venerdì 7 aprile 2017

Art Decò - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri

Con la fine della Prima Guerra Mondiale in tutto il mondo c'è una gran voglia di vita e di spensieratezza. L'arte è ovviamente il canale attraverso il quale una cultura nascente espone i propri desideri e le proprie pulsioni, e nella nascita prorompente dell'Art Decò (n.d.r. Diminutivo di Arte Decorativa) si può respirare profondamente questo desiderio di 'aria nuova'. 

Alberto Martini, Rtratto di Wally Toscanini (figlia del famoso compositore)
Ma l'Art Decò non fu un semplice movimento artistico, bensì fu uno stile di vita, un nuovo modo di affrontare l'oggi e il domani, un modo di approcciarsi alla vita completamente diverso da ciò che si era conosciuto prima della Guerra Mondiale, un desiderio di esprimersi eclettico, colorato, mondano, e più internazionale. C'è la ricerca del lusso e dell'effimero, c'è voglia di stare bene, di divertirsi, di dimenticare ciò che è accaduto solo pochi anni prima del suo avvento. Tutto ciò lo si vede negli arredi, nelle opere d'arte, negli oggetti di tutti i giorni... 

Una Fruttiera prodotta da Richard Ginori
e disegnata da Gio Ponti
Arte che si ispira al neoclassico per rivoluzionarlo, ispirandosi allo stile Liberty della fine dell'ottocento, e strizzando l'occhio anche ad artisti che dovrebbero essere off-limits, come Klimt, un anarchico in un periodo in cui l'anarchia e l'instabilità fanno paura perché c'è bisogno di solidità politica per poter ricostruire dalle macerie del passato. 

Uno stile artistico che per la prima volta strizza l'occhio all'industria manifatturiera. La lavorazione del ferro non spaventa più, e la riproduzione di opere d'arte è desiderato a tal punto che in tutte le case cominciano a comparire le ceramiche di Richard Ginori, a quel tempo messe in luce dalla maestria di Ponti.
Si scopre anche l'industria metallurgica, le nuove tecnologie, e l'uso del ferro, del metallo, diventa elemento importante per l'espressività di questo nuovo motore culturale.

L'Isotta Fraschini di D'annunzio
Le cancellate acquistano forme eleganti e affascinanti, così come i lampioni, e le lampade a stelo in ferro battuto. L'edilizia diventa più esuberante e ambiziosa. Le automobili diventano eleganti, colorate, affascinante e 'femminili'. L'Isotta Fraschini di D'Annunzio, esposta alla mostra, ne è l'esempio lampante.
E' un momento importante per l'arte italiana, che riprende vigore e diventa motore di questa nuova corrente espressiva. Gli altri la seguiranno, i francesi la imitano e ne amplificano la sua verve. Tutti guardano all'Art Decò come a una sorta di rinascita dalle ceneri del passato. Tutto comincia a ruotare attorno a essa, l'industria metallurgica, l'architettura, e persino il mondo della pubblicità viene influenzata da questa nuova corrente.
Leopoldo-Metlicovitz
Turandot-1926.
L'esempio lampante di questa nuovo stile grafico è sicuramente la locandina del Turandot di Puccini; ma non solo per ciò che riguarda l'arte e il teatro, anche le pubblicità di località turistiche, delle crociere, dei prodotti commerciali, dalle bevande a... Qualunque altro oggetto fosse in vendita.
E' un periodo in cui l'eleganza diventa un elemento fondamentale della vita, eleganza, allegria, e voglia di vivere. Ciò si riflette ovviamente anche nella musica e nel ballo. E grazie ai grandi Expo biennali organizzati a Milano e a Monza, proprio nel decennio in cui questa forma espressiva ha il massimo del suo splendore, tutto ciò si proietta in ogni angolo del globo.

Sfortunatamente tutto ciò dura solo pochi anni, l'Art Decò, poco più di un decennio, dalla fine degli anni '10 e l'inizio degli anni '30, quando sarà velocemente sospinto via dal 'novecentismo', dal Futurismo, e dalle politiche forti che condurranno a ciò che sappiamo bene, la Seconda Guerra Mondiale. Non scompare l'Art Decò, non certo così in fretta, e specie negli Stati Uniti tenta di resistere fino ai primi anni '40 del novecento, ma lo spirito iniziale è già perduto e questi ultimi sprazzi sono solo l'ombra di ciò che ha, per certi versi, lanciato nel mondo il 'Made in Italy'.

Un cartellone pubblicitario della Cinzano
L'esposizione è piuttosto vasta. Per vederla tutta, con attenzione, e qualche pausa per riposare le gambe, ci ha rubato quasi quattro ore, dalle tre del pomeriggio alle sette di sera. Le opere sono tantissime, e come ho già anticipato, vanno dalle sculture, al vasellame, ai quadri, a costruzioni in ferro battuto, senza dimenticare gli abiti, arazzi, tessuti, e persino ornamenti per le grandi navi da crociera, nonché gli arredi dei treni di lusso, e dei salotti dei benestanti. Non manca un angolo dedicato al Vittoriale di D'Annunzio, di cui ho già parlato in passato, e che forse rappresenta l'apoteosi dell'espressione Decò in Italia.

Qui di seguito potete osservare un breve video che permette di fare una passeggiata virtuale tra le mura del complesso museale San Domenico di Forlì, dov'è - ovviamente - ospitata l'esposizione.


Maggiori info le trovare qui, qui, qui e qui.



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

3 commenti:

  1. Meravigliosa. Io purtroppo queste mostre finisco quasi sempre col perdermele, mannaggia...

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    Risposte
    1. Io e la mia morosa facciamo carte false per andarle a vedere... Mai un weekend libero, in pratica, a meno che non si abbia 40 di febbre :-D

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    2. E allora non ti offenderai se ti dico che sono un po' invidioso ;-)

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