giovedì 23 aprile 2015

La #Musica, oggi.

Glauco Silvestri
Il primo LP che ho comprato da solo è stato I want it All dei Queen. Un altro LP che ho fermamente voluto, e che ho preso il giorno stesso della sua uscita è stato Siamo solo Noi di Vasco.

Qualche giorno fa c'è stato il Vinyl Day. Su Radio Capital facevano un quiz dedicato al vinile, ai grandi album in vinile, e chi riusciva a rispondere alla domanda posta dal dj, si portava a casa un bel 33 giri da poter ascoltare proprio come ai vecchi tempi.

I vecchi tempi, quelli in cui un album veniva pensato e realizzato per raccontare un progetto, una storia. I tempi in cui il disco andava ascoltato tutto, e non si potevano comprare i singoli brani, al massimo si poteva prendere il 45 giri, dove di brani, comunque, ce n'erano due.

Tra lo ieri e l'oggi c'è davvero un abisso, per quanto il vinile non sia mai veramente morto, e il cd continui a sopravvivere. La musica viene assaporata, pensata, prodotta, in modo molto diverso dall'epoca in cui provengo io.  

Non sto dicendo che ieri era meglio di oggi. Dico solo che è diverso. Soprattutto, è diverso per me. Questo post vuole riflettere su come oggi affronto la musica, e su come invece un tempo lo facevo. E' il rammarico... No, la nostalgia... No, è una constatazione del fatto che i miei 40 anni hanno fatto sì che qualcosa si sia perso per strada.

Ero giovane, per certi versi ero ancora acerbo, e non sapevo bene come esprimere ciò che avevo dentro. Quelle canzoni mi davano quello che mi mancava dal mondo esterno. Sentivo di avere delle potenzialità, di volermi esprimere in un qualche modo, ma i freni inibitori, la situazione, il mio carattere... Mi sentivo frenato. Ascoltavo e riascoltavo I want it All perché io volevo tutto. Ascoltavo Siamo solo Noi perché io mi sentivo come Vasco quando andava a letto tardi e si svegliava con il mal di testa (n.d.r. anche se poi, io, una Vita Spericolata come quella del Blasco non l'ho mai vissuta veramente). Ascoltavo e riascoltavo la colonna sonora di Top Gun perché adoravo i caccia, volevo volare più veloce del suono, volevo sentirmi leggero. Osservavo il mondo scorrere davanti a me, mentre in treno tornavo in caserma durante la naja, e ascoltavo sempre lo stesso album, Camper di Vecchioni, e mettevo sù mille volte Voglio una Donna, fino a consumare la cassetta. Biko dei Simple Minds era il mio canto di rivolta. Così come le mie emozioni esplodevano con le note di Black Velvet di Alannah Myles.

Oggi... Ascolto musica, non solo quella dei miei tempi, ma anche quella di oggi. Spotify mi apre ogni giorno porte sempre interessanti e curiose. Sono attratto dalle nuove proposte, anche se in molti casi percepisco che non si tratta progetti nati autonomamente, ma che son studiati a tavolino dalle case discografiche per attirare i giovani, creare mode, infoltire le folle ai concerti. Del resto ho visto nascere le prime boy band, le prime girl bands, e comunque questo giochetto già esisteva in tempi non sospetti, penso alle Supremes, e ai Jackson Five. Oggi è esplicito, molto più diretto, l'approccio dei discografi nei prodotti musicali. Fortuna che esiste la musica Indie, e fortuna che niente può fermare le passioni giovanili. Ma io... Io non ascolto più la musica come in quegl'anni.

No, non è colpa della musica. E' colpa della vita, dei miei 40 anni, del fatto che probabilmente ho perso qualcosa per strada, e magari ci ho pure guadagnato qualcosa. Ora ascolto la musica, ne valuto l'armonia, il timbro, il testo, ma i significati emotivi non si agganciano più tanto facilmente con i miei stati d'animo. 

L'apprezzo e la ascolto volentieri, ma non mi entra più nel sangue. Questo mi manca. Mi manca perdermi nelle note, mi manca il lasciarmi trascinare dal flusso... Mi manca il riconoscermi in qualcosa che viene da fuori di me, e che non viene fuori da me.

E' cambiato tutto.  

E' come se fossi sceso dal treno, e che il treno sia partito lasciandomi sulla banchina. Chissà... E' strano, proprio ora che finalmente ho coronato il desiderio tanto agognato di strimpellare una chitarra, proprio ora che posso fare, non sento più quella scintilla, non riesco più a trovarla, neppure immergendomi completamente nel puro silenzio di un brano musicale perfetto.


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Glauco Silvestri / Author & Editor

Vivo a Bologna. Vivo per le mie passioni. Scrivo, leggo, amo camminare. Adoro il cinema, amo tantissimo le montagne. Sono cresciuto a suon di cartoni di Go Nagai e Miyazaki.
Mi guadagno da vivere grazie all'elettronica. Lavoro nella domotica, e nell'illuminazione d'emergenza, per una grossa azienda italiana. Ci occupiamo di sicurezza, salute, emergenza... ma anche di energia pulita. Il mio sogno sarebbe vivere grazie ai miei libri, ai miei disegni, alle mie fotografie... Ma onestamente, suppongo di essere più bravo nel mio attuale lavoro. Ciò non significa che io rinunci a provare, tutt'altro, faccio di tutto per migliorare, crescere, ottenere il meglio che posso nei miei lavori, che siano racconti, digital painting, fotografie...
Ovviamente, oltre a ciò, sono anche un blogger, ma se state leggendo questa breve nota, vuol dire che già lo sapete.

2 commenti:

  1. Ti capisco, Glauco.
    Soprattutto su come la fruizione di una cosa – irrinunciabile, almeno per me – come la musica sia destinata a cambiare col tempo, con l'età.
    Io non riesco a lavorare senza musica di sottofondo, tipo.
    E se guido lo scooter, spesso, anche se non sempre, mi porto liPod sotto il casco.
    Ci sono pochi pezzi che mi mandano in orbita, ma ancora ce ne sono.
    Spero di vaerne sempre, ed è un augurio che faccio anche a te. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo spero... Di sicuro è un periodo in cui la musica rimbalza senza lasciare segni evidenti. Chissà...

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