giovedì 27 agosto 2015

Da #Cimabue a #Morandi

Glauco Silvestri
L'eloquenza, la capacità istrionica di guidare gli appassionati lungo un percorso artistico, le competenze, di Vittorio Sgarbi sono innegabili, così come è innegabile il suo carattere forte ed esuberante. Questi ingredienti, a mio parere, rendono le mostre da lui organizzate molto più interessanti, e brillanti, rispetto a quelle organizzate da moltissimi - comunque valevoli - esperti d'arte. 
L'esposizione di cui mi appresto a parlare è, per certi versi, sorta in risposta a una polemica nata tempo fa con l'arrivo a Bologna de La ragazza dall'orecchino di Perla, e più in generale, dei capolavori olandesi. Polemica aspra, che ha diviso la città, e forse anche l'intero paese, tra chi la vedeva come Vittorio Sgarbi, e chi invece vedeva nell'arrivo di Vermeer in città come una occasione unica.

Raffaello, Estasi di Santa Cecilia
Occasione unica? Forse lo è stata, visto che si è potuto sfruttare un'opera che è nota a tutti per via del suo coinvolgimento mediatico in un noto libro, e in un altrettanto noto film. 

Però a mio parere Sgarbi aveva/ha sacrosanta ragione nel sollevare il polverone che sollevò, perché la mia cara città ha da parecchio tempo avuto i paraocchi, e il suo sguardo puntato sull'ingombrante Morandi (n.d.r. Giorgio... Non il cantante bolognese Gianni!), dimenticando invece moltissimi e pregiatissimi autori Bolognesi che qui son sempre rimasti nell'ombra, ma che fuori dai confini hanno avuto le loro soddisfazioni e l'apprezzamento che meritano. Senza dimenticare i bolognesi del passato, e soprattutto la nostra Pinacoteca, che raccoglie opere splendide, ma che è poco valorizzata, davvero poco valorizzata.
Ecco... 
Questa esposizione serve a ricordare ai bolognesi che non c'è bisogno di un olandese per parlare di arte in città, che Bologna ha prodotto, e produce tutt'ora, artisti di calibro, e che nulla ha da invidiare, ma piuttosto avrebbe persino da insegnare. 

Annibale Carracci, Venere e Satiro con due Amorini
E' una fenice che risorge dalle sue ceneri, per certi versi, e ringrazio Sgarbi per la sua insistenza, caparbietà, e forza, nel volere una esposizione bolognese a Bologna, che oggi si dimentica troppo spesso di ciò che è stato, di ciò che è, e che preferisce guardare fuori dalle mura, piuttosto che scoprire ciò che può offrire a sé stessa, e a chi sta fuori dalle mura.
C'era bisogno che l'aeroporto bolognese divenisse uno scalo Ryanair, per scoprire che la nostra città potrebbe essere un ottimo richiamo turistico e artistico? Io penso di no, ma nessuno ha mai valorizzato ciò che doveva essere valorizzato... Per lo meno fino a oggi, e come diceva quello: meglio tardi che mai!  

Nosadella, La Sacra Famiglia
Ma bando alle ciance, Da Cimabue a Morandi ha avuto la sua sede a Palazzo Fava, una costruzione stupenda, con affreschi meravigliosi realizzati dal Carracci, pittore bolognese che ha fatto scuola, e che compare - giustamente - tra i protagonisti dell'esposizione. Tre piani, diverse sale, un centinaio - contate a spanne - di opere di altissimo valore, nomi altisonanti, nomi meno noti, nomi dimenticati, come i più recenti Protti, Cremonini, e Romagnoli, che hanno dovuto competere con Morandi, e che a mio modestissimo parere valgono molto di più, del più famoso bolognese... Non a caso in passato ho parlato di alcune loro raccolte, qui sul blog, ma mai ho parlato di Morandi.
Ogni sala è organizzata in modo da avere un'opera principe, e una schiera di opere coetanee concorrenti, provenienti da autori della stessa scuola, e altri provenienti da scuole concorrenti.

Fonte ispiratrice è Roberto Longhi, e a lui è dedicata, a ottant’anni dalla sua celebre lezione all’Università di Bologna (1934) sulla grande tradizione artistica della città.
I nomi, e le opere che troviamo all'esposizione partono, ovviamente da Cimabue, proseguono con Niccolò dell’Arca, Vitale da Bologna, il Parmigianino, i Carracci - tra cui Annibale, il più bravo della famiglia - c'è guido Guido Reni - che adoro - e il Guercino; non manca ovviamente Donato Creti, da lui si va verso Antonio Canova, passando poi per i dimenticati che ho citato prima, e giungendo a Lucio Fontana, Arturo Martini, e ovviamente Giorgio Morandi.

Morandi, Natura Morta
E' una apoteosi di opere stupende, da ammirare senza fine, che incantano. Gli stili seguono i percorsi storici che tutti conosciamo, ma lo fanno con 'il muso duro degli emiliani', e così ecco che possiamo ammirare opere dove si vuole andare oltre al conformismo dell'epoca, e dire la propria, mostrare Maria che stende i panni mentre Giuseppe la aiuta, o addirittura l'opera di Nosadella, che ritrae un Giuseppe disperato perché costretto a doversi confrontare in famiglia con Maria Vergine e il figlio di Dio... 
Una battaglia persa in partenza!


Guido Reni, La caduta dei Giganti
La mostra merita assolutamente, e ormai mancano pochi giorni alla sua chiusura. La audio-guida è un plus interessante, visto che è la registrazione di una visita guidata da Vittorio Sgarbi. La presentazione esposta dall'audio-guida fa rimbalzare da una parete all'altra delle varie sale per seguire l'esposizione del curatore della mostra, ma diverte, oltre che a fornire informazioni davvero interessanti, sia sugli autori, sia sul periodo storico, sia su aneddoti interessanti relativi all'opera stessa. Un plus che per di più è gratuito, per cui vale la pena usufruirne.

Il catalogo costa un botto, su Amazon si risparmiano un paio di euro scarsi rispetto al prenderlo direttamente al museo, ma è davvero ben fatto e merita assolutamente. Mancano un paio di opere, di autori aggiunti all'ultimo momento, perché dipartiti quando già il catalogo era già in stampa. Già... Perché la mostra racconta di artisti che non ci sono più. Raggiunge gli anni 2000, i giorni nostri, pur parlando solo di autori non più in vita. Sarebbe interessante una esposizione di soli Bolognesi ancora in vita...

L'opera più bella? Io adoro guido Reni, per cui non posso che citare la Caduta dei Giganti.

Vi lascio qui sotto un bel video dedicato alla mostra, realizzato da un altro bolognese Doc, Red Ronnie, per il suo RoxyBar. Dura parecchio... Ma merita di essere visto.




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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