venerdì 13 maggio 2016

Discesa verso gli inferi? - #ReportageFotografico

Glauco Silvestri
Benvenuti alla Grotta del Vento, un luogo oscuro che per lungo tempo ha nascosto le sue bellezze agli occhi dell'uomo. Fu scoperta nel 1898 da alcuni ragazzini. Fu una bambina a entrare per la prima volta, aveva solo quattro anni, ed era l'unica del gruppo di monelli ad essere abbastanza piccola per entrare. Da quel buco usciva aria fredda, da qui il nome della grotta, e quei primi passi di bambina decretarono l'inizio dell'esplorazione.
I ragazzi decisero di allargare il buco, e di tentare a loro volta l'esplorazione. Arrivarono a venti metri dall'ingresso, in quella che oggi viene chiamata la sala dell'orso. Ebbero paura (non c'era l'orso, ma vi furono ritrovate - in seguito - delle ossa d'orso) per via del vento, dei rumori, e delle credenze popolari, così tornarono indietro sui loro passi e non andarono oltre con l'esplorazione.

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Prima di quella breve esplorazione, la grotta era già conosciuta dagli abitanti del luogo, per lo meno ne era conosciuto il fenomeno principale, ovvero il vento freddo. Già ai primi del 600 gli abitanti del villaggio vicino alla grotta avevano costruito nei pressi del foro una capanna in legno, dove contenere a conservare i cibi, come fosse una sorta di frigorifero naturale.

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La vera esplorazione della grotta avviene molti anni più tardi, nel 1929. Il gruppo CAI di Firenze superò l'area esplorata dai ragazzi, e proseguì per altri 40 metri. 

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Non andarono oltre. Si trovarono di fronte a una sorta di sifone pieno d'acqua gelida, un passaggio per quell'epoca inaccessibile.

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Si dovette aspettare il 1961 e il CAI di Bologna per raggiungere una distanza di 640 metri dall'ingresso. Ebbero fortuna. Quell'anno ci fu una forte siccità, e il sifone era privo d'acqua, per cui riuscirono a entrare veramente nel cuore della montagna.
Uno dei loro riferimenti principali per tornare all'ingresso fu una concrezione calcarea a forma di freccia, di colore rosso... ovvero questa.

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Gocciolando by Glauco Silvestri, su Flickr

In seguito fu il gruppo CAI della Garfagnana a esplorare la grotta. Raddoppiò le distanze dall'ingresso. Era il 1968. Da quel giorno iniziò un ciclo di studi che, lentamente, portò alla mappatura completa della grotta.

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Up! Up! Up! by Glauco Silvestri, su Flickr
Nel 1975 si erano mappati 2470 metri. La maggior parte fu attrezzata per la visita dei turisti.
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Da allora si sono scoperti altri rami della grotta, fino a coprire oltre 4 km e mezzo di gallerie. E ancora ci sono una ventina di diramazioni da esplorare completamente.
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La grotta è profonda circa 190 metri. L'ingresso è a circa 45 metri dal suo fondo. L'accesso ai turisti permette di raggiungere sia il fondo, sia la cima. La caratteristica principale, e artistica della grotta è costituita dalle concrezioni di origine calcarea, che possono assumere forme davvero particolari.
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Non mancano capolavori di architettura rocciosa - tra cui archi a ponte che si sono formati naturalmente - laghetti e corsi d'acqua, che ahimè non sono riuscito a riprendere al meglio e di conseguenza non ho voluto mettere online. Ma se salendo si possono ammirare strutture dalle forme più terrificanti, scendere negli abissi è altrettanto affascinante. Alle concrezioni calcaree si sostituiscono concrezioni di limo, la fanghiglia tipica che ricopre il letto dei fiumi.
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Difatti ancora oggi, in situazioni meteo estreme, la grotta si riempe d'acqua. Questa arriva dal fondo, e in alcune occasioni la forza della corrente è tale da raggiungere l'ingresso, e fuoriuscire con violenza. Nel 2013 vi è stata l'ultima fuoriuscita. In occasioni precedenti tale fenomento ha causato addirittura morti e feriti. Fortunatamente sono situazioni rare... Anche dal punto di vista turistico è una fortuna, visto che oltre all'acqua, l'allagamento andava a riempire i passaggi con i tipici sedimenti fluviali.
Il fondo della grotta, infatti, presenta tutt'ora la tipica ghiaia che si può scorgere nei fiumi. La particolarità è che non si sappia ancora da dove arriva l'acqua. Negli anni ottanta furono fatti degli esperimenti per tracciare il corso d'acqua, ma non si ottennero risultati apprezzabili. Quest'anno, dopo le solite lungaggini burocratiche tipiche del bel paese, verrà ripetuto l'esperimento.

Il fondo della grotta, il punto da cui sgorga l'acqua quando la grotta si allaga, appare così:
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Una cosa che non può essere ripresa fotograficamente è il vento, che solitamente ulula attraverso le gallerie, e che per i turisti è stato attenuato grazie a una porta stagna posta all'ingresso della grotta stessa. Questi venti si formano per via delle differenze di temperatura tra l'interno della grotta (circa 10 gradi) e l'esterno.

Per chi volesse esplorare la grotta, sono possibili tre percorsi, uno della durata di 1 ora, uno della durata di 2 ore, e quello più lungo, che copre tutto, ovvero quello che ho fatto, della durata di 3 ore. Sono possibili anche due percorsi avventura, dove ci si addentra in tracciati non attrezzati per i turisti, svolti comunque in sicurezza, con imbragature da speleologia e caschetti. Il primo dei due percorsi è illuminato. Il secondo è al buio, o meglio, alla sola luce delle torce frontali.

Maggiori info: qui.

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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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