giovedì 9 luglio 2015

SpaceStation 76 - #Film #Recensione

Glauco Silvestri
Qualcuno, un giorno, mi ha detto: Non guardare Spacestation 76, fa schifo! 
Proprio così! E chi sono io per non cadere in tentazione? In primis non avevo mai sentito parlare di questo film. Poi è fantascienza. Infine qualcuno l'ha battezzato schifoso. Dovevo assolutamente vederlo!

Siamo sulla stazione orbitante Omega 76. Si tratta di una sorta di autogrill dello spazio, un luogo di sosta dove camionisti spaziali si fermano per darsi una rinfrescata, dormire in un letto comodo, mangiare qualcosa di decente. A bordo della stazione c'è ovviamente, un equipaggio che si occupa della sua manutenzione, e non solo di quello. Il secondo al comando è appena stato promosso, e Jessica è appena giunta per sostituirlo. La famiglia di Jessica è divorziata, così lei non ha mai visto la Terra, passa di stazione in stazione sin da quando era bambina, ma mai ha incontrato un equipaggio come quello della Omega 76.
Il capitano Glenn è depresso, alcolizzato, irascibile, chiuso in sé stesso. Misty e il tecnico Ted vivono una vita matrimoniale sull'onda del Valium. Lei era una pin-up da carta patinata che ha fatto l'errore di fare un figlio (n.d.r. una figlia, Sunshine) con Ted, e si è trovata costretta a seguire l'uomo perché in grado di mantenere lei e la bambina. Sulla stazione Misty si occupa della cucina robotica, sceglie i menù, si occupa dei rifornimenti di cibo. Ted fa la manutenzione di bassa manovalanza. Sunshine è abbandonata a sé stessa. In Ted vede un amico con cui giocare, mentre Misty... be', è una madre mai cresciuta veramente, che non si occupa della bambina, anzi... passa più tempo con l'assistente medico robot che con la sua famiglia, e quando è con la famiglia, è sempre sotto l'effetto del valium. 
Donna e Steve stanno invece per trasferirsi su una stazione orbitale migliore, hanno una figlia, sono il prototipo della famiglia perfetta, lui un vincente, lei una donna appassionata e piena d'amore per la figlia appena nata, e ovviamente sono oggetto di invidia da parte di Misty, che segretamente ha una relazione con Steve, e sogna di potersene andare da Omega 76 e lasciare Ted al suo destino.
L'arrivo di Jessica ovviamente induce alla curiosità. Subito fa amicizia con Sunshine, subito si scontra con il capitano Glenn, che si rifiuta di parlare del predecessore di Jessica e del suo lavoro, subito conquista la simpatia di Ted, e ovviamente, l'antipatia di Misty.
E non molto lontano dalla stazione, una pioggia di meteoriti incrocia la sua traiettoria, e minaccia la sicurezza dell'equipaggio di Omega 76.

Sembra una commedia inglese di parecchi anni fa. Toni pacati, nessuna variazione di livello, tutto molto allineato e freddo... Soprattutto surreale. L'ambientazione carpisce dettagli da Spazio 1999 (l'interno della stazione, il vestiario, il modo di vivere), da Visitors (gli shuttle), da Space Truckers (i camion e i camionisti, ma anche Balle Spaziali). I personaggi sono ben caratterizzati, e tutti costruiti su una struttura che ricorda gli stilemi degli anni 70 inglesi, quando essere gay era motivo di vergogna, quando le donne erano frustrate perché non potevano realizzarsi ed erano costrette a badare alla famiglia, eccetera eccetera eccetera. Jessica, Liv Tyler, è l'elemento disturbante in tutto ciò, in quanto rappresenta la donna in carriera, quella che non può avere figli ma che ha superato il trauma e se ne è fatta una ragione. Bella la figura di Ted, frustrato perché non comprende e non riesce a risolvere i problemi della moglie, che ama tanto la figlia e vorrebbe fare di più per lei, e che coltiva erba nel giardino dell'area ricreativa della stazione, per fumarsela in santa pace quando non ce la fa più.
Ottimo anche Patrick Wilson nella persona del capitano Glenn, uomo tutto d'un pezzo con un grande malessere interiore. Davvero spassosi i suoi inutili tentativi di suicidio...

Alla fine, colui che mi ha suggerito di non vederlo aveva ragione? Be', se cercate un film di fantascienza con i soliti canoni, sì. Altrimenti è un esperimento che meriterebbe una occasione. E' estremamente lento, narrativamente parlando, e gran parte della storia va intuita, interpretata, assorbita, perché non viene raccontata esplicitamente. Però ha un suo perché! Dategli una chance!




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About the Author

Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

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