mercoledì 21 giugno 2017

Robot World - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
E' un periodo, questo, che mi sento attratto dai film che esulano dal circuito cinematografico canonico. Nel mondo della fantascienza esiste una vasta produzione di pellicole che non sono mai state proiettate sul grande schermo, ma che meritano visibilità, non fosse altro per il fatto che hanno trame più interessanti e meno legate agli effetti speciali, o al desiderio di fare botteghino,  e di conseguenza di piacere a un pubblico estremamente eterogeneo.

Robot World è uno di questi film. La storia è ambientata in una galassia lontana, dove un esperto pilota di astronavi viene incaricato di una missione esplorativa verso un pianeta lontano dove è stata identificata una forma di vita intelligente. Per fare ciò si sfrutta un sistema di viaggio sub-luce che potrebbe ricordare uno stargate. In pratica viene mandato con mezzi convenzionali una porta sub luce in orbita al pianeta che si vuole visitare. Una porta analoga è sul pianeta di partenza. Entrambi i sistemi sono completamente automatizzati. Passando con una navetta all'interno di questa porta si compare quasi istantaneamente dall'altra parte. 
Al capitano James però le cose vanno male. 
Il suo scopo è quello di un viaggio esplorativo in orbita, senza stabilire un contatto con la razza aliena, ma qualcosa va storto, la sua capsula precipita al suolo, e lui si ritrova isolato, a milioni di anni luce da casa. Fortuna vuole che esiste il portale, che permette di comunicare abbastanza velocemente con il pianeta madre... Ma i messaggi - pur partendo regolarmente - non sembrano avere risposte. 
Per nulla sfiduciato, il capitano comincia a esplorare il pianeta sconosciuto. Ci sono parecchi segni di forme di vita intelligente. Muri, strade battute, costruzioni fatiscenti, ma non ci sono tracce di vita. L'esplorazione prosegue lentamente, fintanto che il capitano non si imbatte in una macchina, funzionante, che però pare aggressiva...

Si comprende [scusate lo spoiler] solo dopo parecchio tempo che il Capitano James è in realtà un alieno di forma umana, e che sta esplorando il suolo inglese. Quando compare il Vallo di Adriano, tutto si fa confuso, e ancora di più quando viene mostrata la bandiera britannica su una etichetta stampigliata in uno dei robot che il capitano incontra e affronta. Già! Perché dal momento in cui gli alieni identificano il nostro pianeta, al momento in cui riescono a raggiungerlo, da noi scoppia la terza guerra mondiale. Una guerra che comincia con le bombe nucleari, ma che prosegue con robot combattenti autonomi nel momento in cui la popolazione si rifugia nel sottosuolo per proteggersi dalle radiazioni. Solo che... Non si può vivere per sempre nel sottosuolo, e così quando il Capitano James arriva sul nostro pianeta, trova solo il lieto benvenuto di macchine programmate per distruggere, combattere, senza però nessuno più che possa reclamare la vittoria finale.
Ma cos'ha scatenato questa guerra? E' la rivelazione finale di questa pellicola, che però non voglio rivelare, perché è scioccante, così come non vi rivelerò se il Capitano James riuscirà o meno a tornare a casa propria.

Film intenso, dai ritmi cadenzati come quelli di un metronomo, basato molto sulla capacità espressiva dell'unico attore presente, ma con pochissimi dialoghi, e/o monologhi, e ancor meno azione. Chi ama le pellicole movimentate viene sicuramente deluso, e probabilmente si annoierà a morte, chi invece preferisce film più riflessivi e meno movimentati, potrebbe apprezzarlo. La regia non è di quelle che tutti amano, le riprese sono spesso e volentieri prese con uno stile molto simile al found footage, con telecamera a spalla, e di conseguenza inquadrature mosse e/o in movimento. In questo caso a me è sembrata calzante, ma è una questione di gusti...

Per concludere: Film interessante. Dategli una chance.



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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