domenica 4 ottobre 2015

Cometa (Incipit) - #ebook

Glauco Silvestri
«È laggiù che vivono gli dèi, Padre?».
Davanti agli occhi di Juno brillava una piccola palla di colore azzurro. Le dita esili del ragazzo la indicavano con curiosità, mentre lei galleggiava con leggerezza, fiera e unica, nel suo lento cammino attorno alla propria stella. La luce riflessa del pianeta giungeva sino al suolo ghiacciato del crepaccio su cui sedeva il ragazzo. Le alte montagne di Gru, che si alzavano poderose sull’orizzonte, si tingevano di verde smeraldo, lasciando intravedere il vapore che abbandonava la superficie. Da quelle montagne nasceva la lunga coda di Rurh. Era l’immemorabile legame tra cielo e terra, il più grande tributo che la sua casa donava a madre natura. Juno sapeva che, un giorno, la lunga coda avrebbe consumato il suo mondo fino alla morte. Quello sarebbe stato il giorno del giudizio, dove tutte le anime sarebbero state condotte di fronte agli dèi, per essere giudicate, e, solo quelle meritevoli, avrebbero continuato la loro esistenza su di un nuovo mondo. La coda di Rurh era stata scoperta dagli anziani, in un'epoca immemore, al momento in cui la loro terra aveva iniziato il lungo viaggio verso gli dèi. Ogni giorno, la coda, cedeva allo spazio profondo migliaia di tonnellate di ghiaccio, acqua, e gas. Il suolo del loro mondo si riduceva velocemente. In poche generazioni si era dimezzato di un terzo e il viaggio sembrava non terminare mai. In seguito gli uomini di pensiero avevano capito che il loro destino era legato alla piccola stella rossa verso cui si dirigeva Krios. Ogni giorno diveniva più grande e, a mano a mano che cresceva, ogni giorno la coda di Rurh si faceva più evidente.
Poi accadde l’inevitabile. A poca distanza dalla massiccia catena di Gru, l’anziano Saha vide per la prima volta la coda d’aria. Essa era più debole ma molto più pericolosa. Il consiglio dei Dieci decise di chiamare quella coda con il nome della divinità più temuta. Humo, il dio della morte, cominciò a prendersi l’aria e il cibo del piccolo mondo vagante. La coda di Humo cominciò a sollevarsi al termine dell'undicesima generazione, nello stesso periodo in cui il pianeta azzurro era entrato nella volta celeste.
«Sì, figliolo», disse il padre. 
Hammon stava in piedi, a pochi passi dalle spalle del figlio. Teneva tra le mani la grossa lancia di cristallo e fissava con occhi gelidi la piccola sfera all’orizzonte.
Juno era nato nello stesso anno in cui la terra azzurra aveva fatto capolino sopra l’orizzonte. Era stato l’unico figlio dell'undicesima generazione ad avere un lignaggio nobile. Sin dai primi giorni era stato addestrato nell’arte della spada e nella conoscenza degli elementi. Doveva essere lui il nuovo capo. Gli anziani lo indicavano come il predestinato, l’ultimo signore di Krios, il sovrano che avrebbe dovuto conoscere gli dèi e che avrebbe dovuto giudicare le anime dei suoi pari.
«Figlio», annunciò Hammon, con voce fiera «domani sarà il giorno della tua incoronazione».
Juno annui rispettoso.
«Dovrai combattere con i demoni per meritare lo scettro».
Gli occhi del padre erano lucidi di lacrime. Il suo cuore batteva forte per l’impresa che spettava al figlio. Presto avrebbe combattuto contro Humo e il suo valore avrebbe eclissato quello del padre.
«È cessato il mio tempo», disse Hammon con la voce rotta dai sentimenti «I vecchi devono lasciare la strada ai giovani. Humo pretende già da molto tempo il mio riposo ed è ora che io glielo conceda».
«Padre», sussurro Juno «non è ancora il tempo...».
«No», disse la voce dura di Hammon «troppe stelle sono passate sopra al mio trono. Devo lasciare il regno nelle mani di qualcuno che abbia le capacità per condurre il popolo verso la retta via».
Gli occhi di Juno si riempirono di lacrime «Non voglio perderti, grande Hammon».
«Devi, figlio mio», disse rabbioso Hammon «Prendi la tua spada e combatti».
Le forti braccia del padre impugnarono saldamente la lancia di cristallo. Le gambe si disposero nella miglior posa per mantenere l’equilibrio mentre il possente petto ambrato diventava luminescente «Dimostra di essere degno del trono».
Juno si alzò da terra, scrollandosi di dosso le piccole scaglie trasparenti del ghiaccio polverizzato «Non voglio combattere, Padre».



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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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