giovedì 19 ottobre 2017

Whiplash - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Ma è un film di musica o una pellicola ispirata a Full Metal Jacket

Whiplash racconta la storia di Andrew, che studia batteria Jazz nella più prestigiosa scuola musicale di New York. E' il suo primo anno e viene notato immediatamente dal migliore insegnante dell'istituto. Viene scelto per la sua orchestra, e torturato, messo sotto pressione, portato sul baratro, pur di ottenere i risultati voluti dal suo mentore... Finché un trombettista famoso, uscito dalla medesima scuola e in preda a una forte depressione, si uccide. E ovviamente i genitori incolpano il suo insegnante di quanto è successo... Andrew sarà quindi messo in mezzo, e convinto a testimoniare sui metodi poco ortodossi dell'insegnante.

Tre Oscar, una buona interpretazione, e della buona musica sono sufficienti a fare un bel film? 
Di sicuro il film si guarda volentieri, appassiona, e tiene incollati allo schermo. Ottime le interpretazioni, discreta la fotografia, e la regia è piuttosto convenzionale. Anche la trama è un qualcosa di già visto in altre situazioni.
Stona persino la citazione 'Palla di Lardo' che immediatamente proietta il pensiero al film di Kubrik, perché il rapporto studente-professore non è poi così distante da quello recluta-sergente che abbiamo visto nell'altro film. Tutti i personaggi, a parte ovviamente Andrew e il professore, sono bidimensionali e incapaci di creare una certa alchimia con lo spettatore, persino Nicole, la ragazza con cui Andrew esce per qualche tempo.

Non so. Ci sono molti elementi positivi, e altrettanti elementi che non convincono. Voi l'avete visto? Che ne pensate?


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mercoledì 18 ottobre 2017

Alla Deriva - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Sull'onda di Open Water (n.d.r. Di cui ho già parlato), qualche tempo dopo, ai Cinema, comparve Alla Deriva. Anche questo film è ispirato a fatti accaduti realmente, ma in questo caso la regia ha abbandonato lo stile docufilm per produrre una vera pellicola di tensione, tutta ambientata in mezzo al mare e...

Diciamo che doveva essere una festa. Un gruppo di amici si ritrova dopo tanti anni per festeggiare il compleanno di uno di loro, e già che ci sono per inaugurare lo yacht acquistato da Dan facendo una crociera ai tropici. Tutto sembra andare per il meglio durante la navigazione, finché a qualcuno viene l'idea di fare il bagno. Tra loro ci sono anche James e Amy, e la loro figlioletta neonata. Tralasciando i dettagli, quando tutti si trovano in mare, si accorgono che nessuno ha abbassato la scaletta... e di conseguenza è pressoché impossibile risalire a bordo.
Panico, crampi, disperazione, tentativi inutili di risalire, incidenti... Niente squali, ma non è necessario. Un po' alla volta i ragazzi finiscono per annegare. Impossibile chiedere aiuto, impossibile farsi notare, impossibile ricevere soccorsi. Si salverà qualcuno? Tenete conto che la piccola di James e Amy, Sara, è rimasta a bordo da sola...

Film di tensione che non sfrutta di sicuro gli effetti speciali per ottenere ciò che desidera. Qui è proprio il disagio, la situazione surreale, la disperazione umana, a fungere da motore dell'intera vicenda. Funziona bene... O meglio, oggi forse è meno efficace di un tempo, visto che ormai si sono già visti parecchi film di questo tipo, ma è bello andare indietro nel tempo e ripescare le origini di questo nuovo filone, perché - a mio parere - sono più genuini.



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martedì 17 ottobre 2017

Immersi nell'800 - #Fotografia #Reportage

Glauco Silvestri
Com'era la vita nel 1800? Ovviamente non è possibile rispondere per esperienza diretta, solo i libri di storia ci possono raccontare come si viveva in un passato ormai remoto come quello che vorrei affrontare oggi, però ci sono occasioni - non dico uniche, ma quasi - in cui, con un po' di fantasia, si può immaginare di essere proiettati in quell'epoca, e assistere da spettatori a un qualcosa che altrimenti non potremmo mai immaginare.

La settimana scorsa ho potuto assaporare scorci del 1800 semplicemente andando a visitare il Parco Sigurtà, ove aveva luogo una rievocazione storica, con tanto di sfilata picnic in carrozza, donne e uomini in costume, e... be' le foto parlano da sole.

Goodbye

Camminare tra i prati immensi del Sigurtà è una delle esperienze più piacevoli che io abbia mai avuto, ed è per questo che ci torno spesso, ma in quest'ultima occasione c'era proprio da meravigliarsi, perché oltre ai soliti visitatori del nostro secolo, sui prati era possibile osservare coppie in costume dell'ottocento, gruppi che chiacchieravano amabilmente tra loro, balli d'epoca, e giochi di società, il tutto - quasi - come se loro fossero gli unici presenti, senza turisti, senza fotocamere puntate su di loro (quasi...).

In Calesse

E' stata un'ottima occasione per giocare con il bianco e nero, ovviamente, ma anche per immortalare colori sgargianti, e abiti che oggi nessuno indossa più, neppure per le grandi occasioni.

Damigelle

Essere al Sigurtà in questa occasione è stato come tornare indietro nel tempo. Camminavo e scattavo foto in mezzo a uomini in alta uniforme, a damigelle dal sorriso innocente, a nobili con bastone e bombetta. Il tutto accadeva con la più grande naturalezza.

In Festa

Giochi d'altri tempi

Momenti d'amore

Picnic al parco

E bisogna dire che gli abiti, ma anche la gioia raccolta in questi momenti, si proiettava in sorrisi che illuminavano a giorno il volto di tutti i partecipanti alla manifestazione.

Smile

Smile

Un'esperienza davvero incredibile, ve lo devo proprio sottolineare, specie quando ho potuto ammirare dame e gentiluomini nelle loro danze sui prati perfetti del parco.

Ballo Felice

Hand to hand

E che dire dei giovani in cerca di angoli appartati per esprimere i propri sentimenti?

La coppia

Love is...

E se anche ho voluto romanzare un pochino queste immagini, per raccontare un evento fuori dal comune, non posso fare a meno di invitarvi a seguire la pagina degli eventi del Parco Sigurtà, per poter assistere con i vostri occhi, il prossimo anno, a un'esperienza davvero diversa e piacevole.

In Gruppo

E non posso evitare di invitarvi a cliccare qui, su Flickr, per poter vedere l'intero set di immagini che ho voluto pubblicare per questo piccolo reportage, sperando - ovviamente - che vi abbia incuriosito, e soprattutto che vi sia piaciuto.



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E già, il padre spirituale degli animalisti mangiava carne.

Glauco Silvestri
La «vita felice seguita da una morte pietosa» era il principio con cui Jeremy Bentham giustificava il suo carnivorismo. E già, il padre spirituale degli animalisti mangiava carne. In un brano poco citato, egli difende le sue scelte su questa base: «È meglio per noi, e non è peggio per loro ... La morte per mano nostra è in genere, e potrebbe esserlo sempre, più veloce e meno dolorosa di quella cui andrebbero incontro se la natura facesse il suo inevitabile corso».

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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lunedì 16 ottobre 2017

Prova di pubblicazione...

Glauco Silvestri
Questa è una prova...



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Nameless - #Fumetti #Recensione

Glauco Silvestri
Devo dire che Nameless è disturbante, e in pieno 'Stile Morrison' di non facile comprensione. L'avvio è lineare, la storia racconta di un sensitivo - noto come Nameless - che viene reclutato da una società privata per salvare il mondo in una missione disperata. Si tratta di deviare un enorme asteroide (n.d.r. Chiamato Xibalba, ovvero 'luogo della paura' nella mitologia Maya) in rotta di collisione con il pianeta Terra. Ma cosa ci fa un sensitivo in un gruppo paramilitare dotato di tecnologie segretissime? Ebbene, sull'asteroide è presente un marchio già noto nel mondo esoterico, e ciò ha destabilizzato la missione non di poco. 
Com'è possibile che un marchio proveniente della cultura esoterica terrestre sia inciso su un asteroide proveniente dallo spazio profondo?
Nameless è nel gruppo di salvataggio proprio per questo motivo. E la spiegazione giunge molto in fretta. L'asteroide è in realtà una prigione per una entità malvagia, unico sopravvissuto di una guerra avvenuta molto prima che gli umani comparissero nel Sistema Solare, e che aveva portato alla distruzione di un 'quinto pianeta', le cui ceneri sono rappresentate dalla fascia di asteroidi tra Marte e Giove.
Il contatto della missione di salvataggio con questa divinità, con questo mostro, scatenerà un viaggio ai confini dell'orrore, che mischierà la realtà con il paranormale, e la nostra dimensione con altre dimensioni, in un caos totale che non potrà più essere ripristinato... Forse!

Leggere questo fumetto è stato disarmante. La prima parte affascina, la seconda parte confonde. A un certo punto non si è più certi di nulla, e non si capisce più nulla. La missione è in realtà frutto dell'immaginazione di Nameless? Nameless è ciò che crediamo che sia, o è un pluriassassino che ha fatto strage in una seduta spiritica? L'asteroide esiste davvero? Minaccia davvero la Terra? A un certo punto si è in balia delle tavole, disegnate con maestria, ma che smettono di raccontare una vicenda in modo lineare, e diventano una sorta di incubo narrativo.

E alla fine non ci ho capito mica tanto nel finale, e tutto ciò nonostante la versione brossurata, quella che ho acquistato, abbia in aggiunta una ampia postfazione di Morrison in cui vengono chiariti molti legami tra la narrazione e i riferimenti mistici ed esoterici che alimentano questa miniserie. Belle anche le tavole preliminari che, sempre in fondo al volume, vanno ulteriormente ad arricchire questa edizione.


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venerdì 13 ottobre 2017

La Legenda della nave di Carta - #Libri #Recensione

Glauco Silvestri
Ero curioso. Un libro che raccoglie racconti di fantascienza di autori giapponesi, fantascienza non legata ai soliti stereotipi giapponesi che son giunti qui in Europa, bensì qualcosa di più profondo, pensato, elaborato. Niente mostri ingigantiti dalle radiazioni atomiche, niente robottoni giganti, niente di tutto ciò a cui siamo abituati, La legenda della nave di Carta è qualcosa di diverso.

E non mi è piaciuto.

Devo ammettere che la prima parte è affascinante. Sono racconti di esperienza vissuta fatti da persone sopravvissute al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Persone che all'epoca erano bambini, e che hanno visto quel bombardamento come qualcosa di irreale, di inimmaginabile, di incomprensibile. Esperienze che toccano il cuore. Un attimo prima facevano colazione per andare a scuola, e un attimo dopo tutto era vaporizzato, e si trovavano senza genitori, senza nonni, senza casa... 
Quelle prime pagine valgono l'acquisto del libro, e a quanto racconta la prefazione, sono da preambolo a una fantascienza che la narrativa giapponese ha sempre visto come un legame inscindibile con il futuro. 
Eppure nei racconti che seguono l'olocausto nucleare pare scomparire, e soprattutto, a volte ci si domanda persino se si tratti di vera fantascienza. Perché sì, alcuni racconti narrano di brecce nello spazio tempo, o di alieni precipitati sulla terra e costretti a mescolarsi con la popolazione locale in attesa di soccorsi che... non sono mai giunti. Ma la maggior parte dei racconti sembrano più storie fantasy, introspettive, poco orientate alla scienza, e di conseguenza ben lontane da quel legame fantasia-scienza che il genere dovrebbe pretendere.
Racconti che poi non sempre finiscono per toccare il lettore. Parole e parole, voli pindarici, e finali chi lasciano senza spiegazioni, con la sensazione di aver letto più un ragionamento, che una storia con una trama, un qualcosa da raccontare. E così il libro delude, delude a metà, perché non offre - per lo meno a me - ciò che cerco quando leggo fantascienza. Certo, culturalmente occidente e oriente sono molto distanti, ma io sono cresciuto con prodotti di narrativa orientale, a pane e Goldrake, e nessuno può negare che quegli elementi siano elementi fondamentali della cultura giapponese, perché nella terra del sol levante si sono erette statue in onore a quei personaggi (n.d.r. Gundam e non solo lui) ed è difficile credere che essi, e i Kaijū facciano parte di elementi 'per bambini' e non di una cultura fantascientifica ben radicata nella storia del Giappone... Per cui sorprende che questa pubblicazione eviti l'argomento e tenti di sviare su temi più filosofici... Ma fallisce, a mio pensiero, nel voler costruire un legame tra il dolore causato dai bombardamenti atomici, e quanto presenta in quelle pagine, perché è proprio nei Kaijū che si radicalizza la memoria di quei momenti, la paura per la radioattività, e le mutazioni; ed è invece nei robot Nagaiani (n.d.r. E non solo quelli, ovviamente) che si proietta una sorta di visione positiva verso un uso più consapevole dell'energia atomica e del suo potere.
Non sto dicendo che la fantascienza nipponica sia tutta fatta di robot e mostri, ma essi ne fanno parte a pieno titolo, e non trovare alcuna traccia di questi elementi in una antologia che dovrebbe rappresentare la fantascienza giapponese... be', tradisce un po' le aspettative.

E ce l'ho messa tutta, ma il libro non entusiasma, annoia, e non cattura per nulla l'attenzione del lettore, tanto che è davvero difficile arrivare in fondo. L'unico stimolo è quello di trovarsi di fronte a dei racconti, e di conseguenza, la speranza di trovare qualcosa di meglio, o per lo meno differente, dopo poche pagine. Ma tutto ciò non basta.




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mercoledì 11 ottobre 2017

Baywatch - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Lo pensavo un film sguaiato, questo Baywatch, ma forse ero stato tradito da un trailer che raccoglieva a regola d'arte ogni momento irriverente della pellicola. In effetti il film è una pellicola che si altalena tra la commedia e il poliziesco, dove le battute sono taglienti solo di rado, dove si espone la sessualità in ogni fotogramma, con continue citazioni a tette, culi, e qualcos'altro, e che a mio parere finisce per sminuire una serie televisiva, che sì era vista sopratutto dai giovani in preda alle tempeste ormonali, ma che allo stesso tempo offriva un buon intrattenimento, raccontando vicende da poliziesco, e vita da spiaggia delle coste americane.
Qui invece si va sul paradossale. Dalla fatalona che commercia in droga e va in spiaggia con i tacchi a spillo, alle bagnine che quando le guardi sembrano correre al rallentatore, al ragazzotto sovrappeso che vuole diventare bagnino perché è innamorato di una di loro, fino all'ex campione olimpionico tanto pieno di sé da non riuscire a fare lavoro si squadra, al punto da rovinare la propria carriera agonistica nonostante le sue capacità fisiche.
Il tutto contornato da un Dwayne Johnson che tiene le redini di tutto quanto e riesce a far stare in piedi una trama che pare abbozzata casualmente ispirandosi a una delle tante puntate della vecchia serie, ovviamente con la scusa di mostrare fisici statuari e muscoli scolpiti. E no... Efron non fa ridere neppure truccato da donna, neppure quando incespica correndo sulla sabbia, quando rimane ipnotizzato a fissare le tette di una bagnina.
Non aiutano neppure i camei regalati alla pellicola da parte di David Hasselhoff e Pamela Anderson, comparsate che ormai ci si aspetta e di conseguenza non sorprendono più, specie quando riguardano proprio qualche fotogramma e basta.

E' un peccato! Sulla carta questo film poteva avere molti assi da giocare, ma alla fine delude, come del resto mi deluse la riproposizione cinematografica di Chips.






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martedì 10 ottobre 2017

Un affare incredibilmente vantaggioso

Glauco Silvestri
Dal punto di vista dei domesticati, l’affare con il genere umano si è rivelato incredibilmente vantaggioso, almeno fino a oggi. Mucche, maiali, cani, gatti e galline hanno avuto molto successo come specie, mentre i loro antenati selvatici se la sono passata male (oggi in Nordamerica ci sono diecimila lupi e cinquanta milioni di cani). E la perdita di autonomia non sembra averli turbati.

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lunedì 9 ottobre 2017

La Mummia - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Tra La Mummia con Tom Cruise e la vecchia trilogia omonima di qualche decennio fa non ci sono grandi legami. L'edizione più attuale è un film maturo, con pretese serie, ove terrore e azione si mescolano con ritmo incalzante, dove respirare è un optional, e di sicuro c'è poco da ridere.
Certo, la vecchia versione era carica di ironia, e per certi versi ricordava le avventure di Indiana Jones, ma è plausibile pensare che in questo caso non ci sia stata volontà di reboot, bensì di produrre una pellicola nuova, diversa, e che non abbia nulla a che vedere con quanto già visto.

Ma è anche vero che quando si parla di mummie, si parla di maledizioni che si risvegliano, o di corpi maledetti che vengono liberati dalle loro catene e che riprendono il loro operato dal punto in cui lo avevano interrotto. Ed è questo il caso, quando nel bel mezzo del deserto iracheno viene trovato un sarcofago egizio. Al suo interno è contenuto il corpo di una principessa, che per via della sua malvagità, fu mummificata viva, e portata molto lontana del regno d'Egitto, così che la sua ombra malvagia non potesse più nuocere.
E' però evidente che qualche archeologo finisca sempre per scoprire qualcosa che non deve, e in questa occasione è implicato un soldato americano che nel tempo libero commercia nel mercato nero dei reperti archeologici. Ma non c'è tempo di discutere su queste faccende perché già durante il volo di ritorno, con il sarcofago ben fissato nel vano di carico di un C130, la nostra principessa si risveglia, e sceglie il bel soldato come prescelto per riportare in vita Seth in persona.
Il resto è fughe avventurose, visioni di spiriti morti, insetti e topi piuttosto aggressivi, corpi senz'anima rianimati, esplosioni... E perché non aggiungere anche una organizzazione segreta di Londra, capitanata dal dottor Jekyll, che si occupa di combattere il male in tutte le sue forme?
Va be', non credo che ce ne fosse bisogno perché il film ha già parecchia carne al fuoco senza scomodare altri miti e legende... La sensazione è che si voglia creare un nuovo filone di pellicole basate su miti e legende, chissà!

A ogni modo il film si guarda volentieri. Ci sono momenti in cui si salta dalla sedia, e momenti in cui ci si diverte nella concitazione delle azioni. Cruise regge bene il ruolo dell'eroe nonostante l'età (n.d.r. ormai son 55... Pare incredibile, eh? Ma il suo viso li mostra tutti). La storia è ben narrata e gli effetti speciali sono all'altezza della situazione. Gira tutto come una ruota bel oliata, e la presenza di Russell Crowe nei panni di Jekyll è una sorpresa inaspettata. Ottima interpretazione anche la sua.

Quindi? Film godibile. Lo consiglio.



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domenica 8 ottobre 2017

Oper Water - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Era il lontano 2004 quando vidi per la prima volta Open Water. Per certi versi fu un film davvero rivoluzionario, una sorta di thriller realizzato in stile docufilm - per altro ispirato liberamente a una storia vera - con un cast ridotto ai minimi termini, e inquadrature da incubo.

La vicenda è semplice: Una coppia decide per una vacanza al mare. Si registrano per una escursione subacquea e tutto sembra bellissimo, una giornata da favola, tra fondali colorati, a giocare con le murene, scattare foto... Ma quando i due tornano a galla, la barca dell'escursione non c'è più, non c'è più neppure la boa attorno alla quale dovevano radunarsi. A bordo c'è stato un errore di conteggio per via di una banale svista, e sono andati via senza di loro. All'inizio Susan e Daniel non si preoccupano. Decidono di aspettare lì, sicuri che l'imbarcazione avrebbe fatto dietro front non appena a bordo si fossero accorti dei due clienti mancanti, ma tutto ciò non accade - a bordo nessuno si accorge di nulla perché i due non avevano socializzato, e per di più avevano persino avvisato che una volta arrivati sul punto di immersione, non avrebbero seguito il gruppo perché erano sub esperti. A tutto ciò si aggiunge la corrente, che lentamente li sposta dal punto di rendez vous senza che la coppia se ne accorga.
Passano le ore, arrivano i crampi, poi il mal di stomaco, poi le meduse, e anche i pesci cominciano a interessarsi ai due oggetti che galleggiano in mezzo al mare. La notte si avvicina, sta diventando freddo... Le cose non possono che peggiorare.

Non aspettatevi un lieto fine con questo film, perché se vi perdete in mezzo all'oceano, ci vuole un miracolo ad assistervi e a salvarvi. E il film rimane fedele a questo concetto, facendo crescere ansia e malessere a chi lo guarda, costruendo una tensione graduale e crescente che porta a stringere i pugni e a digrignare i denti. E' un film che inchioda alla terra ferma.

Però... Ricordatevi che è un film con più di un decennio sulle spalle, e la formula di cui fu precursore, oggi si è affinata al punto da considerarlo forse banale e poco efficace. Già! Perché Open Water è privo di effetti speciali, è girato al naturale, non ha una colonna sonora che fa saltare dalla sedia, e se cercate tutto ciò, in questo film non lo troverete. Troverete altro, ma saprete apprezzarlo?

A me piacque quando uscì, e continua a piacermi.



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sabato 7 ottobre 2017

The Walk - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Robert Zemeckis ha fatto un lavoro sopraffino con The Walk. Il film ci racconta le vicende di un funambolo - Philippe Petit - con il sogno di poter fare una passeggiata su un filo tirato tra le cime delle Torri Gemelle a New York. Storia semplice, per certi versi, che però racconta in modo esemplare il coraggio, il desiderio, la passione, l'ambizione... Racconta un sogno che si avvera, un gesto atletico unico, la forza di una persona che ha superato tutte le difficoltà possibili per realizzare il suo sogno.

Tutto avviene il 7 agosto del 1974, ma la storia di Petit è più lunga, perché lui è un funambolo autodidatta, e così la narrazione comincia molto tempo prima, quando Petit era un bambino, e del suo amore per i funamboli nato dopo averne visto uno all'opera in uno spettacolo circense.
E da una corda tirata tra due alberi nel giardino di casa, Petit arriva al World Trade Center. Sono 417 metri e mezzo d'altezza, per una distanza di 42 metri e mezzo... Il tutto su un cavo d'acciaio tirato tra le due cime delle torri, e un'asta a cui aggrapparsi per l'equilibrio. Che impresa incredibile!
Su Wikipedia potete leggere qualche info in più su questo funambolo eccezionale, mentre per quanto riguarda il film, la regia è perfetta.

C'è ironia, c'è emozione, ci sono inquadrature mozzafiato. Joseph Gordon-Levitt è perfetto nei panni del giovane Petit. E' un film davvero unico nel suo genere, e non posso che consigliarvelo, davvero... E' un film da vedere!



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venerdì 6 ottobre 2017

The Tick - #SerieTV #Recensione

Glauco Silvestri
Su Amazon Prime Video c'è una serie televisiva un po' diversa dal solito. Parlo di The Tick, ovvero un supereroe smemorato tutto blu con due antennine ridicole sulla testa che... Ma andiamo per gradi!

Siamo in un mondo alternativo a quello che conosciamo, dove i supereroi sono presenti sin dati tempi dell'esplosione nel Tunguska, quando Superior fece la sua prima apparizione sulla Terra. Da quel momento, eroi buoni ed eroi cattivi hanno cominciato a interessare il nostro pianeta, tanto che spesso noi umani senza super poteri siamo diventati semplici danni collaterali alle loro superavventure. Arthur è uno di questi danni collaterali, o meglio, è il sopravvissuto a un incidente che lo ha segnato per tutta la vita. L'astronave di cinque supereroi, colpita gravemente dalle armi di un super cattivo, precipita proprio sull'auto del padre mentre sta per andare al lavoro. Ovviamente il padre muore. La madre diventa alcolizzata... E lui viene affidato ai nonni - se non mi ricordo male - e curato per una grave depressione, etc etc.
Diventato grande, Arthur fa molta fatica a vivere nella società. E' da un lato incuriosito dal mondo dei super, dall'altro spaventato a morte dal creare legami con altre persone - a parte forse sua sorella - infermiera, che a tempo perso cura anche i delinquenti feriti negli scontri contro i super buoni.
Ecco... Il fatto è che Arthur viene in possesso di una tuta da supereroe, la indossa e, all'improvviso, viene coinvolto in fatti criminali che neppure è in grado di comprendere. Potete pensare ad Arthur come a una sorta di Ralph supermaxieroe, solo che Arthur non vuole fare l'eroe. No, non è proprio interessato a fare l'eroe.
Ed è qui che entra in scena The Tick. Lo conosce la sera stessa in cui viene in possesso della tuta, e da quel momento Tick non si schioda più dalla sua spalla. Per un motivo o per un altro, The Tick ha perso la memoria, ed è anche piuttosto stupido, però è invulnerabile e mosso da un grande senso del dovere e di giustizia. Insomma: Arthur diventa il cervello, The Tick il braccio.
E i villain di questa vicenda sono dello stesso livello... Ma non voglio svelare troppo, perché la prima stagione è già tutta disponibile online, e non ho alcuna intenzione di rovinarvi la sorpresa.

Sappiate solo che - prima di lasciarvi voglio svelare qualche retroscena - The Tick è ispirato a un fumetto degli anni ottanta, che nei primi anni novanta divenne persino una serie televisiva. A mia memoria, da noi non arrivò mai nulla di tutto ciò, ma potrei sbagliare.



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giovedì 5 ottobre 2017

Wonder Woman - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Etimologicamente la parola Amazzone significa 'senza seno', e in molti ritengono che questo termine sia stato da sempre legato alle leggendarie donne guerriere perché - si narra - queste erano solite amputarsi il seno destro per poter usare meglio l'arco, e/o più in generale, di mutilare il proprio corpo per nascondere le fattezze femminili e mettere in evidenza le loro capacità di guerriere.
Ovviamente, chi ha pensato di disegnare Wonder Woman ha preferito dimenticare questo dettaglio, ed è una bella fortuna... Perché Gal Gadot, oltre che brava, è davvero molto bella.
E bisogna ringraziare la DC comics per aver realizzato una pellicola di questo tipo, a cui - sulla carta - davo pochissima fiducia, ma che poi si è rivelata vincente nonostante la regia banale e poco innovativa.
Film che comunque convince, se non altro per l'ironia, perché il film è un evidente preambolo alle future pellicole dedicate alla Justice League, e che - ovviamente - dovranno fare concorrenza alla serie ormai di successo dedicata agli Avengers.

Nel film tutto ha inizio con una foto che Bruce Wayne regala a Diana Prince. Foto che già si era intravista in formato digitale nella pellicola Batman vs Superman. Gli occhi di Diana tornano alla sua giovinezza, quando si addestrava alla guerra assieme alle altre sue compagne amazzoni, e quando un pilota americano entrò nella sua vita togliendola per sempre dal suo paradiso per... Per entrare nel mondo degli umani, e dare la caccia ad Ares. E' il momento in cui Diana scopre la sua vera identità, i suoi poteri, il suo scopo...

E diciamocelo: Fortuna che ci sono gli effetti speciali, l'ironia, una discreta fotografia, e un po' di esplosioni e quant'altro. Altrimenti il film sarebbe stato noiosetto e ricco di 'già visto'. Difatti ciò che temevo non si è rivelato esatto perché nonostante tutto il film funziona e diverte. Per cui non posso che consigliarlo, specie se vi piace il genere, perché di sicuro è una pellicola che non sta proprio proprio in piedi da sola.




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mercoledì 4 ottobre 2017

La seduzione del Dettaglio, Francesco Giuliari - #Mostra #Recensione

Glauco Silvestri
A volte capita, andando a una mostra fotografica, di incappare in altre esposizioni che possono essere visitate con il medesimo biglietto. L'occasione mi è capitata con l'esposizione di Francesco Giuliari, scomparso a Forlì nel 2010, e che ho scoperto proprio in occasione della mia presenza nella cittadina emiliana per l'esposizione fotografica di Erwitt.

For you
(incisione)
Giuliari nasce come incisore, e difatti molte sue opere nascono da 'provini' realizzati in incisione. L'artista nasce a Verona, ma è a Forlì che lavora per anni e anni, tanto da diventare forlivese d'adozione. I suoi lavori rasentano l'iperrealismo... Non che ami questo genere pittorico, ma di sicuro sono affascinato dalle immagini che paiono uscire dalle tele, tanto vere da poter immaginare di toccare fisicamente i soggetti ritratti.

For you
(dipinto)
Ritratti, sì, ma non solo. Molte sono anche le nature morte, o le rappresentazioni di vita quotidiana. Giuliari non disdegna neppure di rappresentare sé stesso, magari a spasso con la nipotina, o mentre spia una donna nuda che si ammira allo specchio. 
Nelle sue opere c'è ironia, e spesso c'è un topolino che osserva di nascosto, o riposa in primo piano. Il topolino è una sorta di simbolo. L'allegoria è evidente in tutti i suoi lavori, che si ispirano intellettualmente a grandi come Michelangelo, Caravaggio, Guercino, Casorati, e non solo loro...

Il suo lavoro lascia il segno già al primo sguardo, stupisce per la nitidezza dei dettagli, per la bellezza e la vivacità dei colori, per la capacità di rendere reale un prodotto bidimensionale realizzato con maestria.
Le foto qui riportate non rendono giustizia all'effetto visivo delle opere quando osservate nel mondo reale, ma possono regalare quella curiosità a chi ama l'arte, e magari è in cerca di autori moderni capaci di affascinare e di raccontare una storia con i loro lavori.



Sfortunatamente l'esposizione era al suo ultimo giorno di vita il primo di ottobre, per cui giungo un po' in ritardo nel raccontarvi la mia esperienza tra i corridoi del San Domenico, ma se siete curiosi, online è possibile trovare qualche scatto delle opere dell'autore.

Maggiori info: qui.



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martedì 3 ottobre 2017

Cattiva educazione

Glauco Silvestri
I miei divieti alimentari introducono un elemento di disturbo nel rapporto tra ospite e padrone di casa. Se sono invitato in casa d’altri e mi dimentico di comunicare in anticipo che non mangio carne, mi sento male; se lo dico, la padrona di casa dovrà cucinare per me qualcosa di speciale, e mi sento male lo stesso. In queste materie sono incline a dare ragione ai francesi, per i quali ogni proibizione alimentare è un semplice caso di cattiva educazione.

Il dilemma dell'onnivoro (Gli Adelphi) (Italian Edition) (Pollan, Michael)


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lunedì 2 ottobre 2017

Personae, Elliot Erwitt - #Mostre #Recensione

Glauco Silvestri
Nel mondo della fotografia non si può ignorare un personaggio come Elliott Erwitt. Di lui amo i ritratti, sempre singolari e fuori dall'ordinario perché, per sciogliere il ghiaccio presente tra fotografo e fotografato, era solito far suonare una trombetta che portava sempre con sé. Ovviamente i suoi ritratti mostrano volti stupefatti, o scomposti da risate sguaiate, o ancora divertiti, comunque sempre originali. Di lui il mondo ama le foto con i cani, animali che probabilmente amava, ma che sapeva inquadrare in modo unico, anche in questo caso, perché cercava con loro un feeling che in pochi osano, addirittura abbaiando loro... E si dice che sia molto bravo, Erwitt, ad abbaiare.

L'esposizione di Forlì ci propone un viaggio confuso - ovvero privo di un ordine ben preciso - tra i suoi scatti più interessanti, prima i bianco e nero, e poi il colore, e infine anche un angolo dedicato al suo Alter Ego, André S. Solidor, che 'usava' per mettere in ridicolo la fotografia moderna, tutta Photoshop e senz'anima, un mezzo per promuovere più che un mezzo per comunicare.

E così si apre con uno scatto costruito che ha fatto scuola, con una Parigi rappresentata dai suoi elementi fondamentali, come la Torre Eiffel, l'amore, e la pioggia. Camminando tra gli stretti corridoi dell'esposizione si incontra lo scatto di un bacio rubato attraverso lo specchietto retrovisore di un'auto. 

Si incontrano volti famosi, tra cui la bellissima Marilyn, ma anche un giovane muscoloso Schwarzenegger, un raro Castro sorridente, le lacrime di Jackie Kennedy al funerale di suo marito, Nixon che punta il dito contro il petto di un Kruscev attonito... Scatto, quest'ultimo, che ha fatto storia nella fotografia per come fu travisato e sfruttato fuori dal suo contesto, perché Nixon ne fece un simbolo della sua campagna elettorale, come fosse un monito della sua forza nei confronti del Comunismo, ma che in realtà fu uno scatto rubato in una fiera, a Mosca, dove di confrontavano le tecnologie americane e russe, e i due uomini di stato discutevano animatamente di cose futili, non di massimi sistemi... 

Non mancano ovviamente i cani, che Erwitt usava soprattutto quando lavorava per la moda, quando faceva servizi sulle scarpe, perché - diceva lui - i cani ne vedono davvero tante di scarpe dal loro punto di vista. Ma non solo i cani sono al centro della sua attenzione. Anche i gatti - famosa fu la sua richiesta di realizzare uno shooting di moda durante una gara di bellezza felina - e i cavalli - altrettanto famoso è il suo scatto di un'auto in mezzo a cento cavalli, scatto che fu realizzato per 'raccontare' la potenza del motore di quella vettura, che era per l'appunto di cento cavalli - e addirittura un leone.

Una mostra davvero affascinante dove si trovano sicure emozioni, e tutto ciò nonostante il fotografo fosse uno molto attento ai dettagli, e spesso costruiva ad arte i suoi scatti, istruendo chi vi compariva, o studiando alla perfezione l'ambientazione e la situazione che voleva immortalare. 
Ma è ovvio che nella sua vita fu anche un fotografo che riuscì a cogliere l'attimo e a catturare momenti fuggevoli con la sua fotocamera, per l'appunto, come nello scatto di Nixon, ma come in molte altre occasioni che gli si presentarono nella sua lunga carriera.

Carriera che attraversa l'intero pianeta. Di origine francese (n.d.r. nacque a Parigi), nato da genitori russi, fu costretto a fuggire dalla Francia a causa delle persecuzioni naziste sugli ebrei, crebbe in Italia, e poi emigrò negli Stati Uniti. Egli è solito dichiarare che è grazie a Mussolini se lui è un americano vero. E dobbiamo ringraziare l'America se è diventato fotografo, perché il padre era un architetto che però non poté più praticare il proprio mestiere in seguito alla sua fuga dall'Europa. Erwitt raccolse così gli insegnamenti del padre e li ricondusse nella fotografia, tanto che nei suoi scatti è spesso presente una componente architettonica.

Conobbe Capa, fondatore della Magnum Press, da giovane. Forse è sotto la sua guida che Erwitt trova il suo percorso da fotografo, perché le sue origini sono legate al cinema, visto che era regista. Annì più tardi ne sarà presidente nonché guida artistica... 
Ci sarebbe da raccontare ancora molto su questo grande della fotografia mondiale, ma lo spazio di questo blog è per forza di cose limitato. E poi il mio non detto può essere fonte di ispirazione per quanti di voi sono interessati alla fotografia, e magari, intenzionati a recarsi a Forlì per una visita alla bellissima mostra organizzata dal gruppo museale San Domenico.

Qui di seguito potete ammirare qualche scorcio del museo, dell'esposizione, in un breve video trovato su youtube.


L'esposizione è aperta al pubblico dal 23 di settembre scorso, fino al 7 gennaio 2018.

Maggiori info: qui e qui.


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domenica 1 ottobre 2017

#Apple iOS11

Glauco Silvestri
Da qualche giorno è possibile installare il nuovo iOS11 sui dispositivi mobili di Apple (iPod, iPad, iPhone) e, come molti altri in questo mondo variegato, l'ho installato praticamente subito.
Perché l'ho fatto?
Di solito è meglio aspettare, qualche bug dell'ultimo minuto è sempre in agguato, la rete è intasata da gente che - come me - sta scaricando l'aggiornamento, eccetera eccetera eccetera...
Allora, perché l'ho fatto?
La risposta è composta da cinque lettere: Files.
Files è una applicazione del sistema operativo che consente di accedere al telefono come fosse Esplora Risorse di Windows, o meglio, il Finder di un Mac. Grazie a Files è possibile navigare nei direttori interni al telefono, vedere la cartella con i video, le foto, files audio, le applicazioni, i documenti... Pressoché tutto (n.d.r. Manca solo l'accesso ai files di sistema, e ai punti sensibili del cellulare, così che non si possano fare danni inavvertitamente). Files permette anche di accedere a tutti i documenti presenti su iCloud, così da poter muoversi anche lì in modo trasparente, esattamente come già facciamo attraverso il web, o attraverso un computer. 

Files

Files permette ovviamente di aprire i files (n.d.r. Scusate il gioco di parole), ma anche di cancellarli, rinominarli, di spostarli in un altra cartella... Permette di creare, rinominare, cancellare, e spostare le directori... Insomma, fa tutto quello che ci si aspetta da un 'File manager' che si rispetti.
E non è finita qui: Files permette anche di accedere ad altri servizi cloud, tutti quelli a cui siete registrati, a partire da Dropbox, passando per OneDrive, per Google Drive, Amazon Drive, e chi più ne ha, più ne metta.

Ecco! Files era un elemento che a iOS mancava proprio. 

Ma non fa proprio tutto tutto... Manca una cosina che mi avrebbe fatto comodo, ma non si può avere tutto dalla vita, vero? Bisogna accontentarsi. Che cosa manca? L'accesso ai drive di rete, della propria rete personale, quella di casa.
Mi rendo conto che una buona percentuale di persone non ha drive di rete in casa, ma io sì, e il fatto di non potervi accedere attraverso Files è davvero un peccato. Non è possibile né accedere via protocollo FTP, né SMB, ne altri ancora (n.d.r. Ovviamente ho già altre applicazioni che mi permettono di farlo ma... Sarebbe stato bello avere una sola App in grado di fare tutto, no? Sapete come si dice: La fame vien mangiando!). 

Il nuovo Centro di Controllo
Ma cos'altro c'è in iOS11 di interessante? Di articoli al riguardo ne sono stati scritti tanti e non starò a dilungarmi troppo al riguardo. Tra le cose eclatanti c'è un nuovo Centro di Controllo, personalizzabile e di più facile fruizione; c'è il servizio SOS (n.d.r. Premendo 5 volte il tasto home), che manda una chiamata di emergenza al 112 e avvisa in automatico, con un sms, i numeri dei tuoi familiari; c'è la funzione 'non disturbare mentre guido', che gli italiani disattiveranno perché amano guidare mentre chattano su whatsapp/facebook/instagram/quellochepreferite; c'è la tastiera usabile con una sola mano, sia per mancini, sia per destri, che si va ad aggiungere alla tastiera standard; c'è il nuovo formato di immagini, che promette maggiore compressione e migliore qualità del vecchio jpeg (n.d.r. Ovviamente, da menù di configurazione, si può scegliere di rimanere a jpeg, per una maggiore compatibilità con gli altri); c'è tutto il kit per la realtà aumentata, che per ora non è molto sfruttata dalle App sullo store, ma che sicuramente in futuro offrirà opportunità interessanti (n.d.r. Quando esce Ikea Place?); ci sono un sacco di altre cose sotto il cofano, invisibili, che dovrebbero far lavorare meglio il telefono, renderlo più sicuro, eccetera eccetera, (n.d.r. Qui elencate quelle che maggiormente vi saranno utili).
E ci son due cose che proprio non digerisco!
Perché dal Centro di Controllo non è più possibile spegnere né il wi-fi, né il Bluetooth? In pratica, con iOS11 il Centro di Controllo può solo disattivare temporaneamente i due servizi, che si riattivano in automatico alle 5 del mattino. Questa cosa non l'ho proprio capita! Ovvio che si può spegnere veramente tutto quanto dal menù di Configurazione ma... Una cosa che prima era istantanea ora diventa più noiosa da fare. Senza contare che per anni siamo stati abituati in un modo, e di conseguenza, se alla sera spengo il wi-fi, mi aspetto che la mattina sia ancora spento, non acceso come invece ora accade.
Idem per il Bluetooth, dove viene giocato l'asso di briscola, perché il Centro di Controllo neppure lo disattiva completamente, visto che comunque il sistema mantiene vivi i collegamenti con i dispositivi remoti della galassia Apple (vedi AirPod e Apple Watch)... Ma se io non ho questi dispositivi? Io ho un Garmin Forerunner che si collega con il mio iPhone, e questo non gode del medesimo privilegio... Ti pare giusto? E comunque, per me spento è spento, non spentounpochinosoltanto.

Ci farò l'abitudine... O forse la rete si riempirà di lamentele al punto che faranno una aggiustatina all'idea con un prossimo aggiornamento.

App Switcher
Ma non è finita qui:
Manca addirittura qualcosa rispetto al vecchio sistema operativo.
Eh si! Manca l'App Switcher attraverso il Force Touch. 
Funzione che ammetto ho usato di rado perché son passato a un telefono con il Force Touch solo da poco - per cui passavo da una App all'altra con il vecchio metodo (n.d.r. Doppio Tap sul tasto home), ma cominciavo a farci caso, e a trovarla utile.

Pazienza! Anche qui - mi pare - Apple ha promesso che tornerà con un prossimo aggiornamento.



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sabato 30 settembre 2017

Giuseppe del Franco - #Arte #Mostre

Glauco Silvestri
A pochi anni dalla sua scomparsa, a Palazzo d'Accursio - Bologna - si tiene una piccola mostra antologica di Giuseppe del Franco, un artista bolognese d'adozione che si è dimostrato uno dei protagonisti dell'arte italiana contemporanea.

Del Franco (n.d.r. Chieti, 1946 ‒ Carpi, 2013) è un artista particolare. Le sue opere sono fisiche, solide, e spaziano nella profondità dei colori, con rilievi materici, e astrattismi tutti da interpretare. L'autore non si dilunga in titoli per le proprie opere. Devono essere capite da chi le osserva, e sicuramente chi non lo conosce, o chi fatica ad approcciarsi con l'arte com'è concepita oggi (n.d.r. Lo sapete, io adoro gli impressionisti...), dovrà impegnarsi parecchio non solo per apprezzare, ma soprattutto per comprendere, ciò che l'artista ha prodotto.
Se ci sono contaminazioni, sono ben nascoste. In alcune opere si intuisce una lontana ispirazione a De Chirico, mentre nelle più recenti (n.d.r. Non riportate in questo breve post) ci ho visto Mirò. Ma sono mie sensazioni personali da prendere molto con le molle.

La piccola mostra offre opere che spaziano tra gli anni sessanta e i giorni nostri. Nel suo lavoro viene impressa la società in cui viveva, spesso con immagini sfocate all'interno di fori cupi, o con tratti onirici circoscritti in cornici materiche. 


Volendo mantenere un linguaggio più comprensibile, qui è il colore che domina, per quanto alcune opere sfocino in esperimenti con la luce e la fotografia, e i lavori più recenti vadano invece verso la scultura, opere ancora più enigmatiche, da osservare con una consapevolezza che probabilmente solo chi ha seguito l'autore può avere.


Le opere esposte non sono tantissime, ma è comunque una piccola antologia interessante. L'esposizione è visitabile gratuitamente fino all'8 ottobre prossimi. Se passate per Bologna, è un'occasione per sviare dai percorsi canonici offerti ai turisti, e scoprire un personaggio che forse è poco noto ai più.

Maggiori info: quiqui.



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venerdì 29 settembre 2017

Okja - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Oggi parlo di un film prodotto da Netflix, di cui si è parlato parecchio qualche tempo fa. Okja è una commedia caustica in cui si 'critica' un certo tipo di industria alimentare.

La Mirando ha ottenuto la ricetta per allevare un super maiale. Si tratta di un bestione grande quanto un Fiat Ducato, per intenderci, dalla carne stupefacentemente buona e... Ma com'è saltato fuori questo super maiale. La dirigenza - la terza generazione di una famiglia che ha sempre badato al lucro e poco alla salute dei lavoratori, all'ambiente, eccetera eccetera - giura che è frutto di studi sul miglioramento delle specie, senza OGM, esperimenti strani e quant'altro. La Mirando, con il super maiale, vuole cambiare volto al proprio marchio e diventare un esempio di industria green attenta sia all'ambiente, sia alla salute dei consumatori, sia alla qualità del lavoro dei propri dipendenti.
Per ciò 26 cuccioli di super maiali sono stati donati ad allevatori di tutto il mondo, per un grande concorso, il quale - dopo dieci anni - andrà a premiare chi ha ottenuto l'animale più bello.
Passano gli anni ed è il momento della premiazione. Okja è il più bel super maiale che sia stato allevato nel mondo, è vissuto per tutto questo tempo tra i monti dell'Asia, in un luogo sperduto, assieme a una bambina e al suo papà.
Ovviamente Okja viene sottratto alla famiglia per essere portato a New York, mostrato al pubblico, e premiato. Con questo spettacolare evento la Mirando può finalmente mettere sul mercato la carne di questi maiali, e venderla con la fiducia dei consumatori e con l'approvazione delle organizzazioni sanitarie.
Dietro a Okja c'è però un grande mistero, e tutti lo vogliono. Soprattutto una associazione animalista che vuole - a ogni costo - smascherare le vere attività della Mirando. La bambina stessa non accetta che Okja gli venga sottratto, per cui fugge da casa per riprenderselo... Insomma, una situazione piuttosto caotica ruota attorno a questo enorme, strano, maiale.

Bello? Diciamo interessante. Il cast è eccellente. C'è persino Jake Gyllenhaal, quasi irriconoscibile, e veramente fuori dai panni dei personaggi che solitamente interpreta. Gli effetti speciali sono di prim'ordine. La storia è parecchio surreale... Fa riflettere, diverte, ma non mi ha convinto al 100%.



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giovedì 28 settembre 2017

The Circle - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
La rete è una cosa meravigliosa. La rete ha incredibili potenzialità. La rete è uno strumento che può veramente migliorare la vita di tutti quanti. La rete rende più accessibile la conoscenza, più veloce lo sviluppo, più immediato l'aiuto a chi ha bisogno... La rete però ha anche grandi insidie, i dati che contiene possono essere usati non solo per fare del bene, o per far galoppare lo sviluppo della nostra società, ma anche per sfamare l'avidità di pochi, e addirittura realizzare i sogni di potere di alcuni. Possedere informazioni offre grandi poteri, e grandi responsabilità... Ci sentiamo davvero pronti ad aprire la nostra vita al mondo, e far sì che tutte le nostre cose private diventino di dominio pubblico?
Ebbene, tutto ciò sta già succedendo, velocemente, e spesso senza che ci si renda conto che avviene.
I nostri dati sono già online... E sono in mano a grandi società di informatica.
Pensate a Google*, ai dati che gli fornite quotidianamente tramite il vostro cellulare Android*. Pensate a Apple*, e al modo analogo con cui le vostre info sono condivise nell'universo della Mela. A tutto ciò aggiungete i vostri dati sanitari, magari immessi nel cloud tramite le varie app Runtastic*, ai suoi strumenti per rilevare il battito cardiaco, la vostra pressione corporea, il vostro peso, ma anche il cibo che consumate quotidianamente, il tempo che dedicate allo sport e quello che dedicate all'ozio. A tutto ciò aggiungete lo shopping, quello che fate su Amazon*, su Zalando*, o su altre piattaforme simili. Il modo in cui trascorrete il vostro tempo libero, grazie a Tripadvisor*, a Booking*, e via dicendo. Senza dimenticare la vostra parte social, dove rivelate molto di voi, partendo da Facebook*, rimbalzando su Twitter*, Instagram*... E infine anche il modo in cui trascorrete le vostre serate in casa, i vostri gusti musicali, televisivi, cinematografici, grazie a Netflix* o a Spotify*, ma anche Youtube* e Vimeo*. Ma non ho mica finito... Perché in rete sono presenti anche le vostre lotte sociali, tramite servizi come Change.org*, ma anche la piattaforma Russeau* tramite il M5S* vota i propri candidati... E persino l'istruzione, oggi, può avvenire online, ed essere controllata online attraverso i registri scolastici elettronici e quant'altro, e attraverso ai corsi a distanza accessibili sulle università di mezzo mondo...

Ora... Tutto ciò... Immaginate che tutto ciò sia in mano a un'unica società: Questo è The Circle.

Pensate ora all'entusiasmo per un sistema così efficace che sulla carta aiuta davvero le persone. Se tutto fosse veramente online, se tutto fosse centralizzato, se essere online fosse obbligatorio, se si votasse attraverso quella piattaforma, ci si curasse attraverso quella piattaforma, si avesse vita sociale attraverso quella piattaforma, si pagassero le tasse, si lavorasse... Tutto in un unico posto dove è tutto alla luce del sole. Non si potrebbe più evadere il fisco, rubare, sparire dalla circolazione, perché saremmo osservati 24 ore su 24. E quando non si è soli è difficile comportarsi male, anzi, è pressoché impossibile. Giusto?
Sarebbe il sistema perfetto per... Un momento: Non perdiamo il contatto con la realtà! Tutti questi dati da chi vengono gestiti? Ci si può fidare di un unico proprietario? E questo 'proprietario' chi è? E 'trasparente' come tutti quanti gli altri?
E non dico che si debba pensare subito al complottismo. A volte è il semplice entusiasmo per una tecnologia che porta a comportamenti che sulla carta sono del tutto positivi, ma che nel mondo reale finiscono per danneggiare degli individui. Sappiamo bene come funziona la rete e la sua innata capacità di amplificare a dismisura le emozioni dei singoli...

Ecco! The Circle è tutto questo. Il film è interessante, e anche se il suo finale è un pochetto surreale e all'acqua di rose, be' mi è stato detto che il romanzo da cui è tratto (qui), che devo ancora leggere, merita ancora di più.

Lo consiglio.



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*Cito queste aziende non per criticare il loro operato, ma semplicemente perché leader nel loro settore e simbolo di determinati servizi disponibili online, ma che sono forniti non solo da loro, ma da molte altre società che non vengono indicate solamente per motivi di spazio. L'articolo vuole essere una semplice recensione a un prodotto di intrattenimento, per l'appunto, il film The Circle.


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mercoledì 27 settembre 2017

Il Padrino - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Voi non ci crederete mai ma, fino all'altro giorno, io non avevo mai visto Il Padrino. E pensare che di premi ne ha vinti davvero tanti, nel lontano 1972, ovvero l'anno in cui sono nato... 
Regia di Coppola, star come Al Pacino e Marlon Brando, una serie di comprimari che oggi sono pure loro star di prima grandezza, o comunque volti che hanno lasciato il segno nella storia del cinema... Il film è ricco di motivi per cui avrebbe dovuto attirare la mia attenzione più e più volte, e invece misteriosamente è rimasto nell'elenco dei film che prima o poi avrei dovuto vedere, ma che alla fine mi son guardato solo alla fine del 2017, a 45 anni suonati.

La vicenda è ambientata negli anni 40, lo sapete tutti quanti, no? E' la storia della famiglia Corleone, e tutto comincia da un rinfresco di nozze, ove Don Vito Corleone - Il Padrino - promette assistenza e protezione ad amici e familiari, ovviamente in cambio di favori che i Corleone potrebbero chiedere a tempo debito. Il potere dei Corleone è tale che difficilmente qualcuno mette in discussione il loro modo di agire, ma le cose cominciano a diventare difficili quando i Tartaglia - una famiglia concorrente - chiede a Il Padrino di entrare nel loro giro di droga. Il rifiuto di quest'ultimo scatena una lotta cruenta tra le due cosche: lo stesso Vito Corleone viene ferito gravemente, e due suoi figli vengono uccisi in agguati feroci da parte delle famiglie avversarie. I Corleone sono a rischio di perdere tutto ciò che hanno quando Vito decide di ritirarsi e di dare le redini del suo impero al figlio più giovane, Michael, che a sorpresa di tutti, assume il comando con estrema fermezza, e spietatezza.

Il film è un'opera di primo livello, per quanto i ritmi siano un po' blandi a causa dell'ampio lasso di tempo narrato, del fatto che debba essere raccontata l'intera struttura della famiglia Corleone, e soprattutto per il fatto che negli anni settanta si lavorava così, e il cinema raccontava storie, più che essere concentrato a stupire con effetti speciali. Film solido da ogni punto di vista, oggi però risente di quel ritmo un po' troppo trascinato, e da una narrazione che si prende i suoi tempi, e che potrebbe annoiare gli spettatori di nuova generazione.
E' comunque un gioiello del cinema, e ogni personaggio è costruito con tanta profondità da sembrare un qualcosa di veramente accaduto. Difatti il film si ispira liberamente al romanzo omonimo di Mario Puzo, il quale, pur essendo frutto di fantasia, si basa su vicende realmente accadute alle famiglie mafiose Bonanno e Genovese.

Da vedere!


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