mercoledì 2 dicembre 2015

Tranquilli! Non tutte le foto vengono belle - #Corso #Fotografia

Glauco Silvestri
Qual è il segreto dei grandi fotografi? Come fanno a scattare sempre foto bellissime? Perché io non ci riesco? Tutti i fotografi che ambiscono a diventare professionisti, prima o poi, si pongono queste tre domande. Quando si sfogliano libri di fotografia, o si frequentano le pagine Flickr di grandi professionisti, ci si trova di fronte a ottimi scatti, inquadrature perfette, colori mozzafiato... Mentre quando si sfoglia la nostra collezione di foto ecco che le cose non appaiono più così perfette. Perché accade tutto ciò? Come fanno, loro, a ottenere foto così belle?

Un esempio di foto ritoccata.

La foto era leggermente mossa. Non volevo buttarla via,
l'inquadratura mi piaceva troppo. Così l'ho trasformata 
in bianco e nero, ho aumentato contrasto e nitidezza,
ed eccola qui.
Il segreto è che non c'è nessun segreto.
Amore, dedizione, studio, attenzione ai dettagli, esperienza, questi sono alcuni degli ingredienti che trasformano un fotografo amatoriale in un fotografo di professione. Ogni scatto è pensato? Sì, è indispensabile che lo sia.
Il professionista lavora con la fotografia.
Quando impugna la macchina fotografica ha uno scopo, ha una scadenza, ha un progetto. Il professionista non può permettersi di scattare fotografie a caso, lui ha un compito da svolgere... Proprio come voi quando vi trovate nel vostro ufficio, o nell'ambiente di lavoro, qualunque esso sia. Lui deve fare quelle foto, è pagato per questo, e soprattutto... Viene pagato solo se le foto raggiungono lo scopo che gli è stato chiesto dal cliente.
Conta la qualità della macchina fotografica? Certo, ma non è un elemento così indispensabile. 
La miglior macchina fotografica di cui un fotografo ha bisogno è quella che ha con sé.
L'importante è che il fotografo sia pronto a scattare quando serve, non è un caso che più o meno tutti i siti che parlano di fotografia consiglino di portare sempre con sé la macchina fotografica, e nei casi in cui la vostra attrezzatura sia troppo ingombrante, di possedere una compatta che possa fungere da alternativa.

Il miglior strumento a disposizione del fotografo è il fotografo.

I fotografi professionisti sanno cogliere l'attimo, o meglio, non si fanno cogliere impreparati dall'attimo.
Poi... E' anche vero che anche i professionisti fanno foto che non sono all'altezza della situazione. Capita anche a loro di fare foto 'normali'. Il discorso è che poi... Quando sono in redazione, guardano il loro lavoro e scelgono gli scatti migliori, quelli che centrano il bersaglio, quelli che trasmettono il messaggio che cercava, il resto viene scartato. Per cui, quando si torna a casa dopo una bella giornata dedicata alla fotografia, il lavoro non è ancora finito. Bisogna mettersi al computer e guardare ciò che si è prodotto, perché non tutto ciò che si è prodotto può essere all'altezza delle nostre aspettative.

Prima fase: La scrematura in sito. 
Quando scattiamo, la macchina fotografica ci permette di vedere il nostro scatto, per qualche secondo, prima di tornare in modalità di scatto. Bisogna approfittare di quel momento per capire se la foto è buona. E' la nostra occasione per ripetere lo scatto prima di spostarci e cambiare soggetto. Bisogna controllare che non sia mossa, che sia a fuoco, che abbia una buona esposizione, e che l'inquadratura sia ben fatta. Son tutti argomenti che abbiamo già affrontato (n.d.r. In realtà parleremo dell'esposizione dopo agosto, al rientro delle ferie). Nel caso si abbiano dubbi, si può rivedere con calma la foto scattata anche sfruttando la modalità riproduzione della macchina, e poi decidere se tenerla o meno.

Seconda fase: La prima scrematura al computer.
Dopo aver scaricato le foto sul disco rigido del vostro computer è il momento di valutare con attenzione ciò che si è ottenuto dalla sessione fotografica appena terminata. Io, di solito divido le foto scattate in tre categorie:
  • Foto Brutte: Sono quelle che cancello senza ripensamenti. I motivi per cadere in questa categoria possono essere tanti, ma quello che principalmente mi dà noia è il fatto che la foto non trasmetta nulla, che sia anonima, statica.Di solito sono un 10% del totale, a volte anche un po' di più.
  • Foto Ricordo: Sono quelle foto che tengo per ricordare la giornata, il viaggio, l'occasione. Non le butto, ma neppure le mostro in giro. Sono scatti personali, servono per motivi di cronaca, le tengo perché riescono a raccontare ciò che è successo, ciò che ho fatto, ciò che ho vissuto. Questa categoria raccoglie la maggior parte degli scatti, circa il 60%, a volte il 70%.
  • Foto Belle: Sono quelle che pubblico, quelle che mi piacciono davvero, che hanno tutti gli elementi al loro posto, che mi dànno soddisfazione.
Terza fase: Il ritocco.
Un esempio di foto 'croppata'

Al momento dello scatto l'obiettivo non mi permetteva
di avvicinarmi quanto desideravo senza andare a
disturbare l'ape, per cui ho scattato da un paio di metri
di distanza. A casa, al computer, ho ritagliato l'immagine
in modo tale da mostrare ciò che era nelle mie intenzioni
al momento dello scatto.
Io non amo il foto-ritocco. Provenendo dalla pellicola, programmi come Photoshop e affini mi appaiono come banali scorciatoie per fotografi pigri. E' evidente che questi strumenti sono potentissimi, e con qualche click è possibile trasformare uno scatto mediocre in uno davvero bello (n.d.r. Una volta ho letto un articolo di un professionista che consigliava l'uso del ritocco fotografico negli scatti contro-sole. Nell'articolo veniva fatto un ragionamento che non poteva essere contestato: In un ritratto l'80% dell'area è composto dallo sfondo, e solo il 20% dal soggetto. Se si scatta contro-sole conviene - affermava - trovare la giusta esposizione per lo sfondo. Il soggetto verrà buio, ma al computer sarà più facile, e veloce, correggere l'esposizione di quest'ultimo, visto che l'area da correggere è minore), ma ha senso?
Io voglio fare belle foto a prescindere dalla possibilità di poterle modificare in un secondo momento. 
La sola idea che si possa migliorare uno scatto in post produzione, a mio parere, fa sì che il fotografo si impegni meno sulla riuscita della foto che ha intenzione di scattare.
E' per questo motivo che mi concedo solo lievi modifiche alle foto, e solo quelle che mi sarebbero state possibili se, invece che essere davanti a un computer, fossi stato in una camera oscura.

Cosa correggo? Il contrasto, l'esposizione, la luminosità, e magari correggo l'inquadratura ritagliando l'immagine ottenuta dalla fotocamera. Un'altra modifica che faccio in post-produzione è scegliere se mantenere l'immagine a colori, o se trasformarla in un bianco e nero.

Alla fine, su 300 foto scattate, in genere pubblico su Flickr una ventina abbondante di scatti. E' necessario essere molto severi con sé stessi, per crescere e migliorare la propria tecnica. Allo stesso tempo bisogna ricordare che abbiamo bisogno anche di autocompiacimento, per cui, da ogni sessione, credo sia giusto trovare qualcosa di 'buono' per cui stimarsi. In fondo il concetto di bello è molto soggettivo, una foto che a noi piace potrebbe non catturare il benestare di tutti gli altri, l'importante - però - è che sia fatta bene e che abbia qualcosa da dire.


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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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