lunedì 23 maggio 2016

#StreetArt - #Bansky & Co (Bologna) - #Mostra #Arte

Glauco Silvestri

Palazzo Pepoli, Bologna. Un palazzo storico della città in cui è contenuto in pianta stabile un museo dedicato alla città, che ripercorre la sua storia dalle sua fondamenta ai giorni nostri. In questi giorni ospita una seconda esposizione, temporanea (dal 18 marzo al 16 giugno) dedicata all'arte di strada. L'esposizione si chiama Street Art, Bansky & Co.

Blu
Si tratta di una esposizione che ha fatto molto parlare di sé, e che ha ricevuto parecchie critiche, specie dagli artisti di strada, che ovviamente hanno visto questa iniziativa come uno svilimento della loro opera. Difatti mettere in una galleria delle opere di strada è un controsenso di difficile soluzione, e per certi versi gli artisti hanno pienamente ragione nel criticarla. Critiche feroci, che hanno persino visto uno degli artisti (Blu, tra l'altro esposto anche nella mostra) cancellare alcune sue opere per protesta.  Eppure, voluta fortemente dal rettore dell'Università di Bologna (se non sbaglio), la mostra ha avuto luogo, e io sono andato a vederla.

Bansky
Va aggiunta una piccola premessa. Molte delle opere esposte sono state salvate dalla distruzione. Gli Street Artist lavorano spesso sulle mura di costruzioni fatiscenti, abbandonate, e in programma di essere demolite. Salvare le opere di questi artisti era doveroso. Esporle in questa maniera, be'... Forse si poteva organizzare qualcosa che andasse incontro anche allo spirito creativo degli artisti, perché se da un lato l'esposizione ne conferma il valore, dall'altro ne mortifica la forma espressiva. Insomma... Buona l'idea, ma non la sua realizzazione.

Obey
Proseguiamo con la mostra. Quando si entra ci si trova immediatamente in una piccola stanza, un breve interludio alla street art, dove se ne espone la storia con alcuni lavori che nascono proprio alle origini di questa forma espressiva. Si prosegue in un salone ampio, quello che raccoglie gli ingressi alle esposizioni ospitate dal palazzo. Le pareti alte si offrono volentieri all'esposizione di murales imponenti. Quello che risalta su tutti è ovviamente di Blu, bolognese, ma noto ormai in tutto il mondo, salvato per l'appunto da una demolizione, grazie a una tecnica molto ingegnosa (n.d.r. raccontata da un video presente nella mostra).

Lady Pink
Il percorso conduce poi nel cubo di vetro che porta ai piani alti. Qui, finalmente, vediamo un paio di opere di Bansky (n.d.r. Come al solito usato come cassa di risonanza), di Obey, di Lady Pink, e molti altri artisti divenuti ormai legenda.

Non manca la didattica. Si scopre che il processo creativo di uno street artist parte dal tag puro e semplice, ovvero dalla sua firma; per poi passare a scritte tridimensionali, colorate, e solitamente contenenti dei messaggi di denuncia, o di protesta; e infine giungere alla vera e propria opera d'arte. 

Nella mostra sono esposti esempi di ogni fase di questo processo creativo. Non è detto che tutti gli street artist lo svolgano completamente: alcuni si fermano all'opera scritta, senza mai arrivare al disegno, altri invece vanno oltre, abbandonando i muri per giungere alla tela, e divenire artisti in modo più tradizionale, pur non dimenticando le proprie origini, e processi creativi.

Tag metropolitani
Le tematiche che si leggono all'interno dell'esposizione paiono essere tre. La citta dipinta, la città scritta, e la città trasformata. Percorso che vuole descrivere una sorta di evoluzione dell'ambiente sociale in cui si vive, e il desiderio di mutazione, facendo sì che la staticità degli edifici, in un certo qual modo, riesca a seguire il processo evolutivo della vita sociale, urbana, e culturale.

Non mancano esperimenti con altri tipi di media, come i video creati da Blu, in stop-motion, ove le sue opere sono protagoniste, e si mostrano in un continuo evolversi e mutare, creando storie, vicende, di una poesia incredibile. Non trovando il video mostrato nell'esposizione di Bologna, mi limito a linkarne un'altro trovato su youtube (qui). Davvero molto molto bello!

Il catalogo della Mostra
In conclusione, l'allestimento - critiche a parte - è istruttivo e interessante. Permette di comprendere meglio la street art, di conoscerne la storia attraverso le opere e gli autori, di toccare (virtualmente) con mano opere famose e di importante impatto storico, e di essere meno ortogonali a questa forma artistica ed espressiva.

L'intero percorso richiede per lo meno un paio d'ore per poter essere visto con la giusta tranquillità. E' disponibile un catalogo delle opere, acquistabile anche qui, ma consiglio di andarla a vedere di persona. Per entrare ci vogliono 13 euro, salvo riduzioni, o giornate speciali dedicate all'arte.

Qui sotto vi propongo un video che ripercorre l'intera esposizione, ottimo per farsi un'idea precisa di ciò che troverà una volta entrato a Palazzo Pepoli.




Maggiori info: qui e qui.
Un'altra recensione all'esposizione: qui.


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

2 commenti:

  1. Ho letto della mostra, debbo essere sincero ho un rapporto molto contraddittorio con la street art, sono disposto ad ammettere che molti di quegli artisti sono bravissimi e geniali.
    Solo che non sempre migliorano il decoro urbano delle città dove operano, ovviamente sto esagerando e me ne rendo conto, comunque la mostra è interessante anche perché permette a persone come me di superare i vari pregiudizi acquisiti da anni di vita cittadina.

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    Risposte
    1. Come in ogni cosa, c'è l'artista è c'è l'imbrattatore. Di solito gli artisti fanno i loro capolavori in aree industriali abbandonate, e difficilmente vanno a danneggiare il decoro pubblico. Nella mostra che ho visitato sono presenti alcune opere che son state salvate dall'abbattimento di quelle strutture perché pericolanti. Chi imbratta i muri è tutt'altra tipologia di persona.

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