sabato 18 giugno 2016

Edward Hopper - #Mostra #Bologna

Glauco Silvestri
Edward Hopper è un artista che mi affascina da sempre. Un autore che ha modellato il concetto di 'arte' negli Stati Uniti, che è stato in grado di portare la visione europea dell'arte pittorica negli USA, e di modellarla secondo i canoni culturali americani, così da ottenere successo, e da creare un proprio stile.

Hopper era solito dire che il suo scopo era quello di ritrarre la luce. I suoi lavori sono lo specchio di questo concetto, per quanto essi si discostino dall'impressionismo, o dall'espressionismo, nelle sue figure plastiche, solitarie, pregne di una certa malinconia, è la luce che va a tracciare forme, volti, e dettagli.

La mostra di Bologna, visitabile fino al 24 luglio, propone un percorso che permette di comprendere meglio l'artista, la sua formazione, le influenze subite, la mutazione del suo stile, e - perché no - anche l'uomo. L'esposizione non è enorme, ma raccoglie alcune sue opere fondamentali, e molti schizzi e provini, che Hopper non riteneva opere artistiche vere e proprie, ma che comunque realizzava con dovizia e cura.

Soir Bleu (1914)
Il quadro più mirabile è sicuramente Soir Bleu, realizzato dall'artista dopo essere tornato negli States in seguito a una lunga permanenza a Parigi. Il quadro mostra una prostituta in un locale. Al tavolo sono seduti un clown, un alto ufficiale, e in un angolo il protettore della prostituta. L'opera non piacque in America, e lo stesso Hopper la mise da parte. Fu ritrovata solo dopo la sua morte, se non ricordo male, e oggi è uno dei suoi lavori più amati.

Two Trawlers (1923-24)

Two Trawlers è un'opera a cui sono affezionato, e che un po' rispecchia anche il mio modo di fare fotografia. Rappresenta due rimorchiatori in porto. Piuttosto che ritrarli nella loro interezza, l'autore, ha preferito mostrare solo le due plance in prospettiva. Non si vedono i battelli, ma se ne comprende l'imponenza e la 'prestanza'.

Un'altra opera molto significativa è South Carolina Morning, del 1955, in cui è ritratta una donna di colore appoggiata alla porta di casa, con lo sfondo contadino dei campi di mais.

South Carolina Morning (1955)
Ovviamente il quadro principe dell'esposizione è Second Story Sunlight, un'immagine famosa, realizzata nel 1960, su cui si gioca attraverso un rustico sistema di ologrammi così da proiettare la propria immagine al posto della signora anziana che legge il giornale. Un piccolo divertisment che chiude in bellezza la mostra.

Second Story Sunlight (1960)
Second Story Sunlight con la mia morosa

Mostra piacevole da visitare, con una buona quantità di opere esposte, la cui divisione è pensata meticolosamente in modo tale da comprendere il percorso dell'artista, la sua evoluzione, e la sua affermazione nel mondo dell'arte. Dominano gli schizzi e i provini, meno presenti le opere definitive, che comunque sono esposte in modo tale che risaltino e concentrino l'attenzione del visitatore. In totale si parla di una sessantina tra dipinti e disegni.

L’esposizione è curata da Barbara Haskell – curatrice di dipinti e sculture del Whitney Museum of AmericanArt – in collaborazione con Luca Beatrice. Va ricordato che il Whitney Museum ha ospitato varie mostre dell’artista, dalla prima nel 1920 al Whitney Studio Club a quelle memorabili del 1960, 1964 e 1980. Inoltre dal 1968, grazie al lascito della vedova Josephine, il Museo ospita tutta l’eredità dell’artista: oltre 3.000 opere tra dipinti, disegni e incisioni.

Qui di seguito trovate un video con intervista alla curatrice della mostra.


Maggiori info: quiqui, e qui.


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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