domenica 18 ottobre 2015

Rendezvous con la Cometa (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
Il sole stava calando rapidamente verso l’orizzonte. L’acqua salmastra che bagnava la spiaggia rosea si agitava animosamente mentre veniva sospinta da un vento freddo e bizzoso. Le onde si muovevano rapide, implotonate come una compagnia militare durante la marcia, impazienti di giungere dall’infinito, verso il confine terraqueo. Pochi gabbiani solcavano ancora i cieli sopra il mare ormai scuro. La luce si stava spegnendo lentamente e i turisti cominciavano ad abbandonare la spiaggia per tornare alle proprie case. Gli ombrelloni venivano chiusi. Le sdraio venivano ammucchiate vicino alle cabine. Un altro giorno si stava spegnendo davanti agl'occhi di Mark Bellafonte.
L’uomo era sdraiato sulla spiaggia, un poco in disparte, vicino a una duna che separava la spiaggia dalle strade asfaltate. I suoi occhi erano fissi sulla palla arancione che si stava abbassando lentamente. Le sue braccia erano conserte, strette sotto la testa per farle da cuscino. Il suo corpo giaceva rilassato sulla sabbia tiepida della duna.
All’orizzonte la natura si impegnava in quello spettacolo meraviglioso che solo il mare poteva esaltare ai limiti più estremi. Il tramonto stava per cominciare, e sulle acque scure, già i primi disegni colorati cominciavano a prendere forma e a espandersi verso il corpo rilassato dell’uomo.
Ora Mark era solo.
Sopra di lui cominciavano a brillare le prime stelle della sera. Attorno a lui non si udivano più rumori, solo lo sciabordio delle onde accompagnava i voli pindarici di Mark.
L’uomo chiuse gli occhi e rimase ad ascoltare. Tutto sembrava perfetto, immacolato, paradisiaco.
I suoni diventarono melodie, musiche composte dai migliori artisti mai esistiti. Le onde, la natura, il cuore dell’uomo, tutto sembrava sincronizzato in una sinfonia mai udita prima, diretta da madre natura. Solo poche persone al mondo riuscivano ancora a comprendere il piacere che poteva donare la semplicità degli elementi. 
Mark rimase molto tempo disteso, da solo, a godere di quell’universo riscoperto quando un passo leggero sulla sabbia cominciò a turbare le proprie percezioni.
Il movimento ritmato di due gambe sulla sabbia arrivava chiaramente ai sensi ammaliati dell’uomo. Il rumore si avvicinava sempre di più, sempre più lentamente, fino a fermarsi del tutto.
Mark aprì gli occhi e sorrise a chi gli si parava di fronte.
Era una donna, vestita di un costume intero, nero come la notte, che metteva in evidenza la vita longilinea del suo corpo. Il volto della donna sorrideva mentre una sua mano tentava di domare i capelli agitati dal vento «Salve», disse «mi posso sedere accanto a lei?».
Mark annuì senza fiatare.
La donna si sedette. I suoi capelli erano scuri, lunghi oltre le spalle dorate dal sole. I suoi occhi erano profondi come il mare che faceva da sfondo alla scena. 
Gli occhi dell’uomo osservarono senza timidezza il corpo della donna. Lei rimase indifferente, era abituata a quel trattamento da parte degli uomini. 
La donna non era certo prosperosa. Il suo corpo era in forma, snello, lungo e fluido nei movimenti. Le braccia sottili sottolineavano la preparazione atletica di quel fisico femminile. La muscolatura appariva con timidezza nei bicipiti e sulle cosce. Il seno di piccole dimensioni lasciava libera l’attenzione dell’uomo verso il resto del corpo. Mark sorrise allo sguardo della donna.
I preliminari sembravano conclusi. Lei si era lasciata esaminare come fosse sotto l’osservazione di un predatore feroce e ora non era più disposta a concedere altri privilegi all’uomo. Le sue mani si portarono dietro alla nuca per legare i capelli «Lei viene spesso qui?», chiese.
Mark si alzò a sedere «Sì. Amo la spiaggia in queste ore».
«Cosa ci trova di bello? Il sole è ormai calato, è freddo e non c’è nessuno, a parte lei».
«È questo il bello. L’aria fresca sulla pelle. Il tramonto, la sensazione di solitudine. È meravigliosa questa spiaggia».
La ragazza si guardò attorno e sorrise «Lei è forse un romantico?».
«Perché mi sta facendo tutte queste domande?», ribatté Mark.
«Mi scusi», disse la donna «sono una giornalista e sono talmente abituata a fare domande che non riesco più a colloquiare senza inserire dei punti interrogativi nelle mie frasi».



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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