domenica 21 febbraio 2016

La taverna di Dioniso (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
La voce roca del leader dei Korn usciva rabbiosa dall’abitacolo della piccola Lotus Elise gialla che correva lungo Via Mazzini in direzione San Lazzaro. Era notte fonda. Il primo luglio aveva appena esordito tra le torri secolari della città con la sua afa soffocante. Un cielo nero, tempestato da piccole luci evanescenti, era testimone della fuga degli abitanti verso le vicine località marittime. 
Artemide, dall’alto di quella notte afosa, osservava curiosa il piccolo veicolo mentre sfrecciava su una Via Emilia completamente sgombra. Alla guida c’era un giovane dall’espressione strafottente. Viso pulito, elegante, occhi azzurri, capelli biondi dalla piega perfetta. La sicurezza fatta persona. Il sorriso del ragazzo dimostrava tutta la sua disinvoltura nella guida. Gesti rapidi, eleganti, manovravano cambio e volante mentre l’auto sfrecciava per le strade deserte. Una danza che coinvolgeva, oltre alla vettura impertinente, anche il corpo snello e tonico del giovane. 
Apollo era diretto alla taverna che Dioniso aveva rilevato da qualche mese lungo quell’antica via bolognese. Era furioso. Suo padre era diventato intrattabile da quando non poteva più sorseggiare il profumato nettare di suo fratello. La sua fuga sulla Terra lo aveva indispettito a tal punto da rendere impossibile la vita a tutti gli altri abitanti dell’Olimpo, specie a sua madre, che presolo in disparte, gli aveva imposto di andare a riprendere il figliol prodigo e di usare ogni mezzo a propria disposizione per ricondurlo all’ovile. 
Missione che ad Apollo era parsa più semplice di quanto poi non si fosse rivelata in realtà. Oramai erano già trascorsi più di due mesi e Dioniso non era ancora rinsavito. Lo stesso Apollo non era più rientrato sull’Olimpo, e con lui molte altre divinità avevano abbandonato le loro case per disperdersi tra le mura della piccola e accogliente Bologna. 
Frenò bruscamente quando vide l’insegna dell’osteria brillare su una piccola palazzina alla sua sinistra. Accostò rapido tagliando l’altra corsia e spense il motore ignorando bellamente il colpo di clacson di uno scooter che per poco non era volato a terra nello scansare il bolide giallo. 
Apollo scese dall’auto. Osservò il ragazzino alla guida dello scooter che non aveva rinunciato a rivolgergli un dito alzato mentre si allontanava. Sorrise, e sottovoce, gli suggerì di fare attenzione alla rotonda che stava per affrontare. Suggerimento che il giovane non poteva udire. Attese qualche istante e un nuovo colpo di clacson lo fece annuire di soddisfazione. Lo scooter si era immesso nella rotonda senza dare la precedenza. Un auto aveva frenato di colpo per tentare di evitare l’impatto ma la distanza tra i due veicoli non era sufficiente. Il suono cupo di plastiche infrante esplose pochi istanti più tardi. Il rombo di un motore costretto a soffocarsi dalla frenata, il metallo strisciante sull’asfalto, il tonfo del corpo giovane privo di sensi costretto dall’inerzia a battere violentemente contro un cassonetto, giunsero in una successione inevitabile. 
Apollo aprì le porte della taverna ed entrò come già aveva fatto qualche sera prima. Dioniso controllava una scaffalatura ricca di preziose bottiglie ambrate provenienti da tutta Italia. Apollo studiò in silenzio la figura robusta che annotava chissà cosa sul piccolo blocco note che reggeva tra le mani. Dioniso sembrava ringiovanito e rinvigorito. Fischiettava il tormentone estivo del momento e ogni tanto accennava anche qualche breve passo di danza. 
«Se sei venuto per convincermi a tornare», disse la voce baritona dell’oste «allora puoi dire tranquillamente a tuo padre di farsi un bel litro di Tavernello. Per quel che ne capisce, non si accorgerà mai della differenza». 
Sorpreso, Apollo fece qualche passo verso l’uomo, e con fare affabile, ribatté «Come hai capito...». «Non c’è bisogno di possedere poteri divinatori per capire il motivo della tua presenza qui», lo interruppe Dioniso «Piuttosto...», aggiunse «Assaggia questo». 
Porse un calice in cristallo al ragazzo e vi versò un dito di un liquido del colore dell’oro «Viene dalla Sicilia, è una cantina nuova. Sublime». 
Apollo avvicinò il bicchiere al naso, inspirò il profumo fruttato, quindi si mise a contemplare il colore «Viene dalla Sicilia?». 
Dioniso annuì sorseggiando lo stesso nettare dalla propria coppa «Ottimo. Cattura il palato e la fantasia», allungò la bottiglia ad Apollo «Che fai? Non lo assaggi?». 
Il ragazzo esitò per un istante, quindi appoggiò le labbra al bicchiere e sorseggiò il vino. «Sublime, vero?». 



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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