domenica 17 gennaio 2016

Il Clan delle Penne (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Attendo seduto sulla bianca e consunta gradinata di San Petronio. Il cielo è ormai scuro e solo il bagliore delle vetrine illumina la piazza addormentata. Poche anime camminano solitarie attraversando il Crescentone. Un piccione prende il volo pigolando proprio di fronte a me. È freddo, un freddo penetrante che abbraccia le ossa e le stritola tra le sue maglie sfibranti. La giacca di lana non mi protegge, neppure il cappello consumato dal tempo, nemmeno la sciarpa che mia mamma fece ormai quarant'anni fa, pensando che il mio futuro sarebbe stato ben diverso da quello reale. Il Nettuno osserva statuario il campanile del palazzo comunale, lo indica svogliatamente sollevando un dito al cielo. Piccoli putti lo circondano desiderosi di affetto. L'acqua scroscia gelida e incessante. Otto rintocchi. Mi alzo per andare a confondermi tra la folla di Via Indipendenza. Lì, la vita sembra non aver mai cessato di essere. Anime umane avanzano rumorosamente tra vetrine chiassose e autobus brontolanti. Mi faccio strada tenendo le mani ben protette in tasca. Ho dimenticato i guanti e la circolazione non è più quella di un tempo. Raggiungo Via Goito. Sogno già il tepore, un bicchiere, le calde risate degli amici di sempre. Ma ecco quel grido straziante che attira la mia attenzione. Un mezzo corre veloce lungo la via principale, i lampeggianti squarciano la notte, accecano le vetrine, attirano gli sguardi. Poi eccomi di nuovo nel corpo di sempre. Sdraiato al suolo. Due ragazzi vestiti di arancione cercano di rianimare il mio povero cuore. Lo spirito fatica a credere di essere uscito dalle sue membra. Un battito, due... il sorriso compare su quei volti. Mi afferrano e mi adagiano su una lettiga. Una corsa verso il veicolo dalla croce blu dipinta sulle fiancate. Le porte si chiudono dietro a me, lasciando fuori la piazza, la città, mentre la sirena riprende a urlare e l'ambulanza a correre verso la salvezza. 

*

La Mercedes color argento prese l'ingresso della tangenziale in zona San Lazzaro. Sfrecciava a oltre centosessanta chilometri orari. Max, alla guida, osservava nervoso lo specchietto retrovisore. Il figlio, legato dalle cinture di sicurezza sul sedile posteriore, lo guardava spaventato. Gli occhi dell'uomo guardavano oltre il piccolo viso atterrito, erano puntati sul Qashqai grigio appena apparso dietro a lui.
Era notte fonda. La luna piena, pallida e grande, osservava l'inseguimento con la sua solita e annoiata espressione. La tangenziale era vuota. I bagliori della città le donavano un aspetto lugubre e minaccioso. Le due auto correvano urlando mentre i motori imballati le costringevano a oltrepassare ogni limite della loro stessa meccanica. Luca bestemmiava e tirava pugni al volante. Gli era scappato per un soffio. Erano mesi che lo tallonava. L'aveva visto uscire dall'osteria. L'aveva visto mettere il figlio sul sedile posteriore, quindi entrare nell'abitacolo e mettere in moto. Doveva fermarlo prima che raggiungesse l'aeroporto. Se partiva un'altra volta per l'Austria non l'avrebbe più ripreso. Pestava sui pedali e osservava la sua Beretta 92 appoggiata sul sedile del passeggero.
La Mercedes si muoveva rapida come una saetta. Il SUV gli stava dietro ma non riusciva ad affiancarla. Max si sentiva tranquillo. Doveva solo trovare il modo di seminare lo sbirro. Doveva rientrare su strade trafficate. Ma prima preferiva avvicinarsi all'aeroporto. Non voleva rischiare di perdere l'aereo.
Passò un camion illuminato a giorno. Vide il Qashqai compiere la stessa manovra. I cartelli indicavano l'uscita per il quartiere Lame. Si avvicinò allo svincolo senza ridurre la velocità. Con la coda dell'occhio controllò che il figlio fosse ancora legato dalle cinture. Ora sembrava divertirsi. 
Si infilò nello svincolo. Una stretta curva sulla sinistra, quindi la rotonda. Lasciò l'acceleratore. Strinse il volante e fece urlare le gomme per mantenere l'aderenza in quella manovra.
Il Qashqai apparve subito dopo. Luca, pistola alla mano, esplose due colpi. Max vide sbriciolarsi lo specchietto di sinistra, quindi sentì lo scoppio di uno dei pneumatici. La Mercedes si imbizzarrì subito dopo. Roteò su sé stessa. Il bambino emise un grido di terrore. Max manovrò con il volante e i pedali. L'auto sbandò pericolosamente e fece un testacoda.



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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