martedì 22 agosto 2017

Il Salmone è meglio del Manzo?

Glauco Silvestri
Secondo la vulgata dietologica moderna mangiare salmone fa sempre meglio che mangiare manzo, ma questo è vero solo se il primo si è nutrito di krill e il secondo di erba. Nel caso di bovini allevati al pascolo e di salmoni industriali, potrebbe essere vero il contrario: forse sarebbe più sano preferire la carne di manzo. (Anche il rapporto tra omega-6 e omega-3 è migliore negli animali che brucano erba: due a uno, rispetto al dieci a uno di quelli che mangiano mais). La specie in sé in certi casi importa meno del modo in cui si è nutrita.

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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giovedì 17 agosto 2017

Cancellazione del Dominio

Glauco Silvestri
Non preoccupatevi... Si tratta di una breve comunicazione di servizio, non c'è alcuna intenzione di chiudere il blog.

Da domani, 18 Agosto 2017, il dominio glaucosilvestri.it non sarà più attivo.

Per accedere a questo blog sarà quindi necessario usare il link http://glaucosilvestri.blogspot.it.

Saranno disattivati i seguenti link:
www.glaucosilvestri.it
blog.glaucosilvestri.it
imtheslayer.glaucosilvestri.it

Che diventeranno rispettivamente:

Vi prego di aggiornare i vostri preferiti su browser, e il vostro feed reader, sempre nel caso vogliate continuare a seguirmi.


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mercoledì 16 agosto 2017

Pane e Tulipani - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Voi non ci crederete... Fino all'altra sera io non avevo mai visto Pane e Tulipani. Ero curioso di vederlo, ma per un motivo o per un altro, ho sempre rimandato, e rimandato, e rimandato... Ma l'altra sera, finalmente, l'ho visto: ed è un film stupendo.

La commedia ci racconta una storia da tutti i giorni, dove Rosalba, casalinga di Pescara, viene dimenticata in autogrill durante una sosta di una gita organizzata. Un po' offesa dal comportamento incurante, se non addirittura arrogante, di marito e figli, la donna decide di non attendere il ritorno del pullman e di fare l'autostop, per tornare a casa da sola. Destino vuole però che, tra una chiacchiera e l'altra con i conducenti delle auto che le danno un passaggio, si ritrovi a Venezia, città dove non è mai stata prima, e che da sempre sognava di vedere. 
Ecco, da Venezia Rosalba non vuole più andare via. Ha trovato una persona cortese che la ospita nel suo appartamento, un lavoro appagante da un vecchio fioraio con un braccio rotto, e una fedele amica che lavora in appartamento facendo massaggi terapeutici. Il Marito - Mimmo - non sa che pesci pigliare. Non sa neppure dove si trovi esattamente la sua Rosalba, per cui incarica Costantino - che in realtà si era presentato nella sua ditta per un lavoro da idraulico - di andare a cercare la moglie.

Il film ci parla di sentimenti genuini, dell'amicizia, del desiderio di sentirsi appagati, della voglia di vivere. Tutti i personaggi hanno problemi come quelli che di sicuro abbiamo noi; vite complesse, mai soddisfacenti al 100%, e desideri inespressi che - a volte - neppure si riesce a realizzare nonostante siano facili da ottenere.
Bravissimi tutti nella costruzione della vicenda, seguiti dalla regia attenta, ma semplice, di Silvio Soldini. Ottimo Bruno Ganz, nei panni di Fernando, un uomo affranto e piegato in due dagli eventi, con una parlata elegante e... Davvero affascinante. Magari tutti quanti parlassimo come lui, vivere sarebbe come far parte di una poesia.

Insomma... E' un film completo, che fa sorridere, che fa riflettere, che sa intrattenere, a cui non ho trovato difetti. Davvero ben interpretato e ben costruito. Da vedere assolutamente.

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martedì 15 agosto 2017

Ferragosto

Glauco Silvestri
Ferragosto! Anche in questo strano 2017 è giunto il giorno in cui ricordare questa antica festività. E' una festa antica, di origine romana, che ci siamo tramandati di secolo in secolo. La festeggiamo qui in Italia, ma anche all'estero, a San Marino.

Wikipedia mi racconta che:
Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall'imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle già esistenti festività cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica, i Nemoralia o i Consualia. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso che, nella religione romana, era il dio della terra e della fertilità. L'antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti.
Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l'impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il "Palio dell'Assunta" che si svolge a Siena il 16 agosto. La stessa denominazione "Palio" deriva dal "pallium", il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle corse di cavalli nell'Antica Roma.
In occasione del Ferragosto i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia: l'usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.
La festa originariamente cadeva il 1º agosto. Lo spostamento si deve alla Chiesa Cattolica, che volle far coincidere la ricorrenza laica con il giorno liturgico dell'Assunzione di Maria.
Che sia il primo di agosto, o il quindici, oggi poco importa. Si fa festa. Io sarò chissà dove in questa giornata. Qualcuno la trascorrerà in panciolle a casa propria, magari rinfrescato dal condizionatore. Qualcuno farà la classica gita fuori porta, e qualcuno - invece - sarà già in ferie e si godrà un pranzo luculliano nel proprio hotel... In un modo o nell'altro, tutti quanti festeggeremo questa giornata storica, e questo mio post è l'occasione per farmi i miei auguri di trascorrere una buona giornata, in armonia, gioia, e... digestione non troppo affaticata.

Buon Ferragosto! 


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lunedì 14 agosto 2017

We Were Soldiers - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
In occasione della recensione ad Hamburger Hill, commentando il post dedicato a quel film, è stato menzionato We Were Soldiers come film rappresentativo della guerra del Vietnam, da unire giustamente al trittico universale formato per l'appunto da Hamburger Hill, da Platoon, e da Full Metal Jacket (n.d.r. Apocalypse Now è un'altra storia a sé stante).

Il film è liberamente tratto dal libro-memoria scritto a quattro mani dal colonnello Hal Moore e dal fotoreporter Joseph Galloway (n.d.r. We Were Soldiers Once... And Young), e se la narrazione è abbastanza fedele per buona parte della pellicola, sul finale tutto viene rivoltato a favore degli USA, visto che non si ebbe mai l'attacco al cuore del comando Vietnamita, e invece ci fu una ritirata che avvenne in modo brutale, tale da quasi annientare il battaglione del colonnello Moore (n.d.r. Proprio come predetto nel film prima dello scontro finale). Tutto si svolge nella valle di Drang, è il novembre del 1965, ed è il primo impiego ufficiale in battaglia della cavalleria elitrasportata. Il 7 reggimento, quello di Custer, 400 effettivi in totale, si trova ad affrontare più di duemila uomini rintanati nei tunnel scavati sul monte limitrofo alla valle di Drang. E' forse uno degli scontri più cruenti della guerra in Vietnam, durato tre giorni, dove nessuna delle due parti riuscì a prevalere.

Il film, oltre al lato eroico, agli effetti speciali davvero convincenti, a una crudezza a cui Randall Wallace ci ha abituati (n.d.r. Gli script di Braveheart e Pearl Harbor, regia de La maschera di Ferro), è interessante per i tre punti di vista differenti con cui viene raccontata questa vicenda: c'è il punto di vista delle mogli lasciate a casa ad attendere un terribile telegramma che nessuno vorrebbe leggere mai; c'è il lato eroico di un colonnello che non vuole abbandonare i suoi uomini, che combatte con loro e ne subisce le sorti, senza mai cedere all'istinto di preservarsi, e di obbedire all'ordine del suo generale di tornare al campo base e dirigere il conflitto da lì, nonché la capacità degli uomini a seguire il proprio capo, l'uomo a cui ripongono tutta la loro fiducia, fino al sacrificio estremo; c'è marchiato a sangue la profonda futilità della guerra, di cui abbiamo già parlato con Hamburger Hill (n.d.r. Ricordate? Un numero incalcolabile di vittime per conquistare una collina, e per poi abbandonarla dopo pochi giorni perché poco utile tatticamente), e della terribile incapacità da parte dell'alto comando di gestire al meglio le risorse, sia umane, sia di mezzi e materiali.
Tre elementi che rendono questo film più interessante rispetto a molti altri dedicati a uno dei conflitti più terribili a cui l'esercito americano abbia mai partecipato, e a vicende che ancora oggi ci segnano visto che gli attriti tra Vietnam del Nord e Stati Uniti si sono riaccesi e proprio in questi giorni minacciano nuovi venti di guerra.

E' un film da vedere, ovviamente assieme agli altri titoli sopra menzionati.

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domenica 13 agosto 2017

The Giver - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tratto da una serie di libri di cui non sapevo nulla (n.d.r. Qui), The Giver è un film che mi ha sorpreso, che mi è piaciuto nonostante sia una pellicola sci-fi young adult, e che solo sul finale mi ha lasciato l'amaro in bocca.

Siamo in un futuro prossimo. L'umanità vive ormai in un'isola protetta, dove si sono annullate tutte le differenze tra le persone, dove mentire è proibito, dove la vita scorre serena, asettica, e in bianco e nero, dove non ci sono più emozioni, passioni, e tutto va sempre come previsto. Tutto ciò per proteggere la razza umana, per evitare di rifare gli errori del passato, per creare un mondo dove tutti stiano bene col minimo sacrificio, seppur rinunciando a qualcosa di veramente prezioso. E questo sistema funziona davvero bene, la memoria del passato è affidata a un unica persona, una persona con capacità al di sopra dell'ordinario, l'unica a cui è concesso mentire, perché deve vivere a cavallo tra due mondi, quello asettico attuale, e quello pieno di passioni del passato. E ogni tot, quando questa persona diventa vecchia e vicina alla fine dei suoi giorni, viene scelto un candidato che dovrà sostituirlo. In questa situazione, la persona che conosce il passato è detta The Giver, e quella che riceve gli insegnamenti è The Receiver.
Jonas è un adolescente. Ha appena finito il suo periodo di istruzione, e alla Cerimonia dei 12 attende che venga scelta per lui l'attività che dovrà svolgere per il resto dei suoi giorni. Solo che Jonas viene saltato. Tutti gli altri ragazzi hanno un lavoro, lui invece... Lui viene scelto per diventare un Receiver.
Gli insegnamenti del Giver cominciano in maniera blanda, mostrando a Jonas il bello del passato, la cultura dei vari popoli, i balli, l'amore, i colori, l'arte, la musica... Jonas è affascinato da questo passato così ricco e speciale, tanto che si domanda perché si sia scelto di abbandonare tutto ciò per il mondo in cui vive. Jonas è come una spugna, e vuole sempre di più, al punto che... The Giver decide di mostrargli anche il lato brutto del passato. Le guerre, la fame, la violenza, la sofferenza, le ingiustizie. Jonas rimane sconcertato di fronte a tutto ciò, e comincia a credere di non poter sopportare il peso di una conoscenza di tale portata, peso da tenere da solo, e che non può raccontare a nessuno. Ma poi succede qualcosa, comincia a provare emozioni, non solo per una ragazza della sua età, ma anche per un piccolo bambino che viene affidato alla sua famiglia, un bambino che piange di continuo, e che è preda alle emozioni più di molti altri presenti nella nursery. Jonas scopre in fretta che questo bambino possiede il suo stesso dono, e che potrebbe un giorno diventare un Receiver, per cui ne prende a cuore il destino... E quando scopre che invece il bimbo dovrà essere eliminato, decide di rapirlo e fuggire.

Non vi svelo come va a finire... E' evidente l'impronta young adult della vicenda, dove gli adulti sono freddi calcolatori, e i giovani sono ricchi di voglia di scoprire e di accogliere la vita a braccia aperte. Gli elementi ci sono tutti: Tre amici, di cui uno è l'eroe, uno è la bella, e uno è l'amico fedele. Poi ci sono due figure adulte di riferimento: Il 'cattivo' che vuole mantenere lo status quo, e colui che vorrebbe ribellarsi ma non ha le forze per farlo da solo.
Gli elementi negativi compaiono alla fine, [spoiler] quando alcune delle lezioni impartite dal Giver si rivelano una sorta di premonizione, e si rivelano e realizzano al momento più opportuno. La scena della slitta e della casa illuminata nel bel mezzo di un bosco innevato sono le meno credibili dell'intera vicenda, ma anche la traversata, senza cibo né acqua, con un bimbo in braccio, di deserti, paludi, vallate, cime di montagne innevate, boschi, eccetera eccetera, [spoiler] supera di gran lunga la capacità di sospensione della credulità necessaria a seguire il film senza commentare.

Nel complesso è comunque un film godibile, con buone performance dei due colossi a sostenere le scene, ovvero Jeff Bridges e Meryl Streep. Bravini anche i ragazzi, per quanto i loro personaggi siano costruiti per lo più con uno stampino tipico da storie YA.


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sabato 12 agosto 2017

The Founder - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Avete presente due brave persone? Diciamo due fratelli, con un elevato senso del dovere, con un cuore grande così, che credono nel proprio lavoro, nella qualità del proprio lavoro? Ecco, immaginate che queste due brave persone abbiano una attività, una attività con un discreto successo, e siano contente di questo successo, e che si accontentino di questo successo. Ora immaginate uno sciacallo, e immaginate che questo sciacallo si accorga dell'attività di queste due brave persone, ne capisca le potenzialità, e...

Eccoci a The Founder, il 'fondatore' di McDonald's, l'uomo che nei primi anni cinquanta - Ray Kroc - andava in giro per gli Stati Uniti a vendere frullatori, e che all'improvviso vede una incredibile opportunità redditizia nell'attività del Drive Inn di Mac e Dick McDonald. E diciamocelo... Kroc non era bravo a vendere frullatori, ma fu davvero bravo a fare da rappresentante per avviare l'affiliazione dell'attività dei fratelli McDonald's. All'inizio segue le regole, vede crescere i profitti, le filiali, e tutto sembra andare a gonfie vele... Ma non ci guadagna nulla, e anzi spende persino di più di quanto siano le sue entrate... E' costretto persino a cedere la propria casa alle banche... Perché le regole imposte dal contratto firmato con i McDonald's sono davvero stringenti. Così Kroc si trasforma in un vero coccodrillo, e con l'aiuto di un genio della finanza, ecco che trova il cavillo che lo fa arricchire, e che lo porta a impadronirsi del marchio, dell'intera catena di Franchising, e a far addirittura fallire il piccolo chiosco dei due fratelli McDonald's.

No, non è una storia bella. E' una storia bruttissima. Però è raccontata in modo impeccabile, è avvincente, e ti tiene attaccato allo schermo fino dopo i titoli di coda. E dopo aver visto il film, se mai entrerete in un McDonald's, forse mangerete hamburger e patatine sotto una nuova luce.

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venerdì 11 agosto 2017

The Lobster - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
La trama di The Lobster mi aveva incuriosito, ma il film non mi ha soddisfatto granché. Tutto è ambientato in un universo alternativo al nostro, dove la vita da 'single' non è accettata assolutamente. Essere single è considerato un reato, una patologia da curare, un male da estirpare. Per questo, quando un 'single' viene identificato dalle autorità, è subito trasferito in un 'hotel', dove si trova obbligato ad iniziare una relazione entro 45 giorni. Se si fallisce, si può scegliere tra venire tramutati in un animale di propria scelta, o di essere liberati nei boschi, e cacciati (n.d.r. Nel senso di caccia come attività venatoria) dagli altri occupanti dell'hotel. Ogni preda portata a casa concede ai cacciatori dei giorni in più per trovare la propria metà.
David è uno di questi ospiti dell'hotel. Giunto lì dopo la morte di sua moglie, con il cane che un tempo era stato suo fratello, sceglie, nel caso in cui non riesca a trovare una nuova compagna, di essere tramutato in una aragosta (n.d.r. Lobster in inglese). 
Dopo un primo periodo in cui David cerca di seguire le regole dell'hotel, si fa degli amici, e trova persino una compagna, tutto va a rotoli e decide di fuggire grazie all'aiuto di una inserviente.
Nella fuga incontra un gruppo di 'single' che vive nei boschi. Il gruppo è guidato da una donna altrettanto spietata quanto la direttrice dell'hotel. E se nell'hotel David era costretto a trovarsi una compagna, in questo caso era vietatissimo anche solo provarci. David accetta di vivere con questo gruppo, e per un certo periodo si trova anche bene, finché incontra una giovane donna, di cui si innamora. Paradossalmente ora non può dimostrare i propri sentimenti per questa donna, tra l'altro ricambiati, e ciò lo mette di nuovo in una situazione pericolosa, da cui prima o poi dovrà fuggire nuovamente.

Regia greca, se ho capito bene; script asettico e surreale. I dialoghi sono freddi, impersonali, destrutturati. Il ritmo della narrazione è scandito da una colonna sonora che per certi versi ricorda i rintocchi di un pendolo. E' un film davvero difficile da affrontare, da apprezzare, da amare. Ha elementi interessanti, ovvio, e il contrasto tra gli assoluti di una società che rifiuta le persone sole, e di un gruppo di fuggitivi che con altrettanto rigore rifiutano le coppie, è forse l'elemento più curioso dell'intera pellicola. Per il resto è tutto molto sospeso nell'aria, e il finale è astratto, e forse ancor più surreale dell'intera trama della pellicola.

Bravo Colin Farrell, e brava Rachel Weisz, così come anche le altre figure che si muovono all'interno di questa vicenda. Però il film ha un ché di nebuloso, e non cattura come dovrebbe. Si rimane spettatori, si riflette, non si crea empatia con i personaggi. Per me manca qualcosa.


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giovedì 10 agosto 2017

Baby Boss - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Al cinema è arrivato, ed è fuggito via in fretta, tanto che non sono riuscito a vederlo. La curiosità era tanta, così quando ho avuto la possibilità di vederlo, ecco che Baby Boss è finito nelle mie grinfie.

La storia è interessante, curiosa, adatta forse più a un pubblico di grandi che di piccini. Tutto si svolge in una famiglia con un solo bambino di sette anni, Tim. I genitori lavorano entrambi in una grande corporation, la Puppy & Co, che progetta, produce, e vende cuccioli. I cuccioli sono il business del millennio, visto che le persone fanno sempre meno figli, e riempiono il vuoto affettivo con un bel cucciolo. E c'è in ballo qualcosa di grosso alla Puppy & Co, qualcosa con cui sbaraglierà il mercato, ed estremamente top secret.
In cielo, alla Baby & Co, fabbrica che progetta, produce, e distribuisce bambini alle famiglie, c'è un aria di allarme generale. Si distribuiscono sempre meno bambini, e la situazione è sull'orlo del disastro assoluto. Per questo motivo viene incaricato Baby Boss di scendere sulla Terra e scoprire cosa sta bollendo in pentola alla Puppy & Co. Baby Boss 'nasce' così nella famigliola di Tim, e virgoletto il 'nasce' perché mamma e papà non se ne rendono conto, ma vista l'urgenza, il nuovo venuto arriva in taxi.
E così tra Tim e Baby Boss scoppia una sorta di guerra per il dominio del territorio, e per l'affetto dei due genitori, che ovviamente sono concentrati a far felice il nuovo bebè, e trascurano Tim perché è già grandicello e deve capire che... Ma il tempo stringe, e i litigi tra Tim e Baby Boss potrebbero mettere a rischio l'intera missione. per cui è necessaria una tregua, e magari, un coinvolgimento di Tim nel lavoro di spionaggio.
Tim e Baby Boss riescono così a convincere il papà e la mamma a farsi portare alla Puppy & Co nella giornata della giornata 'porta i figli al lavoro'. E da qui non proseguo per non svelare troppo sulla storia.

Film divertente, con una struttura più che collaudata; con qualche citazione (n.d.r. Voluta/Non voluta) ai Man in Black; [spoiler] con un avversario che si rivelerà il solito 'cacciato dall'ovile che nutre odio verso chi l'ha cacciato' [spoiler], con una grafica sempre ad altissimi livelli, e doppiaggi perfetti.
Non c'è molto da aggiungere se non che, ogni tanto, Dreamworks produce qualcosa di davvero speciale (n.d.r. Il primo Shrek, il primo Era Glaciale, il primo Madagascar, il primo Dragon Trainer, il primo Kung fu Panda, e quest'ultimo film).

Lo consiglio!

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mercoledì 9 agosto 2017

The Signal - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The Signal mi ha lasciato un po' confuso. Ha un buon cast, un buon crescendo di aspettative, e poi... All'improvviso diventa confuso, inconcludente, con un finale mica tanto ben spiegato. Per certi versi ricorda The Truman Show, ma questa è fantascienza, e pazienza.

La storia è quella di tre ragazzi di un college, veramente in gamba, alla ricerca di un hacker che li tormenta accedendo a tutti i loro sistemi informatici. Sono nel Southwest quando finalmente rintracciano l'indirizzo ip dell'intruso, e vengono indirizzati a una catapecchia sperduta nel nulla. Se all'inizio l'avventura appare divertente e quasi spensierata, con scherzi che ispirano a citazioni cinematografiche (n.d.r. The Blair Witch Project), ecco che accade l'inaspettato. I tre vengono aggrediti da entità non ben definite... E al loro risveglio si trovano in una struttura medica, con personale vestito da tute anti-contaminazione, e separati l'uno dall'altro.
Man mano che le cose si chiariscono, si viene a scoprire che i tre sono stati aggrediti da alieni, e che ora si trovano in osservazione per capire se sono pericolosi, sia per loro stessi, sia per la razza umana. Però qualcosa non quadra. Nella struttura gli orologi non funzionano, le penne non funzionano, e il comportamento dei medici che li hanno in osservazione sembra... Surreale.
E' per questo che i tre fuggono... E scoprono che... Non ve lo posso svelare se non con uno spoiler di quelli che rovinano completamente la visione del film.

Ed è il finale che fa crollare tutte le aspettative, perché se da un lato sorprende, dall'altro è evidente che la sceneggiatura non aveva ben le idee chiare di come chiudere il cerchio con coerenza. Per ciò ha scelto di non farlo, e se in Il Tredicesimo Piano lo stratagemma di mostrare la realtà tutta d'un botto funziona (n.d.r. Tranquilli, qui non si parla di mondi virtuali), qui rimane l'amaro in bocca. Boh!

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martedì 8 agosto 2017

L'evoluzione umana

Glauco Silvestri
Se vediamo la faccenda in senso storico, l’evoluzione ha portato la specie umana a vivere di caccia e di raccolta; i geni degli antichi cacciatori-raccoglitori sono ancora quasi tutti dentro di noi, e il nostro corpo non è cambiato di molto. L’uomo ha avuto meno di diecimila anni, un battito di ciglia nella storia evolutiva, per adattarsi all’alimentazione derivata dall’agricoltura, e dal punto di vista biologico i cibi di origine industriale, che si basano in gran parte su poche varietà di cereali, come il mais, sono per noi una novità recentissima. Gli animali allevati all’aperto seguono una dieta molto più simile a quella dei loro antenati selvatici, di cui ci siamo cibati perlomeno sin dal Paleolitico, rispetto a quelli alimentati a granaglie, che mangiamo da pochi anni. Quindi il fatto che le carni di animali allevati al pascolo, il cui profilo nutrizionale ricalca quello delle specie selvatiche, siano migliori per noi ha un preciso senso evolutivo. Carne, latte e uova prodotti in questo modo hanno meno grassi totali e meno grassi saturi dei medesimi alimenti ottenuti con i metodi standard. Contengono anche l’acido linoleico coniugato o CLA, un acido grasso che secondo certi studi recenti potrebbe avere un ruolo nel dimagrimento e nella prevenzione del cancro; il CLA non si trova, invece, negli animali allevati in modo intensivo. Ma la cosa forse più importante è che carne, latte e uova di animali al pascolo presentano livelli più alti di omega-3, acidi grassi essenziali, prodotti nelle cellule delle piante a foglia verde e delle alghe, che hanno un ruolo indispensabile per la nostra sopravvivenza, soprattutto perché favoriscono la salute e la crescita dei neuroni. (È importante notare che i pesci contengono quantità più elevate di preziosi omega-3 rispetto alle specie terrestri, ma che comunque gli animali allevati al pascolo offrono buone dosi di acidi grassi importanti come l’acido alfa-linoleico o ALA). C’è ancora molto da scoprire sul ruolo degli omega-3 nell’alimentazione umana, ma i risultati degli studi preliminari sono stimolanti: ad esempio, sembra che le donne gravide che ricevono dosi supplementari di questi acidi grassi diano alla luce figli con un quoziente intellettivo più alto; vice-versa, i bambini la cui dieta è carente di omega-3 hanno maggiori problemi comportamentali e di apprendimento, e allo stesso modo i cuccioli di cane alimentati con diete ricche di questi elementi risultano più facili da addestrare (queste affermazioni sono contenute in comunicazioni presentate nel 2004 al congresso della International Society for the Study of Fatty Acids and Lipids). Un importante, seppur ignorato, cambiamento recente nell’alimentazione umana è registrato dal mutato rapporto tra omega-3 e omega-6, l’altra classe di acidi grassi essenziali. I primi sono prodotti nelle foglie delle piante, i secondi nei semi. Entrambi non devono mancare nella nostra dieta, ma è importante che siano ingeriti in una certa proporzione (in effetti alcune ricerche sembrano mostrare che il loro rapporto conta più delle quantità assolute). Se gli omega-6 sono troppi rispetto agli omega-3 possono insorgere problemi cardiaci, dovuti probabilmente al fatto che i primi sono dei coagulanti (infiammatori) mentre i secondi sono anticoagulanti (antinfiammatori). Man mano che la nostra alimentazione, e quella degli animali di cui ci nutriamo, si è spostata sempre più dalle piante a foglia verde ai cereali, cioè dalle erbe al mais, il rapporto tra omega-6 e omega-3 è passato da circa uno a uno (come accade per i cacciatori-raccoglitori) a più di dieci a uno. L’uso di grassi idrogenati ha anche contribuito a diminuire la quantità di omega-3 ingerita. Forse un giorno ci accorgeremo che questa mutazione è stata tra le più deleterie tra quelle portate dall’industrializzazione del comparto alimentare.


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lunedì 7 agosto 2017

Lo scultore - #Fumetto #Recensione

Glauco Silvestri
Lo Scultore mi ha commosso, e lo ha fatto nonostante abbia una trama prevedibile, per nulla originale, e affronti temi importanti pur rimanendone sempre in superficie.

Mi è piaciuto? Si, molto. E mi spiace che in 500 pagine di graphic novel non abbia però raggiunto la profondità che forse avrebbe potuto toccare con un piccolo sforzo in più. Ma va bene così, perché non si può pretendere sempre "il messaggio", o "la denuncia", o persino "la rivelazione". E' una buona storia, ben disegnata, che sa toccare le emozioni di chi legge, e questo basta, io credo.

Ma di cosa parla? David è uno scultore caduto in disgrazia. E' bravissimo, ma ha un carattere burbero e incapace di trattenere i propri pensieri, per quanto giusti, di fronte agli interlocutori. E' per questo motivo che ha perso il suo curatore, parlandone male in pubblico, e che non ha più trovato nessuno che volesse investire nel suo lavoro.
David è ormai alla frutta, disperato, quasi dedito più all'alcol che alla sua carriera artistica, e sta spendendo gli ultimi centesimi in alcolici quando incontra un suo vecchio zio. Lo zio lo rincuora, gli da coraggio, gli offre persino un paio di prospettive sicure per la sua vita: Quella dell'artista per passione, con un normale lavoro, con una moglie, dei figli, un cane, una casa con giardino... Una bella vita insomma; oppure quella dell'artista di successo, il fenomeno del secolo, ma con soli duecento giorni di vita davanti a sé. E' a quel punto che David ricorda che l'ultima volta che aveva visto suo zio era... A un funerale. L'uomo davanti a sé non è un uomo, bensì è la Morte, che per motivi eccezionali decide di offrire un'opportunità al ragazzo.
David, solo al mondo, senza più amici, sceglie la seconda opportunità. Duecento giorni di vita, il successo come artista, e la soddisfazione del proprio ego. E la Morte accetta il patto, gli concede persino il dono di manipolare la materia con le proprie mani, senza strumenti, così che in quei 200 giorni il ragazzo possa lavorare molto più velocemente.
E se sue opere nascono velocissime, ma non vengono comunque apprezzate, perché seppur belle, non hanno un tema, e non vengono proposte nel modo corretto. I giorni passano, David incontra persino l'amore della sua vita, e un vecchio amico gli propone l'occasione di esporre i suoi lavori nella sua galleria, sempre che sappia convincerlo, perché ci sono altri due artisti che ambiscono alla medesima esposizione.

Occasioni sprecate, emozioni incontrollabili, passioni, personaggi problematici, gli incomprensibili meccanismi del mondo dell'arte, il denaro, la carità, l'arte stessa... Sono tantissimi gli ingredienti di questo romanzo a fumetti. E' una fusione ben costruita di fantasia e realtà, ove le occasioni vengono perdute, lasciate, o rifiutate per motivi di orgoglio, di cecità, o di incapacità di piegare la propria morale alle esigenze del momento. E' vita vera, ed è anche una rappresentazione di passioni assolute, e vere. Un fumetto capace di costruire qualcosa se lo si legge con lo sguardo di chi ha provato a mettersi in gioco nel mondo dell'arte, e si è accorto di trovare sempre e solamente vicoli ciechi. Funziona bene, per tutti quanti, anche se - come ho già anticipato - gli manca quel quid per toccare l'anima del lettore che non ha vissuto sulla propria pelle l'esperienza dell'artista che cerca una propria strada. Questi ultimi si sentiranno toccati dentro nel leggere questa storia, e chissà... Magari qualcuno di loro avrebbe suggellato il medesimo patto per vedere coronate le proprie passioni.

Un bel fumetto.


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domenica 6 agosto 2017

Sing - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Volevo assolutamente vederlo al cinema... E come al solito, quell'assolutamente si è trasformato in un nulla di fatto. Fortunatamente esiste l'home video, così l'altra sera sono finalmente riuscito a vedere Sing!

Questo film di animazione arriva direttamente dai creatori di Cattivissimo Me, per cui le aspettative erano parecchio alte, lo ammetto. E devo ammettere che le aspettative sono state soddisfatte in toto.

La storia è quella di Buster Moon, un elegante koala proprietario di un teatro ormai in disgrazia. Buster è un'ottimista nato, forse un po' furbetto, ma che ama il teatro sopra ogni altra cosa. Solo che i suoi sogni sono ormai sull'orlo del precipizio, e a salvare il teatro, i suoi conti, e il suo futuro, non può che pensare la dea bendata. E' per questo che Buster ci prova per un'ultima volta, e organizza un concorso canoro per principianti. Il premio finale dovrebbe essere di 1000 dollari, ma per errore quella cifra si moltiplica, e diventano ben 100000 dollari. La fila davanti al teatro è enorme, Buster è emozionato e fatica a selezionare i 5 pretendenti al montepremi.
Chi sono questi cinque? Un topo dalla voce unica come Sinatra; una elefantessa dalla voce incredibile come Mina; un giovane gorilla capace di incantare con i suoi blues; una mamma maiale che ama i musical, e una porcospino punk rock che fatica a liberarsi del suo fidanzato arrogante.
Per tutti, e anche per Buster, questa è l'occasione di cambiare le proprie vite. Le cose non andranno proprio come ci si aspetta ma... Il lieto fine è assicurato.

Divertente, realizzato con perfezione in ogni dettaglio, con musiche da favola e una coreografia eccezionale. E' davvero un gran bel film di animazione. Lo consiglio assolutamente. Da vedere!



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sabato 5 agosto 2017

The Space Between Us - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
The Space Between Us è una pellicola sentimentale mascherata da Fantascienza. E' una storia d'amore tra due teenager, l'uno staccato dalla famiglia sin da appena nato, l'altra costretta a vivere autonomamente perché il padre è alcolizzato. Tutto nasce quando Gardner, ovvero il ragazzo, decide di trovare suo padre, e fugge dagli stretti controlli a cui è sottoposto - mettendo a rischio la sua vita - per raggiungere l'ultimo indirizzo conosciuto... E ovviamente chiede aiuto alla sua unica amica, Tulsa, conosciuta in chat e, dal carattere ribelle. I due attraversano mezza America per scoprire che... 

Ma cosa c'entra tutto ciò con la fantascienza? Ebbene Gardner è nato su Marte!

Vediamo di ricapitolare. Siamo alla fine del 2018, e sta per partire un missione su Marte atta a stabilire una sorta di colonia sperimentale permanente. La missione è composta da sei astronauti, tra i quali c'è Sarah Elliot, che per non venire scartata tace il fatto di essere incinta. Ovviamente quando si trova su Marte tutto diventa chiaro, e il piccolo Gardner nasce sul pianeta rosso. Sfortunatamente la madre muore nel parto, e il piccolino deve essere allevato dagli equipaggi che si avvicendano nella stazione marziana. Il responsabile della missione sarebbe disposto di dichiarare al mondo quanto è successo ma i suoi consulenti lo sconsigliano, per salvare la missione, e per salvare l'azienda, visto che l'intero progetto è privato. Per cui Gardner cresce senza che nessuno sappia della sua esistenza, ma è in gamba, davvero in gamba, per cui riesce comunque a stabilire un contatto in chat con Tulsa, che vive in Colorado, e a scoprire informazioni su sua madre, e su 'suo padre'.
E a un certo punto Gardner riesce persino a convincere tutti a fargli mettere piede sulla Terra, nonostante i medici lo sconsiglino, visto che il suo organismo si è sviluppato e adattato alla bassa gravità marziana, e la Terra potrebbe essergli fatale. Ovviamente avrete già immaginato che, non appena arrivato sul suolo terrestre, Gardner fugge e comincia la sua ricerca disperata.

La trama mi ha ricordato Daryl... Bellissimo film, per quanto un po' differente da questo. A ogni modo anche questa pellicola si guarda volentieri, anche perché in essa ci sono molti elementi che sono noti a chi si tiene informato sull'esplorazione spaziale. Ovviamente tutta la missione marziana è ispirata ai progetti di Elon Musk. Il film propone in diverse inquadrature la capsula Dragon 2, e il vettore Falcon 9. Il direttore di Genesis, la compagnia che nel film organizza la missione, somiglia tantissimo a Richard Branson, ovvero il fondatore della Virgin Galactic, nonché di tutto il Gruppo Virgin. E infine, nel film si usa - per quanto in modo piuttosto fantasioso, la capsula Dream Chaser, in fase di sviluppo proprio in questo periodo.

Insomma: Non è di sicuro un film memorabile, ma si guarda volentieri, diverte, e fa anche sognare un pochino quelli come me, che ancora sperano di poter vedere l'uomo su Marte prima di morire.


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venerdì 4 agosto 2017

Hamburger Hill - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Hamburger Hill è targato 1987, e ahimè si vede. E' ambientato in Vietnam, durante la guerra. Racconta un evento storico per quella guerra, la collina della collina 937, nota come Hamburger Hill (collina tritacarne) per il fatto che fosse pressoché inespugnabile. La conquista di questa collina fu un vero bagno di sangue, e fu l'apice del conflitto americano sul territorio vietnamita. Dopo di esso, a causa dell'alto numero di perdite, ma soprattutto per il fatto che solo pochi giorni più tardi la collina stessa fu abbandonata dalle truppe americane perché considerata di scarso valore strategico, ci fu una vera rivolta negli Stati Uniti, tanto che Nixon fu costretto a ordinare al comandante in capo del MACV, generale Creighton Abrams, di ridurre la portata delle operazioni, di sospendere le costose e inutili offensive, e di accelerare i processi di vietnamizzazione del conflitto, ovvero di coinvolgere sempre di più le truppe vietnamite alleate in modo che si avvicendassero ai soldati americani (n.d.r. Qui trovate un approfondimento della storia).

In pratica la collina 937 segnò per certi versi l'inizio della fine della guerra americana in vietnam, perché ormai l'opinione pubblica non accettava più il conflitto e le proteste si facevano sempre più dure, sia in ambito pubblico, sia in ambito politico e militare.

Il film ci racconta i giorni tragici spesi a conquistare la collina. E' pressoché diviso in due parti. La prima è tranquilla e rilassata, ambientata nelle retrovie per farci conoscere meglio i volti e i personaggi coinvolti, la seconda invece è incentrata sugli scontri. Cade nel finale, che placa lo scontro all'improvviso e fa calare un sipario forse prematuro, ma sicuramente riflessivo, sempre che si conosca la vicenda narrata dal film. La regia è comunque onesta, anche se forse un po' ingenua rispetto a quanto siamo abituati oggi nel realismo cinematografico.
Come sempre è interessante studiare i volti degli attori coinvolti nel film, all'epoca giovani promesse, oggi personaggi di calibro, come Dylan McDermott, ovvero il sergente Adam Frantz, vincitore di un Golden Globe nel 1999.




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giovedì 3 agosto 2017

Ambrose - #Recensione #Libro

Glauco Silvestri
Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ho letto un libro di fantascienza in cui ci fosse qualche elemento filosofico, magari un tentativo di descrivere un possibile futuro umano che non fosse solo fiction, che non fosse solo apocalittico, che non fosse solo intrattenimento?
Parecchio tempo!
Non che la fantascienza di oggi non mi piaccia, però ho una certa nostalgia degli scrittori di SF del passato. Quando l'immaginario non andava più in là di un missile diretto su Marte, o di una nave spaziale capace di esplorare altri mondi, allora lo spirito narrativo doveva andare a scavare in universi ben più complessi, come il pensiero umano, o l'evolversi della società umana. Capolavori come Solaris, oggi, sono difficili da trovare, e spesso cadono nella tentazione di fare spettacolo, per attirare lettori, per attirare attenzione, perché oggi siamo nell'epoca degli effetti speciali, non dei voli di fantasia.

Però, in questi ultimi giorni, è capitato tra le mie mani un libro. Il titolo è Ambrose, e l'autore è italianissimo, si chiama Fabio Carta. Di lui ho già detto un gran bene in passato, e Ambrose non può che confermare la mia stima verso questo scrittore.

Siamo in un futuro molto prossimo. La razza umana si è divisa su due strade, quelli che hanno deciso di rimanere sul pianeta Terra, e quelli che invece hanno scelto le stelle. Ovviamente, per quanto siano su strade separate, il cordone ombelicale che lega gli umani rimane sempre unico, e così anche gli Spazionoidi - nonostante le loro sperimentazioni per abbandonare il sistema solare, e il desiderio di creare una rete neurale capace di travalicare qualunque tipo di rete informatica conosciuta fino a ora, dove sono proprio le menti a connettersi in simbiosi tra loro - vengono coinvolti da un terribile conflitto esploso sul pianeta natio.
La Terra è devastata, i pochi sopravvissuti si nascondono nel sottosuolo, e il conflitto è mandato avanti da armi comandate via remoto.

CA è il nostro personaggio principale. E' uno spazionoide che funge da interfaccia biologica tra il suo mezzo da combattimento e i piloti veri e propri, che stanno tranquilli in orbita, a fare le rock star in una guerra diventata ormai un conflitto di posizione, senza più nessuna vera speranza di giungere a una soluzione definitiva.
CA sognava di entrare a far parte del Nexus, una rete virtuale che avrebbe unito tutti gli umani a un livello superiore, modificandone per sempre l'esistenza. Ma i preparativi per entrare nel Nexus gli giocano un brutto scherzo, e il suo corpo rimane vittima di danni irreparabili. Logorato dai tumori, ha deciso di vivere i suoi ultimi anni a bordo di un carapace da combattimento, come sistema di connessione biologica tra il carapace e i suoi piloti. CA è infelice da molti punti di vista, e ormai attende solo la morte, ma un bel giorno compare nel suo mondo virtuale una strana presenza. Dice di chiamarsi Ambrose, e per un attimo CA pensa che esso sia frutto delle sue metastasi, ormai in uno stadio avanzato, e che sia una sorta di allucinazione autocosciente. Il fatto è che, col passare del tempo, Ambrose sembra sempre più un'entità autonoma, qualcosa di esterno capace però di interagire con CA, con la sua mente, ma anche con i sistemi informatici della sua tuta da combattimento.
Il rapporto tra CA e Ambrose cresce di giorno in giorno, e diventa sempre più stretto, quasi quanto un rapporto di amicizia. Ma Ambrose ha uno scopo, e CA non può neppure immaginare quale esso sia... Però gli da fiducia, al punto di fare tutto ciò che lui gli chiede, e di compiere un passo verso... Qualcosa che rivoluzionerà l'intera umanità.

Il romanzo ci parla di religione, ci parla di filosofia, ma anche di amicizia, di sacrificio, e dell'immagine astratta che ognuno di noi ha nei confronti di ognuno di questi temi. Il linguaggio è forbito, tecnico, in alcuni momenti quasi criptico. Non è un romanzo semplice. E' una storia complessa che lavora su più piani. E se l'intrattenimento è garantito dalle disavventure surreali del povero CA, a un piano superiore di lettura si può trovare un'analisi interessante della società umana come la conosciamo. E' solo un caso che il conflitto descritto dall'autore sia esploso tra il Patto Atlantico, ovvero società mirate al consumismo e a un'economia basata sui principi 'della nostra', e l'intero oriente spinto alla guerra da una Jihad globale. Qui si parla di tutte le religioni, del credo umano, della capacità dell'uomo di trovare qualcosa di imponderabile che gli dia pace interiore e fiducia nel futuro. Ambrose è il tramite per questa analisi filosofica, che sfocia ovviamente nelle gesta di un CA confuso, e deluso dall'impossibilità di partecipare al futuro della sua specie, nonché abbattuto per il fatto che neppure i suoi cari siano più realmente interessati al suo destino. Tutto ciò si fonde con il desiderio di procreare, di mandare avanti - per lo meno - la sua stirpe, per quanto magari cercando una compagna tra i peggiori bordelli dell'unica città rimasta in piedi sul pianeta Terra (n.d.r. Carnosa). 
Si parla di evoluzione della specie, ormai vincolata ai propri limiti fisici e incapace di andare oltre se non attraverso artifici virtuali. Una specie destinata all'autodistruzione, o all'estinzione, se non esce dal cilindro magico una soluzione capace di far varcare questi confini invalicabili.
Ambrose è la risposta? Lui è tutto e il contrario di tutto. Lui offre un'opportunità, il passaggio da quello che siamo, a qualcosa di differente, che però costerà caro, molto caro. CA è inconsapevole di tutto ciò, ma per qualche motivo crede in Ambrose, perché forse è rimasto l'unico che lo consideri un essere umano, che lo tratti come tale, e che ancora solletichi la sua dignità, ormai calpestata da tutti, e dalla medesima società in cui è nato e per cui combatte.

E' un romanzo sofisticato. Veloce da leggere ma capace di far riflettere a fondo su molti temi, non ultimo il futuro della nostra specie. E' un romanzo che diverte, ma che non va letto con leggerezza. Per certi versi è un romanzo che sorprende, che potrebbe deludere chi cerca testi lineari e di puro intrattenimento. Qui l'intrattenimento c'è, ma c'è anche riflessione e spirito di osservazione, nonché desiderio di immaginare qualcosa in modo diverso da quanto ci viene propinato dai soliti media, dai soliti scrittori, dal solito mercato globale a cui siamo tutti assuefatti.

Una bella lettura, dal finale forse un po' troppo veloce... Ma si sa che, quando i nodi volgono al pettine, non si può procrastinare oltre, e bisogna arrivare fino in fondo.



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mercoledì 2 agosto 2017

The Social Network - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Com'è nato Facebook? Chi è Mark Zuckerberg? Perché Facebook ha conquistato il mondo così in fretta ed è diventato un punto di riferimento per tutti quanti? Tutte queste domande trovano risposta in The Social Network, film multistrato che ci racconta - usando come collegamento i famosi processi in cui Zuckerberg fu coinvolto non appena la sua idea divenne qualcosa di importante e remunerativo - sia la persona in quanto tale, sia i primi giorni di vita di "The" Facebook, sia il suo sviluppo esponenziale.

Mark Zuckerberg studiava ad Harvard, era il 2003, e per vendicarsi del fatto di essere stato lasciato dalla morosa, crea in poche ore, con l'aiuto di alcuni amici, facemash.com, un piccolo sito che permette di confrontare, a due a due, la bellezza di tutte le ragazze del campus. Facemash manda in crisi il sistema informatico dell'università americana, e ciò mette Zuckerberg nell'olimpo dei programmatori prodigio, tanto da essere contattato dall'associazione più esclusiva di Harvard per creare una sorta di social network interno all'università in cui ogni studente avrebbe potuto avere una propria vetrina dove esporre i propri successi. Zuckerberg accetta di collaborare, ma in breve la sua attenzione viene distratta da questo progetto per sviluppare qualcosa di simile, ma molto più sofisticato, ovvero The Facebook. Bastano pochi mesi affinché The Facebook sia online, e ancor meno tempo perché esso conquisti tutto il campus, e poi si espanda ad altre università. Il resto è storia...

Il film scorre via favolosamente. I personaggi sono così ben costruiti da dare l'idea di assistere in diretta a quanto avvenne veramente in quegl'anni. La costruzione del film, la regia, le scelte della sceneggiatura funzionano e coinvolgono persino emotivamente... Perché i personaggi di cui si parla sono giovani adolescenti dal carattere preponderante. E' uno scontro tra Ego, tra Titani, tra Menti Fertili e Geniali. E allo stesso tempo è un flusso di eventi scatenato dal più antico degli istinti adolescenziali, e immagino che tutti quanti voi sappiate di cosa sto parlando. 

Che altro? Film perfetto! Lo consiglio appassionatamente, anche se siete rimasti tra i pochi a non avere un account Facebook. Ma questa è un'altra storia... E magari in futuro vi parlerò anche di The Circle, che al cinema c'è stato fino a poco tempo fa.



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martedì 1 agosto 2017

La lievitazione della nostra pancia

Glauco Silvestri
Si sentono molte spiegazioni – tutte plausibili – per la lievitazione della nostra pancia: cambiamenti nello stile di vita (siamo più sedentari e mangiamo fuori casa più spesso); maggiore ricchezza (sempre più gente si può permettere una dieta all’occidentale ricca di grassi); maggiore povertà (gli alimenti più sani sono anche più costosi); progresso tecnologico (pochi di noi fanno un lavoro fisico, e a casa il telecomando ci tiene incollati al divano); strategie di marketing (porzioni più grosse, pubblicità rivolta ai bambini); cambiamenti nelle abitudini alimentari (più grassi, carboidrati e cibi confezionati). Tutto giusto, se ci fermiamo in superficie. Ma è utile fare un piccolo sforzo e cercare una causa remota. Che è molto semplicemente questa: quando c’è abbondanza di cibo a poco prezzo, la gente mangia di più e ingrassa.

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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lunedì 31 luglio 2017

Castello di San Martino in Soverzano - #Reportage #Fotografia

Glauco Silvestri
Minerbio è a poco più di mezz'ora di macchina da casa mia. A tre chilometri da Minerbio c'è un castello, il Castello di San Martino in Soverzano, noto anche come Castello dei Manzoli. Si tratta di una costruzione in perfetto stato che sorge in vicinanza di un piccolo borghetto medievale dove un tempo si svolgevano attività manifatturiere, e che oggi ospita una piccola chiesa e alcune cappelle dedicate ai caduti della Prima Guerra Mondiale.

Io, lo ammetto, non sapevo nulla di questo castello finché non lessi, diverso tempo fa, 101 misteri di Bologna, scritto da Barbara Baraldi. Nel libro è citato questo castello per due motivi, per la sua storia intrigante, e per il fatto che sembra sia infestato da un fantasma.

Non starò ad annoiarvi troppo sulla storia di questo castello, che non nacque per motivi militari, bensì per evidenziare l'importanza della famiglia che aveva il controllo del territorio, ottenuto grazie all'amicizia con Papa Leone X. Ma le vicende del fantasma sono interessanti, perché pare che nella notte del 1 dicembre di ogni anno, all'ingresso di questa costruzione, si possano udire gli zoccoli di un cavallo. E' il conte Manzoli che torna a riappropriarsi del proprio feudo. Tale fenomeno sembra ricondursi al suo omicidio, avvenuto il 1 dicembre del 1527, proprio durante il suo rientro al castello. In quel fattaccio perirono anche i servitori al suo seguito... E nessuno seppe mai perché fu compiuto quell'atto efferato.
Pare che in quella notte il rumore degli zoccoli sia udibile nel boschetto che circonda la costruzione, e che arrivi fino al ponte levatoio, per poi scomparire improvvisamente, così com'era comparso.
Sfortunatamente il Castello dei Manzoli non è visitabile da parte del pubblico, a parte nei giorni del primo weekend di ottobre, le cui porte vengono aperte per una fiera di campagna che si svolge in quella località. Per questo motivo questo breve reportage dedicato alla costruzione si limita alle vedute esterne, comunque davvero affascinanti, perché è davvero in ottimo stato.

Partirei immediatamente con una statua del Conte Manzoli - immagino - che si trova nel boschetto, in prossimità dei fossati del castello.

Statua del Conte

Qui è ritratto a cavallo con un servitore al suo fianco, immagino. La statua si trova nel giardino e, vista da lontano, sembra mostrare una scena di vita reale del piccolo feudo dei Manzoli.

Tornando al Castello, non si può ignorare l'imponente ingresso dotato di ponte levatoio. Non si tratta dell'accesso vero e proprio al castello, bensì dell'ingresso al boschetto che circonda la costruzione, e che separa con un muro di cinta, e cespugli piuttosto fitti, i terreni del conte da quelli del borghetto.


L'ingresso

Sporgendosi tra i merli ghibellini della costruzione è possibile osservare il castello nel suo massimo splendore. Il sole è quello pomeridiano, sono circa le sei del pomeriggio, il cielo è perfettamente terso, e l'estate colora di un rosso acceso le mura del castello come se fossero nuove di zecca.


Giochi di Luci

Tra le fronde, con un punto di vista più ampio, è possibile ammirare il castello nella sua interezza. In questo caso ho preferito il bianco e nero, per dare all'immagine un profumo di passato remoto, di tempi antichi.

In Bianco e Nero

Un secondo scatto in bianco e nero, in questo caso catturato girando attorno ai confini dell'intero comprensorio, mette meglio in mostra le torri della struttura, e prima tra tutte la torre campanaria, già esistente nel territorio prima che il castello venisse costruito, e inglobata nella struttura per dare una maggiore imponenza a tutta la costruzione.

Il fossato

E' da notare, e sottolineare, quanto sia rigoglioso il parco ai lati del castello, e se non mi è stato possibile ottenere foto interessanti del boschetto limitrofo, immagini come quella che seguono regalano un'idea di quanto possa essere affascinante questo luogo.

Mura e Torrioni

Ma non si può raccontare la storia di un castello senza cercare di farvi assaporare le sue atmosfere da vicino. La sola vista delle mura può soddisfare l'occhio distratto, ma non l'osservatore incuriosito. Come avevo anticipato, la costruzione non è visitabile da parte del pubblico, se non in occasioni speciali, però... Una sbirciatina con lo zoom mi ha concesso di ottenere questa immagine, che forse può solleticare gli spiriti più di mille parole sparse al vento del web.

Dettagli delle Mura

E con questa immagine vorrei chiudere questo breve reportage, ricordandovi che sull'album Flickr dedicato a esso sono presenti altri scatti che, per motivi di spazio, non ho voluto riportare qui sul blog. E' sufficiente cliccare qui per poterli vedere tutti assieme e senza la distrazione dovuta a testi a volte troppo invadenti.



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domenica 30 luglio 2017

La Favorita - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Ogni tanto vado a saccheggiare la libreria della mia morosa, spesso in cerca di fumetti diversi da quelli che comprerei io, a volte semplicemente perché la mia cesta dei libri da leggere è vuota e non ho ancora provveduto a riempirla nuovamente. La Favorita è un fumetto che arriva proprio dalla sua libreria.

E' un fumetto particolare, bello il tratto, che sembra tutto a china con ombreggiature stilizzate e cambi di stile improvvisi a seconda che il personaggio si inventi un'avventura o viva la sua vita vera. La Favorita è Constance, una bambina di 10 anni che vive reclusa in una magione, con una nonna folle e violenta, e con un nonno alcolizzato. Il suo unico amico è un gatto... O meglio una gatta, Noirette.
Constance è costretta a vivere in questo mondo ovattato, è impossibilitata ad avere contatti con la gente del paese, e persino con i bambini, perché non va a scuola, e alla sua istruzione si occupa la nonna. Però ha un carattere intraprendente e fantasioso, tanto che a volte riesce a varcare i confini del cortile, e curiosare nel giardino del vicino, il sindaco del paese, o addirittura a esplorare le campagne circostanti, sempre in compagnia di Noirette.
Il suo mondo però cambia improvvisamente quando la nonna decide di assumere una famiglia di portoghesi per tenere dietro al vasto giardino della magione. E l'incontro con i due figli di questa famiglia cambia completamente la percezione della vita da parte della piccola Constance... Che finalmente comincia a comprendere quale sia la sua vera natura, e a non accettare più il trattamento feroce della nonna.
Sarà questo il momento in cui molti segreti saranno svelati, e molti dubbi saranno chiariti. Scoppieranno amori inaspettati, e... Il finale non potrà che sorprendere chi decide di leggere questo fumetto.

Opera interessante, sia per i disegni, sia per il tema trattato. Sorprende, affascina, incuriosisce. Si legge molto in fretta ma... La storia prende molto in profondità.




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sabato 29 luglio 2017

The Zero Theorem - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Dal regista de L'esercito delle 12 scimmie, ovvero Terry Gilliam, The Zero Theorem prova a proiettarci in un futuro dispotico che non si mostra tanto dissimile dalla nostra realtà quotidiana, ma che è guidata dalla Mancom, una grossa corporation in grado di controllare tutte le informazioni, e di conseguenza controllare qualunque cosa, e spiare qualunque persona, nonché farne ciò che vuole. 
In questo contesto ci viene raccontata la vicenda dell'egocentrico Qohen Leth, un hacker che lavora per la corporazione e che vive in una chiesa sconsacrata. Leth passa le giornate in attesa di una telefonata, una telefonata che gli spieghi il significato della vita... Ma ovviamente, riceve solamente telefonate a scopo commerciale. Leth è in una sorta di limbo in cui non riesce più a provare un briciolo di felicità. Svolge i suoi compiti sul lavoro, rifiuta ogni tipo di contatto umano, tranne forse quello di Joby, il suo supervisore, che tenta in ogni modo di risollevarlo, invitandolo a feste, promettendogli una vita migliore, e regalandogli una amicizia di cui Leth a stento si accorge. Altro contatto umano nella povera vita dell'hacker è quello della sciroccata Bainsley, una ragazza che durante un party gli salva la vita da un'oliva andatagli di traverso.
Il lavoro di Leth è quello di dimostrare il teorema zero, una formula matematica astrusa di cui però non riesce a comprendere la soluzione. Ed è lavorando assiduamente alla formula che l'hacker comincia a soffrire di incubi, di crisi isteriche, eccetera eccetera.
Una di queste crisi lo porterà a distruggere il proprio computer, e a conoscere Bob, il figlio del direttore della corporation, il quale - prendendolo in simpatia - gli rivelerà che tutti sono controllati, e gli fornisce una tuta per la realtà virtuale che gli permetterà di entrare nel sistema, e scoprire che il teorema zero serve solamente a comprendere il fatto che la vita non abbia un senso compiuto, e che lui sia stato scelto dalla corporation per risolvere quella formula proprio perché il suo atteggiamento, la fede incrollabile nella telefonata che attende da sempre, sia in effetti l'antitesi esatta del teorema zero.
E oltre a ciò non vado avanti perché... Solo leggendo su wikipedia sono riuscito a capire come va a finire, perché io l'ho mollato alla sua metà esatta. 

Ok, è stato realizzato con risorse limitate. Ok, il film è surreale di suo. Ok, Terry Gilliam ci ha abituati a film di questo tipo, come con lo splendido Brazil. Però non sono riuscito a entrare in quel mondo, mi sono annoiato, non ho provato empatia per i personaggi, e no... Non mi è piaciuto granché!




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venerdì 28 luglio 2017

I Sopravvissuti (Z for Zachariah) - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Boh! Devo dire che I sopravvissuti è un film che mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Si tratta di un film post apocalittico dove... Praticamente non succede nulla!

Ann è forse l'unica superstite sulla Terra. Il suo angolo di mondo è rimasto protetto da una sorta di olocausto radioattivo che ha reso il mondo un luogo inospitale. Vive col suo cane, in cima ai monti, godendo di quel poco che le è rimasto, rimpiangendo il fratello, partito qualche tempo prima in cerca di altri superstiti. Però non è sola. Una mattina incontra Loomis, uno scienziato che ha vissuto per mesi e mesi in un bunker, ma che poi è dovuto uscire per rivedere il cielo, per non impazzire, pur rischiando la propria vita. Loomis viene accolto a casa di Ann, e tra i due si crea una sorta di legame affettivo. Tutto sembra andare abbastanza bene quando nella loro vita compare un terzo sopravvissuto che mette a repentaglio il fragile equilibrio tra la ragazza e lo scienziato.

In pratica Ann è l'unico spirito puro e caritatevole della pellicola. Se Loomis è sincero quando afferma di voler aiutare la ragazza, tanto da creare una sorta di mulino per ridare elettricità alla casa sfruttando una cascata, è comunque un uomo geloso, e non così mite come sembra. L'arrivo del terzo incomodo mette in luce queste sue caratteristiche, e se in una prima parte della pellicola sembra che il nuovo arrivato nasconda qualcosa, e sia una minaccia, alla fine le cose si rivelano un po' diverse.
Ma non sta a me regalare dettagli sulla trama del film, che già è lento e incapace a catturare l'attenzione dello spettatore. 

Si guarda, ma è tutt'altro che un capolavoro.


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giovedì 27 luglio 2017

Mio Fratello rincorre i Dinosauri - #Libro #Recensione

Glauco Silvestri
Devo ringraziare un mio collega di lavoro per avermi consigliato la lettura de Mio Fratello Rincorre i Dinosauri. Il libro mi ha conquistato sin dalle prime pagine, mi ha toccato il cuore, mi ha fatto sorridere, mi ha fatto arrabbiare, mi ha fatto sentire teenager, e... Insomma, in un attimo è diventato uno dei libri più belli che io abbia mai letto.

Giacomo Marrariol vive a Castelfranco Veneto. Ha cinque anni e due sorelle quando i suoi genitori annunciano alla famiglia l'arrivo di un altro maschietto. Un maschietto speciale, perché ha un cromosoma in più nel suo DNA, e subito il cinquenne Giacomo comincia a immaginare di essere fratello maggiore di un super eroe.
Capirà presto che il fratello è Down, che i super poteri non li ha, e che invece avrà davvero tanto bisogno dell'aiuto e dell'affetto del fratello maggiore, delle sorelle, di tutta la famiglia. Il piccolo si chiama Giovanni. Ed è subito accolto in famiglia con tanto amore. I problemi nascono con l'adolescenza, periodo in cui la pazienza infinita dei bambini svapora per dare spazio all'esuberanza giovanile, alle nuove pulsioni, alla pubertà... E avere un fratello Down, pur con tutto l'amore che si prova per lui, diventa un impedimento. Così Giacomo nasconde il proprio fratellino a tutti i suoi compagni delle scuole medie, ha paura di finire tra gli infrequentabili, e lui tiene tantissimo alla propria popolarità.
Però dentro di sé è roso dal tormento, dai rimorsi, dalla vergogna per il modo in cui tratta il fratello - che nella sua semplicità non si accorge di nulla, e ogni giorno che passa gli regala attimi d'amore indescrivibili.
Il romanzo percorre quindi questi stati d'animo contrastanti, la crescita interiore di Giacomo, la scoperta di quanto può essere bello il mondo se visto con gli occhi del piccolo Giovanni, e... E' una vera rivelazione.

Si tratta di un romanzo potente, autobiografico, scritto con uno stile diretto, fresco, istintivo, piacevolissimo. Fa riflettere, questo libro, e fa provare emozioni davvero forti. 

Sul finire del libro, Giacomo e suo fratello decidono di girare un video - The Simple Interview - in cui Giovanni fa finta di andare a un colloquio di lavoro. Nel libro è raccontata l'avventura vissuta dai due fratelli per realizzare il filmato, e su Youtube è possibile vederlo, questo video. Lo allego qui di seguito... Vi consiglio di guardarlo, perché dura poco ed è davvero dolcissimo, specie se si conoscono i retroscena e il bellissimo rapporto nato tra i due fratelli.






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