lui fa il pittore. Jasper è un amico di lunga data di Finn, ama le corse dei cani, è uno scommettitore, ed è quello che porta le 'pillole' alle feste. Finn è il solito buono e disponibile. Ospita l'amico squattrinato, aiuta i vicini nei piccoli problemi casalinghi, ha una buona parola per tutti, e fa un po' da custode all'intero condominio, tanto che possiede le chiavi degli scantinati, e degli appartamenti, per i lavoretti di emergenza. E di emergenza si tratta, quando Finn scopre nelle cantine il cadavere dell'uomo che viveva proprio di fronte a lui. Un vecchio scienziato inconcludente - pensavano tutti - ma quando i tre ragazzi si recano a casa sua per trovare qualche parente da avvisare, ecco che scoprono di essere stati spiati per parecchio tempo dallo scienziato. C'è uno strano macchinario puntato verso la finestra del loro salotto, e le pareti della stanza sono tappezzate di immagini scattate quotidianamente - alle otto di sera di ogni giorno - della loro vita. La cosa particolare è che sulla macchina è presente una polaroid, la più recente, e l'immagine che compare è qualcosa che non è mai accaduto.
Ci vuole poco perché i tre ragazzi comprendano lo scopo della macchina. L'apparecchio scatta ogni sera alle otto una istantanea di ciò che avverrà il giorno successivo, sempre alle otto.
Fatta la scoperta, dopo lunghi tentennamenti, i tre ragazzi decidono di mettere alla prova la macchina, di non avvisare nessuno della morte dello scienziato, e nei primi giorni tutto sembra andare proprio come loro si aspettano. A quel punto Jasper propone di sfruttare la situazione, e di appendere al vetro i risultati delle corse dei cani, così da poter scommettere e vincere dei bei soldi. Una mossa innocente, forse, solo che l'ingordigia di Jasper fa sì che nascano dei sospetti al suo bookmaker, un poco di buono, e la situazione degenera fino a...

Nel raccontare la vicenda ho evitato di citare alcuni dettagli della macchina, fondamentali per l'effetto sorpresa, e soprattutto per alimentare ancora di più la tensione mentre si guarda la pellicola. Il cast è buono, così come la narrazione e la regia. La tematica è più o meno già nota, ma per lo meno in questo caso c'è un tocco di originalità nell'usare la fotografia. Originale anche lo sviluppo thriller della storia, con un finale che difficilmente ci si aspetta.

Bello!


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domenica 9 luglio 2017

La Cura del Benessere - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi mi dedico a un thriller, La Cura del Benessere, che per certi versi potrebbe essere definito gotico, o per lo meno 'fantastico', che è capace di camuffare le proprie sembianze grazie a una regia, e a una narrazione, che spesso discostano da questo tipo di tematica.

Siamo ai giorni nostri. Una grossa società di Trading si trova sull'orlo di una indagine finanziaria che potrebbe minare i suoi progetti di fusione con un altro colosso. Per ovviare a questo problema sarebbe necessario rintracciare uno dei soci fondatori della società, solo che questi si è ritirato in una SPA tra i monti svizzeri per potersi rigenerare dallo stress quotidiano. E' quindi necessario andare fin là per convincere l'uomo a tornare a dirigere l'azienda, e per questa missione viene scelto un giovane e arrembante, nonché ambizioso, Broker che sogna di entrare nel CEO del gruppo.
Il ragazzo parte alla volta di questo misterioso centro benessere, e quando arriva nella remota località in cui è situato, capisce subito di trovarsi 'fuori dal mondo'. Lì i cellulari non prendono. La gente del paese è scontrosa e poco disponibile sia verso i forestieri, sia verso coloro che lavorano e frequentano la clinica. La clinica stessa è strana, ha regole ferree, e sembra non gradire interferenze esterne.
Il ragazzo non si arrende e quasi riesce nel suo intento di contattare il socio fondatore della società per cui lavora, ma un incidente d'auto rovina i suoi piani. Viene ricoverato nella clinica stessa con diverse contusioni e una gamba rotta, e al suo risveglio sono passati giorni e giorni senza che lui riesca a ricordare nulla...

C'è mistero in questa vicenda. All'inizio sembra la storia di un ragazzo stressato a cui riaffiorano tutti gli incubi del suo passato. Poi si inserisce il fattore complotto, lo strano comportamento dei pazienti della clinica, nonché del personale che vi lavora. E infine arriva la legenda. Il castello bruciato nel medesimo punto in cui oggi sorge la clinica, gli strani esperimenti che il conte faceva sulla popolazione locale, e... Le anguille che sembrano comparire ovunque, e sparire con la medesima velocità.
Favolosa la fotografia, e il cast è convincente, per quanto sia composto da volti che proprio non riesco a ricordare. Eppure Jason Isaacs compare in molti film che ho visto, a partire da Carabina Quigley, Punto di non ritorno, Armageddon, eccetera eccetera, fino ai giorni nostri con un paio di Harry Potter e Fury. Per lo meno Dane Dehaan l'ho visto solo in Chronicle. A ogni modo è un ottimo cast. E il film è davvero convincente.

Al cinema è passato quasi inosservato ma... Lo consiglio.


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sabato 8 luglio 2017

#Bologna Fotografata - #Mostra #Fotografica

Glauco Silvestri
L'archivio ottocentesco
delle fotografie comunali
Nell'ex sottopasso di Piazza Maggiore, a Bologna, è in corso in questo momento una mostra fotografica dedicata alla storia della città. Oltre tre secoli di storia, in 200 immagini - se non erro - provenienti dall'archivio storico della città. Immagini che ci mostrano la città alla fine dell'ottocento, quando ancora i canali non erano stati interrati, e quando Piazza Maggiore aveva un aspetto molto diverso da quello a cui siamo abituati. Immagini del primo novecento, della prima guerra mondiale, della seconda guerra mondiale, e immagini attuali, sia delle violente rivolte studentesche degli anni settanta, la strage della stazione, ma anche cose piacevoli, come i grandi spettacoli musicali, gli eventi più importanti, e i personaggi storici, sia politici, sia militari, sia artisti... Tutti!

Le coltivazioni di grano in città durante
la seconda guerra mondiale
Ovviamente il fascino maggiore di questa raccolta proviene dalle foto antiche, perché la quotidianità è nota a tutti i bolognesi e affascina sicuramente meno di una visione della città così come non lo si era mai vista, e che ci è stata raccontata dalla voce dei nostri nonni, e bisnonni. 

Ma c'è da sorprendersi nell'osservare una carrellata così vasta di immagini. Sorprendersi di fronte ai giardini cittadini - e non solo - coltivati a grano per sfamare la popolazione durante la guerra. 


L'Arena del Sole durante uno spettacolo diurno.
C'è da stupirsi nel vedere l'Arena del Sole così com'era quando non aveva il tetto, e ove gli spettacoli teatrali venivano rappresentati di giorno.

La gioventù Hilteriana in parata in Piazza Maggiore.
Fanno impressione le foto in cui viene immortalata la gioventù fascista, in divisa a pochi anni d'età, schierata in piazza come fosse un esercito, e fiera di portare i vessilli di un credo politico tanto estremo. 
Un gruppo di infermiere durante una esercitazione militare.

E altrettanto impressionante è l'immagine delle infermiere con le maschere a gas, immortalate durante una esercitazione militare, o del primo Giro dell'Emilia del dopoguerra, immortalato tra le rovine di Pianoro durante la competizione.

Il primo Giro dell'Emilia tra le rovine di Pianoro nel dopoguerra.
Non mancano i momenti felici. Dallo scatto che immortala i supporter del Bologna Calcio sotto la neve, alla foto di Lucio Dalla assieme a Binelli, entrambi vestiti con i colori della Virtus.
I supporters del Bologna Calcio sotto la neve
E poi foto di Morandi pittore, Morandi cantante, di Guccini, di Andrea Pazienza, di Bonvi, Vasco, e tanti tanti altri personaggi nati e cresciuti nella città turrita. 

Dalla e Binelli con i colori della Virtus
Non mancano i grandi nomi dell'arte e della musica ospitati dalla città. Dai grandi Jazzisti a i Rocker d'oltre oceano.

Non mancano ovviamente i grandi amministratori della città, quelli lungimiranti, coloro che fecero del bene, e coloro che la portarono nel nuovo millennio con idee avveniristiche e che oggi sono d'uso comune un po' ovunque (la prima tangenziale in Italia, la prima mensa self service in Italia, eccetera eccetera). E così si prosegue di foto in foto, intervallando le immagini con brevi filmati, con teche contenenti macchine fotografiche storiche, usate dai fotografi che poi sono gli autori delle splendide immagini esposte in mostra.

Dei giorni nostri, oltre alle immagini di repertorio di grande importanza, è presente un angolo dedicato a un contest tutto bolognese, ove è possibile partecipare grazie a Instagram. Un contest che vuole proporre immagini che rappresentano la Bologna Inusuale, le persone, il lavoro, i luoghi simbolo. Quattro temi le cui immagini più coinvolgenti saranno esposte nell'ultima sala della mostra, così che essa possa essere contestuale, e oltre a raccontare il passato della città, ci mostri anche l'attualità in tempo reale. 

E per finire, come mia abitudine, un breve video che può darvi un assaggio delle immagini che troverete alla mostra.


L'esposizione è aperta dal 6 giugno passato fino al 30 settembre prossimo. L'ingresso costa pochi euro, e li vale tutti. E' aperta tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10 alle 20 (weekend e festivi) o dalle 14 alle 20 (giorni feriali).

Per maggiori informazioni: qui e qui.


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venerdì 7 luglio 2017

Omicidio all'Italiana - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Non vedevo l'ora di poter rivedere Omicidio all'Italiana, lo ammetto. E' raro che io mi lasci coinvolgere dalla comicità sguaiata che il cinema italiano propone in questi ultimi decenni; io sono più attratto dalla vecchia e classica commedia all'italiana - quella degli anni sessanta, settanta, e anche ottanta, per intenderci, escludendo Totò (n.d.r. Mio limite!), ed escludendo i cinepanettoni (n.d.r. Che non Sopporto proprio). Eppure questo film mi ha sedotto, fatto ridere, e soprattutto, mi ha fatto dimenticare tutte le rogne del quotidiano.

Siamo ad Acitrullo, piccola e sperduta località abruzzese. Pochi abitanti, tutti anziani, e un sindaco improbabile che fa di tutto per ridare vita alla località, e per portarla nel nuovo millennio... Ovviamente con risultati tragicomici. La fortuna di Acitrullo viene dalla burbera contessa che vive proprio in paese. Lei è praticamente lo sponsor di ogni attività comunale, sia in vita, che dopo morta. E' infatti con la sua morte che il destino di Acitrullo viene a cambiare. La 'brillante' idea del sindaco di trasformare una banale morte per soffocamento in un omicidio attira i media in paese, e dopo poco, ecco arrivare anche l'orda di turisti del macabro. Acitrullo diventa una località apprezzata e amata dagli italiani, nel frattempo in televisione la conduttrice di 'Chi l'Acciso?' svolge le proprie indagini per inchiodare l'assassino, e per alzare lo share - ovviamente!
E altrettanto ovviamente la fama di Acitrullo è destinata a non durare a lungo... Ma non vi voglio svelare come va a finire... Perché il finale è da piegarsi in due dalle risate.

Bravissimo Maccio Capatonda nei panni di Piero Peloso, il sindaco di Acitrulla. Ottimo anche Herber Ballerina, nei panni del fratello Marino Peloso. Incommensurabile è la Ferilli nei panni della fatalona conduttrice di 'Chi l'Acciso?'. Bellissime le ambientazioni, surreale la trama... Che dire di più?

Guardatelo e fatevi due risate genuine.


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giovedì 6 luglio 2017

Morgan - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Con Morgan torniamo a parlare in Intelligenze Artificiali, e di manipolazione genetica. Morgan (progetto L-9) è il fior fiore di una ricerca segreta di una corporation americana. Lo sviluppo di Morgan è un che di incredibile, e le speranze sono tra le più rosee, quando però accade un incidente, e poi un altro. Quattro anni di vita, Morgan ha già il corpo di una sedicenne, ma la mentalità di una bambina, e per di più è programmata per... Non ve lo posso dire. Il fatto è che, durante una passeggiata nel bosco con uno dei suoi supervisori, Morgan vede un cervo ferito... E invece di impietosirsi come farebbe un bambino, per non farlo soffrire, gli spezza l'osso del collo. Per questo motivo Morgan viene chiuso nella sua stanza, non tanto come punizione, piuttosto come precauzione, per evitare che faccia del male a qualcun altro. Sfortunatamente, per quanto la parte logica di Morgan comprenda questo fatto e lo accetti, la parte emotiva non riesce a comprendere cosa abbia fatto di male. E durante un colloquio con la psicologa del gruppo, ha uno scatto d'ira e la colpisce ripetutamente a un occhio.
Ed è qui che entra in gioco Lee Weathers, una problem solver della compagnia, la quale deve capire se terminare l'esperimento prima che accada un disastro come a Helsinki (n.d.r. Immagino con il progetto L-8), o contenere i fatti e proseguire con lo sviluppo di Morgan.
Con l'arrivo di Lee, nel centro di ricerche tutto si fa più teso. Lei è fredda e calcolatrice, ma in effetti non fa nulla per mettere a disagio gli scienziati che hanno sviluppato, e stanno studiando, Morgan. Il fatto è che questi vivono in un totale isolamento da parecchi anni, e forse non sono più in grado di gestire qualcuno che venga da fuori... Ma tutto precipita quando arriva un secondo valutatore, uno psicologo specializzato in A.I., il quale mette sotto torchio emotivo Morgan, e ne scatena una rabbiosa reazione. Morgan uccide lo psicologo, e per ciò Lee decide per la sua eliminazione.
Sfortunatamente gli scienziati si ribellano a questa decisione, e permettono a Morgan di fuggire, non senza pentirsene, perché questa, prima di tentare la fuga, per vendetta a causa della sua precedente reclusione, uccide praticamente tutti, tranne l'unica che la accompagnava all'aperto, con la quale aveva instaurato un vero e proprio rapporto di amicizia.
Rimane solo Lee all'appello, che gli darà una caccia spietata, fino a...

Ok. Forse la trama non sarà delle più originali, ma di sicuro il finale sorprende, per quanto gli indizi della 'rivelazione' compaiano spesso durante la visione del film. E no, non vi preannuncio di cosa si tratta. E' interessante l'idea di creare una A.I. biologica, inserendo delle nano macchine nel corpo di un embrione umano mentre ancora questo è in fase di sviluppo. Banale è l'idea di creare il 'solito' super soldato. Difatti Morgan risulta essere così aggressiva proprio perché possiede tutte le nozioni tattiche di un soldato dei corpi speciali, ma ha la mente di una bambina capricciosa.
Film crudo, con una buona interpretazione da parte di Paul Giamatti, e una perfetta freddezza da parte di Kate Mara. Meno convincente Anya Taylor-Joy nei panni di Morgan, ma è un'attrice giovane e deve ancora farsi le ossa. 

Giudizio finale? Film godibile, non perfetto, ma che si guarda volentieri.


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mercoledì 5 luglio 2017

Numero Undici - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
E' l'undicesimo romanzo di Coe, ma è il primo di questo autore che leggo. Numero Undici mi ha attratto per via della trama, che vi riporto pari pari così poi ne discutiamo assieme:
L'undicesimo romanzo di Jonathan Coe è una storia dei nostri tempi: dal suicidio di David Kelly, lo scienziato britannico che aveva rivelato le bugie sulla guerra in Iraq, agli anni austeri della Gran Bretagna che conosciamo oggi. È un romanzo su quell'infinità di piccole connessioni tra la sfera pubblica e quella privata, e su come queste connessioni finiscano per toccarci, tutti. È un romanzo sui lasciti della guerra e sulla fine dell'innocenza. È un romanzo su come spettacolo e politica si disputino la nostra attenzione, e su come alla fine probabilmente è lo spettacolo ad avere la meglio. È un romanzo su come 140 caratteri possono fare di tutti noi degli zimbelli. È un romanzo su cosa significhi vivere in una città dove i banchieri hanno bisogno di cinema nelle loro cantine e altri di banche del cibo all'angolo della strada. È un romanzo in cui Coe sfodera tutta la sua ingegnosità, il suo acuto senso della satira e la sua capacità di osservazione per mostrarci, come in uno specchio, il nuovo, assurdo e inquietante mondo in cui viviamo.
Scopro dai commenti al romanzo, di chi ha letto altre opere di Coe, che in questo romanzo si vanno a ripescare personaggi di altre sue opere, e in particolare i membri della famiglia Winshaw, dei veri e propri squali della società benestante inglese. La narrazione è ad anello. Inizia con il racconto di due bambine - Alison e Rachel - che fanno amicizia durante una breve vacanza dai nonni, e finisce con Rachel che scrive un romanzo ove per incipit racconta quel famoso giorno vissuto a casa dai nonni con la sua migliore amica Alison. In mezzo accade di tutto. Dalla partecipazione a un reality da parte della madre di Alison (n.d.r. Meteora della Musica inglese), agli assurdi lavori come insegnante privata svolti da Rachel. C'è persino spazio per un piccolo giallo poliziesco alla Sherlock Holmes in cui si investiga sulla morte di alcuni comici satirici.

Il romanzo si legge che è una meraviglia. Ha un linguaggio pulito, liscio, affascinante, delicato. E' raro leggere qualcosa di scritto così bene. Ma le vicende narrate sono tirate proprio per i capelli. Undici è un numero ricorrente. L'autobus preso tutti i giorni da un personaggio, l'indirizzo di una festa in cui accade un evento scatenante per tutto ciò che segue nel libro, eccetera eccetera. In pratica sembra quasi che questo libro sia più un'opera celebrativa del numero undici, titolo compreso, che la costruzione di una 'vera' vicenda che meriti di essere raccontata. E' scritto bene, e gli eventi sono anche divertenti da leggere, ma tutto sta in piedi per legami molto labili, delicati, ove poi con il finale si cerca persino di... Di fare cosa?

Non so. Non sono convinto. Si legge che è un piacere, ma dalla lettura mi son rimasti più dubbi che soddisfazioni.



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martedì 4 luglio 2017

Un pensiero di Thoreau

Glauco Silvestri
Mi venne in mente un pensiero di Thoreau: «L’uomo è diventato strumento dei suoi strumenti».

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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lunedì 3 luglio 2017

Terminus - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Siamo in un futuro prossimo. Gli Stati Uniti sono coinvolti in una guerra in Medio Oriente ove ormai tutti i grandi paesi sono coinvolti, dall'una e dall'altra parte, per i propri interessi personali. Russia, Cina, e America sono ai ferri corti. Si rischia il terzo conflitto mondiale. In questo contesto, in una piccola cittadina americana, un uomo finisce fuori strada a causa di un piccolo meteorite. Ferito gravemente, convinto di dirigersi verso un possibile soccorso, l'uomo esce dalla vettura distrutta per dirigersi verso la luce, ma raggiunge il meteorite, che però non è un meteorite, bensì una forma di vita aliena. Cade a terra esanime, e l'alieno lo avvolge con i suoi strani tentacoli, curandolo, salvandogli la vita.
L'uomo viene ritrovato dalla figlia, sta perfettamente bene, e persino il suo rene malato è tornato a posto. Non appena gli è possibile, l'uomo torna sul luogo dell'incidente, prende l'alieno, e con l'aiuto di un amico lo porta a casa sua, per nasconderlo. L'amico è un ex militare americano, congedato per aver perso una gamba in battaglia. Ovviamente il contatto con l'alieno gli fa ricrescere - tra dolori atroci - l'arto. Ma ciò che segue è quasi peggio, perché l'alieno comunica con loro attraverso delle visioni che si verificano sia nel sonno, sia col contatto diretto. Preannuncia una guerra nucleare, e spiega ai due come fare per proteggere loro stessi e la loro famiglia. Nel frattempo il governo americano, a conoscenza di questa forma di vita extraterrestre, sta rastrellando l'intero paese in cerca di esemplari alieni per poterne sfruttare le potenzialità in guerra...

Terminus è una pellicola a basso budget che comunque sa stupire per gli effetti speciali. La trama è intricata ed è legata ai personaggi presentati nella vicenda: un uomo che ha perso la moglie, e il lavoro, per via della crisi economica dovuto al conflitto; un veterano senza una gamba che lavora in un centro di riabilitazione; una ragazza che a diciott'anni ancora non riesce a somatizzare la perdita della madre; dei Man in Black senza scrupoli, e dei Man in Black con degli scrupoli. E poi c'è questo strano alieno, a metà tra il vegetale e l'animale, con buone intenzioni, e come sempre braccato dalle autorità. 
C'è un briciolo di ET in questa vicenda, c'è un briciolo di Arrival, ma c'è anche parecchio di Biblico. E' evidente che non voglio svelare il 'come va a finire' ma posso sicuramente affermare che questo film non delude.
Ovvio che non c'è molta azione, giusto una breve scaramuccia sul finale, ma del resto la vera fantascienza, quella che regala emozioni a lungo termine, è quella che racconta una storia, e non quella che stupisce con effetti speciali. Eppure qui c'è una discreta CGI, discreta perché non roboante, e discreta perché è efficace.

Promosso!



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domenica 2 luglio 2017

La Battaglia di Hacksaw Ridge - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Finalmente un bel film di guerra. E visto che il mio inglese funziona a ore alterne con questo caldo, questo titolo me lo sono guardato in italiano.
Al cinema è arrivato ed è sparito in un lampo... La Battaglia di Hacksaw Ridge è invece un film potente, carico di emotività, di realismo, di dramma, e per di più racconta una storia vera. 

Il film ci parla di Desmond T. Doss. Un ragazzino - all'epoca - di diciotto anni, obiettore di coscienza, che si arruola volontario nell'esercito per diventare medico in prima linea. Figlio più piccolo di una famiglia disastrata, dove il padre è preda dall'alcolismo e dalla depressione sin dal suo ritorno in patria dopo aver combattuto la prima guerra mondiale, il ragazzo decide di non imbracciare mai un'arma in vita sua, ma di dover comunque fare qualcosa contro il dilagare del nazismo. E' la sua ragazza a indirizzarlo verso la medicina, e... Be', potete immaginarlo, quando Doss arriva al campo di addestramento sin da subito si fa notare, e si fa odiare.
Tra maltrattamenti, sia dai camerati, sia dai superiori, processi, prigione, e vessazioni continue, Doss mantiene la propria linea di condotta, stoico, e convinto di fare la cosa giusta. Sarà il padre, grazie ad alcune amicizie fatte in guerra, a trovare il modo per evitare al figlio la corte marziale e la prigione a vita. E così Doss riesce ad andare in guerra, non in tempo per sconfiggere i tedeschi, ma di sicuro per mostrare il suo valore sul suolo giapponese.
Hacksaw Ridge è un altopiano. E' la strada per raggiungere Okinawa. E' il primo passo per la sconfitta del Giappone. Ma Hacksaw Ridge è pressoché inespugnabile perché i giapponesi sono dei combattenti che non danno tregua, e che non si arrendono mai. Quando il battaglione in cui si trova Doss arriva a Hawsaw Ridge sembra quasi che gli americani possano davvero farcela a superare l'ostacolo. Il primo scontro, nonostante le numerose perdite, si conclude con una vittoria strepitosa. Ma all'alba del giorno successivo una nuova ondata di giapponesi ricaccia i soldati americani sulla spiaggia da cui erano venuti. Sul campo di battaglia rimane solo Doss, che da solo, senza armi, comincia a cercare feriti sul campo di battaglia...

Il realismo di questa pellicola è quasi disturbante. I soldati che camminano tra le viscere di chi aveva combattuto prima di loro, le esplosioni che fanno a pezzi i corpi ancora vivi, le pallottole che passano da parte a parte gli elmetti, la paura di chi si rannicchia in un angolo tremante, e la temerarietà di Doss, che senza fucile avanza in quell'inferno cercando di salvare i feriti. Un film tosto, davvero ben realizzato, con momenti di riflessione e momenti di pura azione. Una storia incredibile, e un personaggio... Una persona incredibile. Tanto che ci si commuove ad ascoltare le testimonianze di chi fu salvato da Doss, e di chi combatté al suo fianco.

Questo è un film da vedere, assolutamente, e...

Ah, a proposito: La regia è di Mel Gibson, per cui se avete intenzione di vederlo, preparatevi perché è un regista che raramente lascia allo spettatore un attimo di respiro.



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