mercoledì 7 settembre 2016

Tecniche storytelling (parte 6): Archetipi - #Corso #Scrittura

Glauco Silvestri
La parola archetipo deriva dal greco antico ὰρχέτυπος, la cui etimologia nasce da arché ("originale"), típos ("modello", "marchio", "esemplare").

Questo termine viene attualmente usato in filosofia per identificare la forma preesistente e primitiva di un pensiero; in psicologia (Jung) invece descrive le idee innate e predeterminate dell'inconscio umano; per derivazione in mitologia identifica le forme primitive alla base delle espressioni mitico-religiose dell'uomo e, in narratologia rappresenta i meta-concetti di un'opera letteraria espressi nei suoi personaggi e nella struttura della narrazione. 
In linguistica (Jacques Derrida) va a delineare il concetto di «archiscrittura»: la forma ideale della scrittura preesistente nell'uomo prima della creazione del linguaggio e da cui ebbe origine quest'ultimo. L'archetipo è inoltre utilizzato anche in filologia per indicare la copia non conservata di un manoscritto (l'originale) alla quale risale tutta la tradizione (le copie del manoscritto originale).

Note: fonte wikipedia.

L'uso degli archetipi in narrativa è estremamente efficace, per quanto esso non sia semplice da utilizzare senza cadere nel 'gia letto' e/o 'già visto', in quanto si lega a concetti primordiali insiti in tutti noi, e di conseguenza affascina a prescindere, incuriosisce, e soprattutto lega il lettore alla storia che sta leggendo.

Nel mondo dei personaggi ci sono archetipi noti un po' a tutti quanti, e che sappiamo non annoiano mai. 
Ci sono ovviamente i vampiri, i licantropi, ma anche i demoni e gli angeli. 
La narrativa fantasy si dedica - di recente - molto e forse troppo a questi quattro archetipi. In un passato recente invece si concentrava su elfi, nani, maghi, streghe, ed elementi magici della natura animando ciò che normalmente non è animato.
Per un certo periodo si era dedicata persino ai miti, alle divinità greche e romane, senza dimenticare anche quelle provenienti da altre culture, in particolar modo asiatiche. Non possono mancare i personaggi storici, strizzando sempre l'occhio alla storia antica, e qualche volta anche a quella più recente.
Tutto ciò che fa parte della nostra storia, della nostra cultura, attecchisce facilmente nella fantasia del lettore.
I meccanismi che portano a questo attaccamento da parte del lettore sono vari: il primo è forse quello di approfondire concetti già noti divertendosi, per quanto esso sia spesso erroneo; quello però più efficace - e ne abbiamo già parlato - è la curiosità di cosa potrebbe produrre un rimescolo delle carte, ovvero il famigerato 'what if'.

Superman
Se torniamo ad analizzare Jung, semplificando in modo estremo, potremmo dire che l'archetipo base a cui andiamo incontro nella narrativa è quello schematizzato qui di seguito:

L'eroe è il simbolo del sé (o meglio, dell'immagine migliore che vediamo in noi).
La persona è la maschera che mostriamo al mondo (l'immagine reale di noi).
L'ombra è l'elemento opposto alla persona (l'ostacolo).

Ecco che in queste tre righe già è possibile evidenziare il plot standard di quasi tutte le vicende super-eroiche: Una persona normale - con poteri speciali - che vive in totale anonimato, e sfoggia solamente per combattere il male. 
Plot che porta in evidenza il desiderio da parte di ognuno di noi mostrare quanto di buono abbiamo, e che solitamente teniamo nascosto per via della vita che facciamo, dell'ambiente in cui viviamo, del contesto culturale in cui siamo immersi, e soprattutto, delle nostre paure.

Da ciò si evince che gli archetipi esistono anche nella struttura narrativa.

Parlo de Il viaggio dell'eroe. Un archetipo che sicuramente tutti quanti conoscete. Il Signore Degli Anelli ne è un esempio perfettamente calzante. 
Esso, per certi versi, rappresenta il percorso che noi tutti affrontiamo durante la nostra vita. 
Nasciamo senza scopo, crescendo ci diamo degli obiettivi, e vivendo cerchiamo di raggiungerli. Così avviene anche in narrativa, ovviamente in modo più 'avventuroso'.
Il viaggio dell'eroe è - come già visto prima parlando di Jung - il viaggio del sé, il viaggio dell'io.
Esso conduce all'auto-realizzazione attraverso l'individuazione e l'illuminazione. Per questo funziona sempre in narrativa. Il viaggio dell'eroe simboleggia il nostro cammino, la nostra crescita individuale, sia fisica, sia psicologica. Il tesoro, il traguardo da raggiungere, altro non è che un simbolo della nostra realizzazione, e della nostra auto-determinazione.

Se riflettete su questo concetto, e prendete in esame uno qualunque dei libri che collezionate nella vostra libreria, scoprirete quanto evidente sia il concetto sopra indicato. Nei romanzi di avventura, in particolare, avremo sempre un eroe, o un gruppo di eroi; avremo sempre degli ostacoli da superare; e avremo sempre un risultato da raggiungere. Ma ciò si proietta anche in altri tipi di narrativa, e persino nei romanzi rosa questo tipo di schema è facilmente identificabile.

Erich Fromm, basandosi sugli studi di Jung, utilizzò questo strumento (ovvero gli archetipi) per dimostrare l'esistenza di bisogni umani fondamentali che è possibile definire positivamente, e che tramite essi dimostrano di travalicare ogni differenza culturale.
Parrà banale, ma è proprio grazie a questi 'assoluti' che un testo narrativo basato sugli archetipi attira molta più attenzione di un altro che invece segue altri percorsi.

Si potrebbe proseguire a lungo parlando degli archetipi, ma credo che già a questo punto vi siate fatti un'idea di quanto potente possa essere il loro utilizzo. Sappiate, che volenti o meno, già vi siete affidati ad essi in modo istintivo, per cui farlo con coscienza non sarà una impresa insormontabile.
Il mio consiglio è ovviamente quello di approfondire l'argomento. Di studiarlo in ogni sua sfumatura. Ciò che ne trarrete vi sarà di aiuto per divenire il narratore che desiderate diventare.

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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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