venerdì 14 ottobre 2016

#Ustica - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Quando uscì Ustica al cinema non ebbi l'occasione di andare a vederlo. Per questo motivo ho voluto recuperarlo immediatamente (n.d.r. Del resto, il relitto del volo Itavia è conservato qui a Bologna) e guardarlo... Il film promette di svelare i misteri di questo terribile disastro, per quanto l'insabbiamento della vicenda sia stato davvero efficiente, per quanto certezze assolute - ormai - non sia più possibile averne.

Ma cosa accadde quel maledetto 27 giugno del 1980? Un DC9 dell'Itavia scompare improvvisamente dai radar tra le isole di Ponza e Ustica. I rottami vengono rapidamente recuperati, è una strage immane, 81 vittime, nessun sopravvissuto. Ma cosa è successo? Si parla di bomba, per lo meno all'inizio. Vengono poi recuperati i resti di un Mig 23 libico non tanto distante dal disastro aereo. E recuperando il relitto del volo Itavia, vengono rinvenuti anche resti di un caccia americano (n.d.r. Un F5). Tutti i testimoni dell'evento cominciano a sparire, o per morte naturale, o per casualità. I tracciati radar scompaiono, e... l'intera vicenda si fa sempre più nebulosa.
L'indagine comunque non si ferma, ma chi è più determinato a scoprire cosa è accaduto trova sempre più bastoni tra le sue ruote, e rischia persino la pelle. C'è chi non vuole che la verità venga a galla.

Il film ci offre una soluzione al dilemma. E' noto che in quegl'anni la Libia mandava i suoi caccia a fare manutenzione in Iugoslavia. Un patto non scritto tra Italia e Libia permetteva ai loro velivoli - purché privi di armamento - di attraversare il territorio italiano. Ciò doveva però avvenire sfruttando l'ombra radar dei velivoli civili in quanto, facendo parte della NATO, l'aviazione italiana non avrebbe potuto ignorare una traccia radar 'nemica' nei propri cieli. Il patto, ovviamente, permetteva all'Italia una sorta di rapporto di favore per l'acquisto di petrolio e gas, da immettere poi nel mercato civile del belpaese. Quel 27 giugno del 1980 qualcosa va storto. Il volo Itavia è in ritardo di un paio d'ore. L'America sta spostando alcuni bombardieri pesanti nell'area del mediterraneo. E il viaggio del Mig viene notato dai radar militari. Decollano gli F104 italiani, i Mirage francesi, e anche due F5 statunitensi. Il Mig è braccato. E' disarmato, e di conseguenza il pilota libico non può neppure difendersi. L'unica sua speranza è rimanere nell'ombra del volo Itavia, credendo che i caccia aggressori non sparerebbero mai contro un velivolo civile. Difatti ciò non accade, ma durante le manovre di attacco uno dei due aerei americani si scontra contro l'aereo civile. Ovviamente i Mirage francesi e gli intercettori italiani si fanno subito di nebbia. Il secondo F5 americano dà invece la caccia all'aereo libico e l'abbatte.

Tutta questa storia viene rivelata con uno stile un po' fiacco. Sembra un film da televisione via cavo, lento, recitato così così, con molte parti costruite in CGI di qualità un po' vecchiotta che ricorda per certi versi Flight Simulator. La scelta di trasformare la vicenda in una sorta di soap opera, con la storia della madre - la giornalista Roberta Bellodi - disperata per aver perso la bambina nell'incidente, con la storia d'amore di Corrado di Acquaformosa - nominato nella commissione parlamentare di inchiesta sull'accaduto - e la moglie Valja, rendono il ritmo della pellicola piuttosto blando e poco efficace. La ricostruzione storica è plausibile. Auto, televisioni, e la ricostruzione degli ambienti è fedele. Meno ovviamente gli esterni - soprattutto l'aeroporto di Bologna, che però è mutato parecchio in questi ultimi 30 anni e non si poteva di certo recuperare la sua struttura originale - che soffrono dei tanti decenni trascorsi, e che immagino sia stato piuttosto complesso renderli plausibili.
Ritmo blando, quindi, e recitazione teatrale, rovinano un po' la visione. In certi momenti gli attori sembrano muoversi indecisi, corrono senza motivo attraversando un'intera spiaggia, per poi fermarsi a fare una telefonata, e ritornare sui loro passi, sempre di corsa. Oppure sul luogo in cui il Mig precipita, con corsette tra un relitto e l'altro, senza una vera logica, o una intenzione rivelata. Oppure ancora la scena iniziale dove la Bellodi fa foto di nascosto a un incontro tra camorristi, immagini dove la fotocamera è impugnata e usata in modo poco realistico, specie per una giornalista d'inchiesta (n.d.r. Che dovrebbe essere abile nell'uso di quegli strumenti).

Non mi sento proprio - a causa di quanto detto sopra - di promuovere questa produzione. E' evidente che sia stata realizzata con un budget risicato, ma ciò non perdona la teatralità di fondo con cui è stato realizzato. Film che stenta, e intuitivamente si capisce che gli manca la spontaneità necessaria a farlo funzionare veramente.  E' un peccato perché in altre occasioni, come per Vallanzasca, per Romanzo Criminale, e altre pellicole legate a un contesto storico importante, il cinema italiano ha saputo dimostrare di essere ancora capace di fare film, e di saperli fare al passo con i tempi. E' una occasione perduta, così come lo fu il film dedicato al Vajont (n.d.r. Non a caso la regia è sempre di Martinelli, per quanto non gli possa attribuire colpe se il budget è quello che è).

Premio comunque il coraggio e la volontà di rivelare il mistero dietro a questo terribile evento. Ma qui parlo di film, non di cronaca, e di conseguenza sono costretto a concentrarmi su di esso, e onestamente, si poteva fare di meglio.

Note a margine: Sull'argomento, se siete interessati, consiglio i due spettacoli di Paolini. Quello su Ustica, e quello sul Vajont. Davvero impressionanti!


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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