domenica 22 maggio 2016

Midnight Lullaby (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Quando entrai in quell’ambiente angusto, dall’aria antica, i miei occhi ebbero difficoltà nel mettere a fuoco ciò che mi circondava. Sembrava di essere entrato in uno di quei vecchi bar di periferia, e in fondo, io, mi trovavo davvero in un ‘vecchio bar di periferia’. Il fatto che dall’esterno mi fossi fatto un’idea molto diversa di ciò che avrei dovuto trovare all’interno era del tutto ininfluente. 
Superai con passo lento i due tavolini di linoleum unti all’inverosimile, e raggiunsi l’unico cliente presente in quel luogo. Era seduto su un vecchio sgabello, di fronte al banco del bar, riflesso da uno specchio che sicuramente aveva avuto giorni migliori. Accanto a quell’uomo c’era un secondo sgabello, con la seduta in finta pelle rovinata in più punti, che probabilmente attendeva solamente che vi appoggiassi sopra le mie stanche natiche. 
L’uomo, che ancora mi dava le spalle, era piegato su sé stesso come fosse un anziano signore al banco del bar sotto casa. Anche in questo caso, per certi versi, mi trovavo realmente in un cosiddetto ‘bar sotto casa’. 
Decisi di sedermi. 
L’uomo, che difatti era davvero un vecchio, aveva davanti a sé un bicchiere d’acqua con ghiaccio. Il bicchiere era adagiato con attenzione su un sottobicchiere da birra bisunto. Con le dita malferme giocava con il tappo di un barattolo di pillole medicinali. Il barattolo non aveva etichette. Non era trasparente. Per quanto ne potevo sapere, poteva persino essere vuoto. 
L’uomo aveva l’aria stanca. I suoi occhi, che potevo studiare attraverso il riflesso dello specchio, erano contornati da un fitto strato di rughe che poteva essere scambiato come la rappresentazione artistica del suolo arido che circondava il ‘bar di periferia’. 
«Lei è qui per l’intervista?», mi chiese con voce roca. Non muoveva un muscolo. Roteava solo le dita per giocare con quel dannato barattolo. 
Feci un cenno positivo col volto. Mi chiesi se in quel locale ci fosse anche un barista, giusto per ordinare qualcosa con cui inumidire la bocca. 
«Se cerca Sam - disse l’uomo interpretando i miei pensieri - è andata un attimo di sotto a prendere una nuova botte di birra alla spina». 
Sam, ebbi modo di scoprirlo durante l’intervista, era il diminutivo di Samantha. Donna sui 35, fisico prestante, viso stanco. 
 «Mi chiamo Juan Rodriguez - mi presentai - scrivo per...». 
«Non è importante il nome del foglio di carta per cui scrive». 
“Meglio”, pensai estraendo un piccolo registratore «Le spiace se registro l’intervista?». 
«Faccia come diavolo le pare». 
Spinsi ‘play’ sull’apparecchio e cominciai a porre le mie domande. L’uomo, però, parve intenzionato a raccontare la sua storia senza essere interrotto, così lasciai perdere e mi misi ad ascoltare. 

*

Arthur J. Bonneville, classe 1943, come dite voi: Super. 
Oggi tutti mi chiamano col nome in codice di Midnight Lullaby. All’epoca degli esperimenti Teleforce, era il 1973 se non sbaglio, ero un semplice tecnico elettronico, e lavoravo in sala controlli nei laboratori privati della Salazar Enterprises. Avevo trent’anni. Ero fidanzato con Stella Ramirez, una tipina tutto pepe, se mi capite. L’avevo conosciuta in una fumetteria. Io ho sempre avuto la passione dei fumetti, in particolare i super-eroi. Stella lavorava nella fumetteria che frequentavo. Era divertente, gentile, e sapeva tutto sui fumetti. Per me era una fonte inesauribile di scoperte, e non potevo non innamorarmene. Dovevamo sposarci entro la fine dell’anno, ma quel giorno, lo sapete, le cose cambiarono radicalmente per tutti quanti, ma soprattutto per me, un banalissimo tecnico di laboratorio. 
Quando ricevetti l’ordine di avviare la procedura non feci altro che eseguire gli ordini. 




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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