sabato 6 febbraio 2016

I #Brueghel a #Bologna - #Arte #Mostra

Glauco Silvestri
La particolarità dell'arte fiamminga è, a mio parere, legata a due fattori molto distintivi. Il primo dei due è la minuzia dei particolari. I quadri fiamminghi vanno guardati con la lente d'ingrandimento, perché anche sull'orizzonte potreste scorgere una figura umana, perfettamente definita, intenta a compiere qualche azione legata al tema del quadro. Il secondo fattore è il fatto che nell'arte fiamminga è solita rappresentare temi popolari, quindi - a differenza dell'arte italiana - non si avranno rappresentazioni altisonanti di nobili o religiosi, bensì contadini, artigiani, cittadini festeggianti, fermento popolare.

Detto questo, è stato un piacere scoprire la famiglia Brueghel tramite l'esposizione organizzata da Gaddi. Io, 'di Brueghel', conoscevo per lo più la torre di Babele (n.d.r. Opera non presente all'esposizione di Bologna).
Quando si parlava di Brueghel, nella mia ignoranza, pensavo si parlasse di un solo artista, e non una intera dinastia. Padre, due figli, i nipoti... La famiglia Brueghel ha coperto più di due secoli di storia dell'arte fiamminga... Una cosa davvero singolare!

La torre di Babele, Brueghel il vecchio (1563)
La mostra è interessante perché non segue un percorso storico, bensì ci accompagna attraverso le tematiche più care ai fiamminghi. Si passa perciò dai paesaggi rurali, alle feste di paese, alle rappresentazioni invernali, fino a giungere alle allegorie. Un'ultima sala, questa dominata solo dai più giovani artisti della dinastia Brueghel, ci porta alla folle passione per i fiori, che nei Paesi Bassi si scatenò improvvisamente attorno al settecento, al punto da mandare gente in bancarotta, a uccidere, e altre follie inimmaginabili (n.d.r. Cominciate con le prime importazioni dei Tulipani). Si tratta quindi di un percorso davvero interessante, soprattutto perché, oltre a raccontarci l'evoluzione dell'arte fiamminga, ci racconta l'amore per l'arte di questa incredibile famiglia. 
Un paesaggio invernale (in basso a destra è rappresentata una trappola per uccelli, dettaglio che vuole rapportarsi ai pericoli della vita, proprio come quello corso dalle persone che si divertono sulle acque ghiacciate del fiume)
E' stupefacente scoprire che i figli riproducevano le opere dei padri, introducendo il loro quid a ciò che già i padri avevano dato alle opere. Immagini uguali, quindi, ma diverse, e realizzate con un tocco distinguibile da Brueghel a Brueghel.

Muoversi tra gli angusti spazi di Palazzo Albergati, poi sfocianti in sale dai soffitti affrescati, non distrae dallo scoprire le minuzie di ogni opera. Diventa divertente anche seguire la didattica per i bambini, visto che in ogni quadro questi vengono solleticati da piccoli quiz, come lo scoprire un pappagallo rosso appollaiato su un ramo, o individuare una scala posta in lontananza contro un muro. Giochi semplici, che allo stesso tempo permettono - anche all'adulto - di notare il dettaglio e la capacità di rappresentare una scena in modo davvero preciso e incredibile.
E' interessante anche, a differenza di altri autori fiamminghi della stessa epoca, vedere richiami all'arte italiana. Fu Brueghel il vecchio a portare questa contaminazione, dopo un suo viaggio nel Bel Paese. Il verde, gli sfondi ricchi di natura, e certe strutture atte a presentare la scena sono squisitamente tipiche dell'arte cinquecentesca italiana. E nonostante ciò, l'opera
fiamminga si distingue in modo evidente.
Gli animali dominano la scena, gli uccelli sono ovunque, in special modo i pappagalli, e con il passare degli anni si perde anche una certa censura sul comportamento degli uomini. Tra le opere dei Brueghel non è raro trovare persone atte a fare pipì, o scene di guerra in cui contadine vengono stuprate dai soldati. La crudezza e la vita è rappresentata così com'è, senza troppi fronzoli, nuda, pura, e cruda.
Il dinamismo è evidente. Rare sono le rappresentazioni statiche, in ogni opera è possibile osservare uccelli in volo, uomini e donne che lavorano, ballano, sono in viaggio, o parlano tra loro. Le scene in movimento sono ovviamente congelate nelle tele, ma paiono non esserlo.

Il percorso all'interno di Palazzo Albergati, se seguito con attenzione, può prendere anche tre ore di tempo, forse più, e nel mio caso è stata una fortuna che in occasione di Arte Fiera, il museo rimanesse aperto fino a mezzanotte, altrimenti, essendo entrati attorno alle 18 (dopo un'oretta scarsa di fila), sarebbe stato necessario correre per poter vedere tutto entro le 20.

Qui di seguito potete vedere un breve video in cui viene introdotta la mostra di Bologna.


Maggiori informazioni: qui.



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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