sabato 1 ottobre 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Qualche giorno fa ho letto un articolo su Wired in cui si critica la scelta di portare agli Oscar il docu-film Fuocoammare piuttosto che Lo chiamavano Jeeg Robot. Nell'articolo si afferma che per affermare il ritorno dei cinema italiano ai grandi livelli di un tempo si sarebbe dovuto 'rischiare' e proporre un film di genere, piuttosto che 'andare sul sicuro' con un prodotto ben fatto ma tematiche meno rischiose. Già, perché portare un film sui supereroi in casa della patria dei supereroi avrebbe potuto davvero fare notizia, fare il botto, e attirare i riflettori sulla produzione cinematografica italiana.
L'idea non è così strampalata. Per certi versi potrei anche appoggiarla, ma per altri, visto che si va a un concorso per vincere, non sono proprio convinto che Lo chiamavano Jeeg Robot potesse competere per l'oscar.

Mettiamo subito i puntini sulle 'i'. Il film mi piace, e mi piace molto. E' un film adulto, è un film che ha dei contenuti, ma è però anche un film che non innova, non inventa nulla, e neppure si ispira a tradizioni nostrane. Niente di tutto ciò. La produzione, la location, l'ambientazione, tutto ciò è italianissimo. Però...

Il criminale solitario che acquisisce i poteri cadendo in un bidone radiattivo non è proprio una novità. Il fatto che sia una donna a redimerlo e a spingerlo a fare del bene non è una novità. Mi ricorda molto l'uomo ragno, non trovate anche voi? Un grande potere implica una grande responsabilità! Il villain funziona a meraviglia, ma anche questa è una cosa già vista, specie negli States, dove fanno colazione con frittelle e supereroi.
E' un gran bel film, sia chiaro. I sobborghi di Roma sono perfetti. I personaggi sono perfetti. Sentire parlare romano... E' perfetto. A Milano non avrebbe funzionato. Forse a Napoli sì, ma Roma è la capitale, è una metropoli paragonabile, per il mix tra benessere e povertà alle metropoli di Batman, di Superman, di Spiderman, eccetera eccetera. Citare Jeeg è il colpo di genio, perché solletica tutti noi quarantenni che siamo cresciuti a pane e Jeeg per merenda, e latte e Goldrake a colazione. 

Però mi ricorda Unbreakable, mi ricorda Chronicle. Per certi versi trovo più originale Il ragazzo Invisibile, che però è 'troppo italiano' e mi rendo conto che come film di genere non attecchirebbe oltreoceano.

Voi cosa ne pensate? 



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

1 commenti:

  1. Io ne sono stato entusiasta. Quel giorno dopo il cinema ho scritto su twitter una cosa tipo: finalmente ho visto UN FILM italiano, non IL SOLITO FILM italiano...

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